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Lettera aperta al Vescovo di Roma. Noi, vittime “controcorrente” raccogliamo il Suo appello.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Giugno 2013
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 5 mins read
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papa Francesco misure concrete 300

Non ho mai voluto agire con pregiudizio, ho sempre voluto essere garantista e lo sarò anche questa volta. Non chiediamo nessun “Miracolo” ma semplicissimi provvedimenti facilmente attuabili a tutela dei minori. Lasciamo al Vescovo di Roma la risposta e la dimostrazione di essere coerente con ciò che dichiara.

Non lo chiedono solo le vittime, ma anche le migliaia di firmatari di questa petizione inviata a lui. www.change.org/francesco 

Francesco Zanardi.


A Sua Santità il Vescovo di Roma
Jorge Mario Bergoglio
Noi, vittime “controcorrente” raccogliamo il Suo appello.
Sua Santità,
Mi chiamo Francesco Zanardi, abito a Savona e sono Portavoce della Rete nazionale L’Abuso.
In passato come molti sono stato vittima di un sacerdote pedofilo conclamato. Oggi, pur non avendo superato i traumi indelebili che mi hanno privato per sempre dell’infanzia e dell’adolescenza posso ritenermi non più una vittima, ma un sopravvissuto e come tale ho deciso di combattere questa piaga. Una scelta obbligata, che nasce dalle ceneri della mia dignità. Una scelta frutto della mia coscienza morale e civile, affinché non debba riconoscere negli occhi di altri bambini le sofferenze da me provate.
Con questa lettera sono a chiederLe gentilmente udienza, sperando che Lei voglia accordarmela.
Seguo con grande attenzione e speranza la Sua intenzione, emersa in pubbliche dichiarazioni come neoeletto Vescovo di Roma, di voler risolvere quello che è il dramma della pedofilia nel mondo cattolico.
Comprendo anche le difficoltà nell’affrontare questa problematica, ma al tempo stesso ritengo esistano delle soluzioni concrete e attuabili. Spesso ci preoccupiamo di tematiche lodevoli che hanno come obbiettivo la tutela della vita umana, ma ritengo sia doveroso estendere questa tutela anche agli anni successivi alla nascita, evitando così di scivolare in un contesto che potrebbe risultare non coerente.
Il problema della pedofilia nella Chiesa è un vicenda grave e dolorosa perché, come Lei sa, sono milioni i minori che quotidianamente vengono affidati alle cure del clero. La pedofilia fa del male principalmente ai bambini, ma anche ai credenti e più in generale alla Chiesa di cui oggi Lei è il massimo rappresentante, minando e incrinando l’essenza stessa dei valori sui quali dichiara di fondarsi.
Il comportamento pedofilo è frutto dell’ipocrisia di quei singoli sacerdoti che imparano a vivere in un mondo parallelo e ad amare in modo deviato il bambino, facendo leva psicologica sulla sua naturale richiesta di aiuto e di fiducia. Ma soprattutto è frutto del silenzio e dell’omertà dei tanti, dei troppi che nella Chiesa, pur sapendo, si voltano dall’altra parte, tradendo la loro vocazione evangelica –e quindi loro stessi-, e attenendosi alla colpevole e immorale disposizione, da sempre vigente in forme scritte o non scritte nella Chiesa, dell’occultamento dei casi riscontrati di quello che viene considerato il reato socialmente più vile: la violenza fisica e psicologica sui bambini.
In questi casi, come diceva don Milani, l’obbedienza non è più una virtù.
Tutto questo permette quindi il perpetuarsi di nuovi casi di abuso. I più gravi, perché frutto di una responsabilità collettiva. I più atroci, perché evitabili.
Ferite sopra ferite.
Come fanno uomini che hanno fatto voto alla Chiesa, donando la loro vita per lenire la sofferenza e l’ingiustizia nel mondo, a crearne di così lancinante, di così feroce, di così nuova, approfittando di piccoli esseri indifesi che rimarranno così segnati per sempre nella loro crescita?
Come fanno altri uomini di Chiesa a non fermare tutto ciò? Come fanno a non voler vedere? Con le parole del Vangelo secondo Matteo: “Quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso”.
Non deve prevalere il primato della coscienza, che è dottrina certa?
Ci sono tante piaghe incurabili nel mondo, ma a differenza di altre, in questo caso possiamo intervenire.
La mia personale vicenda, non differente da milioni di altri casi ma che però ha avuto rilevanza anche attraverso i media internazionali, ha trovato sacerdoti ben disposti ad combattere il problema, ma purtroppo come accade nella quasi totalità dei casi, essi si sono dovuti arenare a causa delle negligenze dei loro superiori che non sono voluti intervenire, nello sterile intento di salvaguardare il buon nome della Chiesa.
Inutile dire che non solo questo intento è clamorosamente fallito, dato che il nome della Chiesa si custodisce quotidianamente con l’esempio e con l’esercizio della solidarietà, ma ha anche permesso che quei pochi sacerdoti malati continuassero a commettere crimini, rimanendo peraltro a loro volta vittime di quella cultura distruttiva che ha negato loro qualunque tipo di aiuto psicologico.
La mia battaglia per la giustizia e per la difesa dei minori ha quindi spesso trovato nemici e omertà proprio dentro le mura della Chiesa. Mura purtroppo sempre più pregiate, e sempre meno trasparenti.
Anche nella mia città, è una lotta impari tra chi come me senza mezzi cerca di denunciare le responsabilità degli abusi, e chi nella Chiesa, con grandi mezzi e nelle vesti ufficiali di autorità morale, cerca invece di occultarli, e quindi indirettamente di perpetuarli.
In questa disputa, Le chiedo: da che parte sta secondo Lei la Giustizia, dove i valori del Vangelo? A chi Lei, uomo tra gli uomini, sentirebbe il dovere morale di prestare soccorso? Da quale parte prendono vita le parole di Luca “Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”, o quelle di Matteo “Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi” ? Oppure le sue, quelle della scorsa domenica, lanciate come messaggio ai giovani di tutto il mondo “Andate controcorrente” bene, eccoci qua.
Solo la reale volontà di denuncia può fermare questa piaga. Solo la regola della trasparenza può fermare il perpetuarsi dell’abuso.
Cogliendo il suo appello ai giovani, noi vittime andiamo controcorrente
Nella speranza che Lei Santità voglia accordarmi il privilegio di poterLa incontrare personalmente, anche come gesto di apertura verso le istanze di singoli e associazioni che nel mondo si battono contro la pedofilia, fiducioso nella possibilità di poter essere di aiuto nell’avviare una concreta risoluzione di questo male,  Le porgo i miei più cordiali e sinceri saluti.
Francesco Zanardi
Portavoce Nazionale di Rete L’ABUSO.
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.