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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Alessandro Maggiolini » Oggi l’Appello per don Mauro

Oggi l’Appello per don Mauro

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Aprile 2010
in Lombardia
Reading Time: 6 mins read
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Il processo L’ex parroco di Laglio è stato condannato a otto anni in primo grado
Il sacerdote è accusato di violenza sessuale su un ragazzo

Si apre oggi davanti alla Corte d’Appello di Milano il processo di secondo grado a don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio, già condannato dai giudici di Como a otto anni per violenza sessuale su un ragazzo minorenne all’epoca dei fatti.

Il sacerdote, dopo essere stato spostato a Colico dall’allora vescovo Alessandro Maggiolini, in seguito alla condanna di Como è stato poi rimosso dall’attuale vescovo Diego Coletti.

http://www.corrierecomo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=15206&catid=14:prima-pagina

EX PARROCO LAGLIO: “NON SONO COME PRETI PEDOFILI” «Non voglio essere paragonato ai preti pedofili, ma non ho paura della condanna, non ho paura di essere condannato per ciò che non ho fatto; esiste un altro giudice di cui bisogna avere paura». Così don Mauro Stefanoni, 41 anni ex parroco di Laglio (Como) nel corso delle sue dichiarazioni spontaneee che ha fatto nell’udienza davanti alla prima corte di Appello di Milano dove è alla sbarra per i reati di violenza sessuale aggravata. In primo grado don Mauro, venne condannato a otto anni di reclusione il 29 maggio dello scorso anno dal Tribunale di Como. Il sacerdote è accusato di aver abusato sessualmente in un ragazzo affetto da disabilità mentale, all’epoca quindicenne, a lui affidato e che frequentava l’oratorio della parrocchia del paese celebre perchè l’attore George Cooney ha comprato una villa sul lago. L’udienza è stata aggiornata per la replica delle difese al 4 giugno prossimo, quando presumibilmente ci sarà la sentenza. Il pg Piero De Petris ha chiesto la conferma della condanna di primo grado: otto anni di reclusione. Don Mauro, maglione blu su un paio di pantaloni grigi, si è rivolto alla Corte spiegando di essere innocente e ricordando ai giudici l’esito di una perizia medica che dimostrerebbe la impossibilitàper il sacerdote ad avere rapporti sessuali. «È stato come se avessi affrontato i tre stadi di una malattia quando questa storia mi è caduta addosso -ha detto il sacerdote – la prima fase è l’incredulità, la seconda è la rabbia, la terza la rassegnazione. Ma come fa un cittadino normale a dimostrare la sua innocenza? Come fa? Che strumenti ha per dimostrare la sua innocenza? l’unica cosa che mi è rimasta è l’orgoglio,una fiammella ancora accesa che mi fa dire che io non sono come i preti pedofili».

http://www.leggo.it/articolo.php?id=58068

22 Aprile 2010
18.25 PEDOPORCI: DON MAURO TORNA DAI GIUDICI LAGLIO

Don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio e Brienno condannato a otto anni di galera il 29 maggio del 2008 domani dovrebbe tornare davanti ai Giudici. È fissato, infatti, in Corte d’Appello di Milano il processo di secondo grado voluto dallo stesso religioso che non ha mai accettato quella condanna tantomeno l’accusa di essere, detta terra a terra, un porco. La vicenda è ben scandalosa nota anche per i colpevoli silenzi della Curia comasca che, anzi, si schierò addirittura contro anche e soprattutto la nostra redazione che ‘osò’ a suo tempo dare notizia dell’arresto del prete quando un mercoledì fu prelevato dalla Squadra Mobile di Como durante un pranzo di nozze e sbattuto dentro con l’accusa di violenze sessuali ai danni di un ragazzino, all’epoca 14enne, con lievi difficoltà mentali fu un processo contorto con anche la drammatica testimonianza della stessa vittima. La linea difensiva era quella di un complotto ordito ai suoi danni dai famigliari del ragazzino perché aveva ‘innovato’ l’oratorio di Laglio mettendo internet e uno schermo tv con abbonamento pay tv per le partite. Questo, stando al don presunto porco, comprometteva gli affari del bar di alcuni parenti del ragazzino. Don presunto porco disse addirittura che Laglio era un paese di ubriaconi.
Dopo la condanna di primo grado denunciò trenta persone per falsa testimonianza, in pratica tutti i testimoni della difesa a suo avviso raccontarono balle: Da chi ha svolto le indagini su disposizione della Procura, come gli agenti della squadra mobile della Questura, ai genitori e agli amici più stretti della vittima. Don Mauro, assistito dai suoi avvocati Don Mauro rimase per un certo periodo agli arresti domiciliari dai genitori a Cantù e poi l’allora Vescovo di Como, Alessandro Maggiolini, lo mandò come coaudiutore all’oratorio di Colico, paese dell’Alto Lario lecchese che alla notizia si incazzò di brutto con Vescovo Alex che a sua volta si incazzò con Nadirpress per aver osato ancora una volta sollevare la questione che lui sperava finisse in dimenticatoio. In realtà la cosa esplose in modo virulento nelle cronache nazionali e Vescovo Alex finì sotto inchiesta per favoreggiamento insieme a Monsignor Enrico Bedetti e Monsignor Oscar Cantoni, attuale Vescovo a Crema: in sostanza avevano, sicuramente un ‘buonissima fede’ fatto in modo che don presunto porco, venisse a conoscenza delle indagini prima che gli fosse notificato l’avviso di garanzia. Le intercettazioni fecero capire che si rischiava l’inquinamento delle prove e il sostituto procuratore Maria Vittoria Isella ottenne l’ordinanza di sbattetelo dentro. Don Mauro, dunque, domani dovrebbe tornare sul banco degli imputati. Perlomeno è fissata la prima udienza insieme a tante altre e bisogna vedere se ci sarà il tempo necessario per aprire il dibattimento. Già fissate diverse udienze. I motivi d’appello sono contenuti in un memoriale di oltre 300 pagine. La sentenza di condanna in primo grado fu pronunciata attorno alle 13.30 del 29 maggio di due anni fa dal Collegio giudicante presieduto da Alessandro Bianchi. Lui non era presente. C’erano i suoi avvocati, Guido Bomparola e Massimo Martinelli. “Siamo sicuri che in Appello sarà confermata la sentenza l’avvocato di parte civile che assiste il ragazzo e i famigliari, Nuccia Quattrone L’inchiesta su don Mauro e i suoi presunti abusi di natura sessuale è partita nel 2005. Adesso don Mauro svolge attività d’altro genere in un ufficio a Como dopo che Vescovo Coletti, ben più prudente del predecessore, ha preferito sospenderlo in attesa di sentenza definitiva. Una volta arrivata quella, per don Mauro si aprirà il processo canonico che dovrà stabilire se ancora degno di indossare l’abito religioso

Pedofilia, ex parroco di Laglio a processo: “Sono innocente”

Don Mauro condannato a 8 anni di reclusione in primo grado per violenza sessuale aggravata su un minorenne con un deficit mentale, rende dichiarazioni spontanee in Corte d’Appello a Milano e respinge le accuse

Milano, 23 aprile 2010 – “Non voglio essere comparato ai preti chi si sono macchiati di pedofilia. Io sono innocente”. Don Mauro Stefanoni, 41 anni, l’ex parroco di Laglio, in provincia di Como, condannato a 8 anni di reclusione in primo grado per violenza sessuale aggravata su un minorenne con un deficit mentale, rende dichiarazioni spontanee al processo d’appello e respinge le accuse.

Maglione blu su pantaloni grigi, Don Mauro racconta, talora con voce incerta, il suo stato d’animo di fronte a quella che definisce una “spiacevole storia che mi ha travolto”. “È stato come se mi avessero diagnosticato una malattia – dice il parroco sospeso dalla Curia di Como – all’inizio ho provato incredulità, poi rabbia e adesso rassegnazione. La fiammella di orgoglio che ancora ho dentro è per chi mi vuole bene. Anche ieri sera, ho ricevuto tanti sms da parte di chi continua a seguirmi”.

Il prete è accusato di aver abusato di un suo parrocchiano di 15 anni dall’agosto del 2003 al 21 ottobre 2004. «Come può difendersi una persona che non ha strumenti per farlo? Perchè cercare una verità giudiziaria quando la verità vera è così palese? – si domanda Don Stefanoni, che poi aggiunge: «Non ho paura di essere condannato perché l’ho sempre detto ai miei parrocchiani che alla fine esiste un giudice».

Prima delle dichiarazioni, il pg Piero De Petris aveva svolto la requisitoria chiedendo la conferma degli otto anni di carcere inflitti il 29 maggio del 2008 dal Tribunale di Como. Il rappresentante dell’accusa ha parlato di “reiterazione” e “gravità dei fatti”, sottolineando che sono stati commessi su una persona che, anche a causa della sua disabilità, non aveva strumenti per difendersi. I legali di parte civile hanno ricordato che il ragazzino vittima degli abusi, “spontaneo, gentile, e bisognoso di tanto affetto” aveva mentalmente otto anni e non quindici. Nella prossima udienza fissata al 4 giugno spazio alle difese e poi sentenza.

Fonte Agi

Don Mauro in appello per ribaltare gli otto anni per la violenza
giovedì 22 aprile 2010

Da domani a Milano tocca a don Mauro Stefanoni, ex parroco di Laglio, condannato in primo grado a Como ad otto anni per violenza sessuale su un ragazzino minorenne. Il via del processo bis è in programma per venerdì mattina davanti ad un collegio composto da tre donne. Saranno loro a giudicare il comportamento del religioso che da parte sua ha sempre respinto con forza e sdegno tutte le accuse rivolte dalla Procura lariana. I suoi legali sono pronti a dare battaglia per cercare di dimostrare la sua estraneità delle pesanti accuse.

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Don Mauro, intanto, ha lasciato la Curia ed è andato a lavorare in un ufficio a Como. Dopo l’appello a Milano, per l’ex parroco di Laglio si aprirà un’altra parentesi importante: il processo canonico per decidere il suo futuro nella Diocesi lariana. Attualmente è sospeso.

http://www.ciaocomo.it/index.php?option=com_content&task=view&id=14434

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.