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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Bergamo » Ragazzino scappò di casa per don Desio

Ragazzino scappò di casa per don Desio

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Aprile 2014
in Emilia Romagna
Reading Time: 2 mins read
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 Da una città del Veneto, l’adolescente aveva raggiunto di nascosto dai genitori la canonica di Casalborsetti per essere ospitato dal sacerdote: a trovarlo e a riconsegnarlo alla madre erano stati i Servizi sociali

 CASALBORSETTI – Era accaduto qualche mese fa. La denuncia della scomparsa di un ragazzino da parte dei genitori era arrivata da una provincia del Veneto (finora mai emersa) a Ravenna. I Servizi sociali del comune bizantino lo avevano rintracciato proprio a Casalborsetti. Dove? Affidato a Don Giovanni Desio. Quando di preciso non è dato saperlo trattandosi di un caso che riguarda un minorenne. Fatto sta che nei registri dell’Asp (l’azienda servizi alla persona) quell’intervento ‘a lieto fine’ lascia spazio ora a un inquietante interrogativo che potrebbe portare a nuovi approfondimenti. In quei giorni erano stati interessati gli operatori ravennati, i quali avevano provveduto a contattare la madre dell’adolescente per dirle che il figlio si trovava al sicuro. D’altra parte agli occhi dei più il parroco 52enne d’origine milanese non era altro che il sacerdote che da 13 anni guidava la comunità rivierasca; eccentrico e insolito, certo, ma non per questo sospetto. E così gli assistenti sociali avevano seguito la procedura. Avevano allertato la famiglia del ragazzino. La madre era quindi scesa a Casalborsetti per riprendersi il ragazzo. E l’ ‘avvenuta consegna’ era stata opportunamente registrata.

La vicenda si era chiusa lì. Insospettabile, o quasi, almeno prima del 3 marzo,
 quando le indagini della squadra Mobile hanno iniziato a tenere d’occhio abitudini e conversazioni del don con alcuni ragazzini, passando al pettine gli sms e i messaggi di WhatsApp con riferimenti troppo espliciti per essere equivocati. Quel che è successo poi – le intercettazioni finite nel fascicolo aperto dal pm Isabella Cavallari, l’arresto con l’ordinanza del gip Rossella Materia, e le verifiche tuttora in corso degli inquirenti per fare luce sul passato del parroco – è ormai affidato alle pagine della cronaca. E alla luce delle intercettazioni emerse sulla stampa, in questi giorni non sono mancate le segnalazioni in questura da parte di genitori preoccupati, interessati a riferire dettagli rimasti nascosti o a chiarire eventuali dubbi. Anche perchè le indagini, come noto, valicano i confini ravennati. Oltre a Milano, città natale del sacerdote, e a Bergamo, da dove per Pasqua sarebbe dovuto arrivare l’adolescente poi finito nelle intercettazioni, emerge ora la città veneta dove presto potrebbero recarsi gli agenti ravennati per ascoltare il giovane. Una località tra l’altro interessata da una nota rassegna cinematografica, tra le passioni di Don Desio.

Proprio cinema e viaggi (il parroco era stato invitato come giurato al festival argentino di Mar del Plata) potrebbero spiegare l’eterogeneo bacino di conoscenze coltivate da un personaggio non certo convenzionale. Nella canonica, ancora sotto sequestro, i prossimi sopralluoghi del magistrato e della polizia Scientifica esamineranno le innumerevoli videocassette e dvd catalogate alle pareti. Sono già stati sequestrati computer, telefonini, IPad, ma anche palloni, giochi, regali che ora vengono visti sotto una luce diversa. Come quella fuga di casa di qualche mese fa, finita a centinaia di chilometri nella piccola Casalborsetti.

Federico Spadoni
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.