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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Biella » Novate di Merate: abusati ospiti della “Casa del giovane“. Al Parroco 4 anni e 8 mesi di carcere per omesso controllo

Novate di Merate: abusati ospiti della “Casa del giovane“. Al Parroco 4 anni e 8 mesi di carcere per omesso controllo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
31 Maggio 2006
in Lombardia
Reading Time: 2 mins read
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Monsignor Renzo Cavallini, parroco di Novate, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione dalla quinta sezione penale di Milano per omesso controllo nella comunità “La casa del giovane” dove sarebbero avvenuti abusi su alcuni ospiti compiuti dall’allora direttore Massimiliano Azzolini.

Difeso dagli avvocati della Curia, che avevano chiesto il rito abbreviato, il religioso è stato condannato dal gup milanese Enrico Manzi dopo che il pubblico ministero Isidoro Palma aveva chiesto una pena di due anni e sei mesi.

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4 anni e 8 mesi anche a Massimiliano Azzolini con un’accusa più infamante: violenza sessuale e violenza privata ai danni di due giovani extracomunitari ospiti del centro. I capi di imputazione erano tre, ma solo di due il religioso e il direttore sono stati ritenuti responsabili.

Per il terzo lo stesso PM aveva chiesto e ottenuto l’assoluzione. I fatti contestati risalgono al 2000. Responsabile della comunità di accoglienza per ragazzi disagiati, con problemi di droga e violenza alle spalle, il religioso secondo l’accusa avrebbe omesso di intervenire mentre all’interno dell’istituto si sarebbero compiuti tali abusi.

Azzolini è stato condannato invece per aver compiuto violenze sessuali ripetute su un maggiorenne albanese e in un altro, secondo quanto raccontato dalla vittima, di avere costretto a fare una doccia, sotto i suoi occhi e la minaccia di un cane daguardia, un minorenne di origini marocchine. Fatti che, secondo quanto riferito dal parroco di Novate – che tuttavia al momento preferisce non rilasciare dichiarazioni – non sarebbero accaduti. Gli avvocati difensori della Curia, che da gennaio dello scorso anno si stanno occupando del caso, avevano chiesto il rito abbreviato per il religioso che, da un anno circa, è stato nominato parroco nella comunità di Novate Brianza.

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La questione, assai delicata, era nota solamente in pochi ambienti ecclesiastici e solo lo stesso Cardinale Dionigi Tettamanzi ne era a conoscenza. L’accusa, infatti, per il sacerdote risulta un “atto dovuto” poiché al tempo dei fatti Monsignor Renzo Cavallini era responsabile, quindi anche penalmente, della “Casa del giovane” e di ciò che avveniva all’interno. Il religioso, stimatissimo per via dei suoi incarichi fra cui diverse cause di beatificazione (Don Gnocchi, i marchesi Faletti di Barolo,…) è stato raggiunto dalla notizia mentre si trovava nella sua abitazione di Via Cerri a Novate e, come dicevamo, al momento ha preferito non commentare l’accaduto. E’ probabile che gli avvocati proporranno ricorso in appello contro la sentenza.

Luisa Biella

Fonte: http://www.merateonline.it

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.