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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia nell’istituto religioso Bufera dopo le accuse in tivù

Pedofilia nell’istituto religioso Bufera dopo le accuse in tivù

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Marzo 2010
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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ABUSI. Polemiche dopo la testimonianza di tre sordomuti che hanno frequentato il Provolo negli anni Sessanta
Molte le telefonate di persone che volevano contattare l’associazione degli ex allievi L’Avvenire: «Contenzioso di tipo patrimoniale». El Pais titola: «Inferno a Verona»

  • 28/03/2010

Le testimonianze delle vittime durante la trasmissione «Mi manda RaiTre»

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Hanno suscitato enorme impressione in città le choccanti testimonianze di tre ex allievi dell’istituto Antonio Provolo mandate in onda l’altra sera dalla trasmissione televisiva Mi manda Raitre. A riaccendere l’attenzione sulla vicenda è stato il fatto che per la prima volta alcune delle 67 persone – e 15 di loro l’hanno messo per iscritto – che hanno denunciato, a distanza di molti anni dai fatti, gli abusi che avrebbero subito da religiosi dell’istituto per sordomuti hanno accettato di comparire apertamente, con i loro volti e i loro nomi. E le loro rivelazioni, in un momento in cui i riflettori dell’opinione pubblica internazionale sono puntati sullo scandalo della pedofilia in ambienti ecclesiastici, hanno fatto il giro del mondo.
«Durante la trasmissione, a quanto mi ha riferito il conduttore Andrea Vianello, sono arrivate moltissime telefonate, anche da Verona, di gente interessata a contattarci», afferma Marco Lodi Rizzini, l’avvocato che segue l’associazione degli ex allievi dell’istituto Provolo. E «molte adesioni», assicura, sono già arrivate al convegno che le associazioni dei familiari e delle vittime di abusi sessuali stanno organizzando per il 25 settembre a Verona. «L’assessore comunale Stefano Bertacco», fa sapere, «ci ha assicurato che se possibile potremo avere a disposizione la Gran Guardia, ma l’obiettivo è fare rete con le associazioni americane che stanno lottando affinché certi crimini non si ripetano più e la nostra, ribadisco, non è una battaglia contro la Chiesa ma contro comportamenti aberranti dal punto di vista etico, ho visto persone di 60 anni piangere nel raccontarmi ciò che hanno sofferto, nel dirmi di aver rinunciato ad avere figli per paura di mettere al mondo bimbi sordi che avrebbero potuto subire le stesse violenze fisiche e psichiche».
In una pausa della trasmissione i tre ex allievi del Provolo si sono rifiutati di stringere la mano al portavoce della Curia monsignor Bruno Fasani, intervenuto a difesa dell’operato della diocesi scaligera, e a telecamere spente nei corridoi della Rai ci sarebbero stati anche momenti di tensione. Il sacerdote si era detto «commosso» nel trovarsi di fronte i loro volti e aveva offerto la «massima disponibilità ad accertare la verità». Ma gli altri erano stati irremovibili: «Prima vogliamo giustizia». Ricucire non sarà facile. «Troppi fraintendimenti e la cosa è sfuggita di mano a tutti», aveva ammesso Fasani. «Siamo stati accusati», commenta Rizzini, «di aver falsificato le dichiarazioni delle vittime, di essere dei ricattatori. Al monsignore, nel salutarlo, ho detto “il suo è un compito difficile”».
Di «processo solo mediatico», intanto, parla il quotidiano cattolico Avvenire che torna ad affermare che «sullo sfondo della vicenda c’è un contenzioso di tipo patrimoniale». Si legge: «Era il gennaio 2009 quando il vescovo Giuseppe Zenti, di fronte alle gravissime accuse di pedofilia lanciate contro l’Istituto Provolo e la Congregazione Compagnia di Maria, chiedeva una denuncia vera e circostanziata». E aggiunge: «Sono passati un anno e due mesi, ma di quella denuncia ancora nulla, al punto che il procuratore capo, Giulio Schinaia, ha dichiarato di non poter procedere. Il processo mediatico, invece, è scattato subito, senza alcun riscontro». Secondo il giornale dei vescovi «tanti sono i fatti incredibili» e fra questi mette la circostanza che al Provolo ci siano stati «25 pedofili su 28 religiosi, senza che un solo racconto sia mai trapelato tra le famiglie o tra i bambini stessi». E conclude: «Solo ieri sera tre degli accusatori hanno presentato il loro volto e la loro identità. Un primo passo, si spera, verso un chiaro accertamento delle posizioni».
Il giornale spagnolo El Paìs, invece, titola «El infierno en Verona». Nell’articolo si parla di «spaventoso caso di abusi massicci contro bambini sordomuti, molto simile a quello denunciato in Wisconsin», dipingendolo come lo «scandalo più grave di pederastia clericale conosciuto in Italia».E.S.

http://www.larena.it/stories/Cronaca/139234__pedofilia_nellistituto_religioso_bufera_dopo_le_accuse_in_tiv/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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