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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il cardinale Pell condannato in Australia a sei anni per abusi

Il cardinale Pell condannato in Australia a sei anni per abusi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Marzo 2019
in World
Reading Time: 5 mins read
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La sentenza in diretta tv: l’ex ministro vaticano dell’Economia dovrà restare in carcere almeno 3 anni e 8 mesi prima di poter chiedere un’eventuale libertà condizionale. Il giudice Kidd: «I suoi crimini odiosi, ma contro di lei un clima da caccia alle streghe»

SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

C’era chi urlava ed applaudiva ma anche chi, con le mani sul volto, piangeva fuori dalla County Court del Victoria alla lettura del giudice Peter Kidd della sentenza contro il cardinale australiano George Pell: sei anni di carcere per abusi sessuali, con la possibilità della condizionale dopo tre anni e otto mesi. Le reazioni della gente sono state contrastanti, come sempre avvenuto lungo questo processo che ha messo sotto torchio per più di due anni l’ex prefetto della Segreteria dell’Economia della Santa Sede, il primo porporato di così alto grado ad essere condannato per reati sessuali su minori.

Lui, bastone in mano, giacca grigia e maglietta nera senza clergyman, in piedi affiancato da tre poliziotti, ha ascoltato impassibile il giudice ricostruire per oltre mezz’ora tutta la vicenda. A partire dalle violenze sessuali verso i due coristi di 12 e 13 anni – chiamati lungo tutta l’udienza J. e R. – dopo una messa nella cattedrale di St. Patrick a Melbourne nel 1996, dove si era insediato da poco come arcivescovo, e una seconda aggressione sessuale nei confronti di uno dei due minori, due mesi dopo. Reati per cui Pell si dichiara innocente: gli avvocati hanno già presentato ricorso in appello e le prime due udienze sono fissate per il 5 e 6 giugno prossimi.

Il giudice ha parlato tuttavia di «crimini odiosi» e di «un attacco sessuale alle vittime sfrontato e forzato». «Gli atti erano sessualmente evidenti, entrambe le vittime erano visibilmente e udibilmente angosciati durate le molestie. Vi è stato un ulteriore livello di umiliazione che ciascuna delle tue vittime deve aver provato nel sapere che l’abuso avveniva in presenza altrui», ha affermato, sottolineando anche che l’aggressione ha avuto «un impatto lungo e duraturo» sulla vita delle due vittime, una delle quali morto a trent’anni per overdose di eroina, provocando traumi e crisi d’ansia.

Tutta l’udienza – volta a stabilizzare la sentenza emessa lo scorso dicembre da una giuria civile di dodici membri, resa pubblica a febbraio – è stata trasmessa in diretta streaming mondiale. Una decisione del tutto inedita per il sistema giudiziario australiano, ma presa in nome della «giustizia aperta»; un segno anche della grande attenzione del pubblico nei confronti del processo, e forse una ennesima dimostrazione di quella «gogna mediatica» che lamentano da mesi i sostenitori di Pell.

Il giudice ha voluto fugare ogni dubbio a riguardo. «C’è stata una pubblicità incredibile e diffusa che l’ha circondata per diversi anni», ha detto. «Una parte di questa ha comportato una critica forte, incisiva e a volte emotiva nei suoi confronti. In effetti, è giusto dire che in alcuni settori della comunità lei è una figura diffamata pubblicamente. Abbiamo assistito, al di fuori di questa corte e all’interno della nostra comunità, ad esempi di una mentalità di “caccia alle streghe” o di linciaggio nei suoi confronti, cardinale Pell. Condanno totalmente questo comportamento».

La sentenza, ha spiegato Kidd, è stata quindi formulata solo sulla base del reato considerato dalla giuria; non c’è stato alcun condizionamento esterno, tantomeno la condanna vuole essere una “punizione” alla Chiesa australiana per le sue mancanze: «Lei non è un capro espiatorio della Chiesa cattolica», ha ripetuto il magistrato.

E con tono più deciso ha stigmatizzato quello che, a suo parere, sarebbe un «abuso di potere» del cardinale che avrebbe usato la sua posizione per approfittare della fiducia dei due ragazzini e, «al di là del ragionevole dubbio», di dare per scontato il loro silenzio. «A mio parere, tutta l’offesa in entrambi gli episodi è resa significativamente più grave a causa delle circostanze vale a dire la violazione della fiducia e l’abuso di potere. Questo eleva la gravità di ciascuno dei reati. A mio avviso, la sua condotta è stata permeata da un’arroganza sbalorditiva».

In ogni caso l’età avanzata del cardinale, 77 anni, ha influito sul verdetto. Il cardinale rischiava infatti fino a cinquant’anni, dieci per ciascuno dei cinque capi di imputazione: una di abuso di un minore di età inferiore ai 16 anni e quattro di atti indecenti con o davanti ad un bambino di età inferiore ai 16 anni. Rischiava, cioè, di non uscire vivo dal carcere di massima sicurezza di Melbourne dove attualmente è detenuto in «custodia protettiva» come accade ai colpevoli di pedofilia, isolato 23 ore al giorno.

«Potrebbe non vivere abbastanza da uscire dal carcere. Ogni anno di prigione rappresenta una parte importante di ciò che le resta da vivere», ha detto Peter Kidd. Da qui la sentenza più “mite” rispetto a quella che si prospettava inizialmente, anche perché, proprio considerata l’età e lo stato di salute (problemi cardiaci e alla gamba destra), «non c’è rischio di recidiva e non rappresenta un rischio per la comunità», ha spiegato il giudice.

Al termine dell’udienza Pell, da oggi quindi registrato a vita come «ex offender», è stato fatto uscire da una porta sul retro del tribunale e diretto verso il molo. Fuori dalla Corte i manifestanti urlavano ed esibivano striscioni e cartelli contro il porporato: uno in particolare raffigurava una sua caricatura con le corna del diavolo e la scritta “Prisoner 666”. Molte persone si erano assiepate pure, sin dalle prime ore del mattino, davanti alla cattedrale di St. Patrick, il “luogo del delitto”, riempita per l’occasione di fiocchi e nastri argentati in ricordo di tutte le vittime di abusi. Tra i manifestanti, tuttavia, c’era anche chi ha protestato contro quella che è stata definita comunque «una sentenza ingiusta» e ha voluto dare sostegno al cardinale.

Nessun commento – considerando anche il fuso orario – è giunto finora da parte della Santa Sede. Oggi in Vaticano è giorno di festa per i sei anni di pontificato di Papa Francesco, impegnato con la Curia ad Ariccia per gli Esercizi Spirituali di Quaresima. Già con la pubblicazione della sentenza il 24 febbraio scorso dopo esser decaduto il «suppression order», la Santa Sede aveva espresso la sua posizione sulla vicenda giudiziaria dell’ex capo Dicastero, annunciando il termine dell’incarico di prefetto della Segreteria per l’Economia e comunicando che il Papa confermava (nonostante non fossero state rese note in precedenza) «le misure cautelari già disposte nei confronti del cardinale George Pell dall’ordinario del luogo», ovvero la sospensione dal ministero pubblico e «l’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età».

Il Vaticano aveva inoltre informato dell’avvio di una propria indagine canonica in vista di un processo alla Congregazione per la Dottrina della Fede, magari abbreviato. Questo potrebbe addirittura portare ad avere esiti diversi rispetto a quello della giustizia civile. La vicenda Pell, dunque, può dirsi tutt’altro che conclusa.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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