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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il caso veronese – I RACCONTI A «MI MANDA RAI tRE». MONSIGNOR FASANI: VA FATTA CHIAREZZA

Il caso veronese – I RACCONTI A «MI MANDA RAI tRE». MONSIGNOR FASANI: VA FATTA CHIAREZZA

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Marzo 2010
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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Il caso veronese – I RACCONTI A «MI MANDA RAI tRE». MONSIGNOR FASANI: VA FATTA CHIAREZZA

VERONA — Un anno e due mesi. Dopo altri venticinque anni. «All’inizio è stato un fraintendimento. A botta calda abbiamo avuto delle perplessità, pensando alle questioni logistico- patrimoniali che erano state tirate in ballo. Poi abbiamo capito davvero». Monsignor Bruno Fasani, ieri sera a «Mi manda RaiTre», ha provato – durante la pubblicità – a stringere la mano alle tre persone che aveva davanti. Ma Alessandro, Gianni e Dario quel gesto non lo hanno accettato. «Vogliamo la giustizia», ha detto Dario con la sua voce roca, con le parole che non conoscono le consonanti. Perchè Alessandro, Gianni e Dario la loro voce non l’hanno mai ascoltata. E non la sanno modulare. Sono sordi, Alessandro, Gianni e Dario. E ieri sono andati in quella televisione che per loro altro non è che un contenitore di immagini. Ci hanno messo la faccia, Alessandro, Gianni e Dario, E non è poco per chi vive in una città che per certe faccende sa essere un paese, come Verona.

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Sono andati in tivù, loro tre. Tre dei 67 alunni dell’istituto per sordi Antonio Provolo che avrebbero subìto violenze sessuali di ogni genere, dagli anni Cinquanta fino al 1984, da parte di religiosi e laici che in quella struttura lavoravano e vivevano. Ci sono volute proprio quelle che don Fasani ieri sera ha definito più volte «questioni logistico-patrimoniali» per portare a galla quello che – se venisse provato – sarebbe il più imponente scandalo che ha coinvolto la Chiesa in Italia. Ha aperto, insolitamente, con una «copertina», la trasmissione di Andrea Vianello. Una «copertina » in cui si raccontava del caso «inquietante nella somiglianza » che in questi giorni sta scoppiando come un bubbone in America e che racconta sempre di abusi sessuali da parte di religiosi in un istituto per sordi. Ma quello del Provolo è un caso «madre». Quasi 40 anni di violenze, perpetrate da 25 dei 26 insegnanti dell’epoca. Alessandro, Dario e Gianni hanno ripetuto la storia che già avevano raccontato ai giornali, in particolare a L’Espresso che aveva sollevato il caso oltre un anno fa.

I loro nomi erano già conosciuti. Alessandro Vantini, Dario Laiti, Gianni Bisoli. Adesso sono dei pensionati. I loro racconti sono brevi. E assolutamente crudi. «Sono diventato sordo a 8 anni – ha raccontato Gianni – A nove sono arrivato al Provolo e tre mesi dopo sono iniziate le violenze. Sono stato sodomizzato da don Arrigo, don Rino, don Alcide, don Nicola, don Giovanni, don Giuseppe, fratel Erminio…». Un rosario di una decina di nomi. E di quel «don Giuseppe» il cognome lo fece proprio il vescovo Zenti, in una conferenza stampa del 23 gennaio 2009. «Tirare in ballo il nome di un mio predecessore – disse allora – di monsignor Giuseppe Carraro, era una cosa che non si doveva fare». In realtà la fece lui. Ma i racconti fatti da Gianni su quel monsignore definito il «pupillo di Paolo VI» e per il quale è in corso una causa di beatificazione, sono ben diversi. «Mi ha sodomizzato e ha preteso dei giochi sessuali », ha detto ieri davanti alle telecamere. Gli stessi racconti pieni di miasmi fatti da Alessandro e Dario. «Una vergogna che non ha senso di esistere », l’ha definita Paolo Tessadri, il giornalista de L’Espresso che ha raccolto le testimonianze. Don Fasani ha provato a spiegare che la curia non è intervenuta prima perchè non conosceva i «nomi degli abusati nè degli abusanti». Eppure i nomi circolano da oltre un anno, anche sui giornali esteri. «La nostra unica preoccupazione – ha detto – è quella di acclarare la verità. E’ fondamentale fare chiarezza». Ma Alessandro, Gianni e Dario ieri sera hanno chiesto qualcosa di più. Per loro la chiarezza c’è già, chiedono giustizia. Chiedono che quei sette preti che ancora vivono al Provolo, che nel frattempo ha totalmente cambiato «gestione», vengano allontanati, anche se da anni non hanno più contatti con i ragazzi. «Non diamo – ha replicato don Fasani – per scontato che siano dei pedofili». Uno di loro, un «fratello», che fino allo scorso maggio viveva all’istituto, quegli abusi li aveva ammessi mesi fa. E don Fasani, come contraltare, ha provato una sorta di coupe de theatre, con il «pentimento» di uno di quei 15 sordi che aveva denunciato abusi. «Ho copiato una storia che mi era stata preparata », recita la deposizione portata dal portavoce della curia. La stessa deposizione in cui si conferma che «ci sono stati dei toccamenti».

Lo stesso don Fasani che a un certo punto ha detto: «La situazione ci è sfuggita di mano a tutti quanti…». Dopo trent’anni e la bora dello scandalo che soffia sulla Chiesa, per Alessandro, Gianni e Dario non è comunque abbastanza.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Angiola Petronio
27 marzo 2010

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/27-marzo-2010/abusi-provolo-vogliamo-giustizia-rifiutano-mano-prete-curia-1602729062393.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.