Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela scomparsa 43 anni fa, rilancia l’indagine del 2015 su un presunto sistema di pedofilia in Vaticano, sostenendo che fu interrotta e chiedendo l’audizione dell’ex magistrato Giancarlo Capaldo. Intanto la Procura di Roma approfondisce la posizione di Marco Accetti e nuove ipotesi sul sequestro della ragazza.
Emanuela Orlandi, le novità
A oltre quarant’anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, il caso continua a far emergere nuovi interrogativi. Nel corso della trasmissione “Storie Italiane”, il fratello Pietro ha riportato l’attenzione su un aspetto che, a suo dire, sarebbe rimasto ai margini del dibattito pubblico.
Si tratta di un filone investigativo sviluppato durante l’ultima inchiesta della Procura di Roma, poi archiviata nel 2015, che avrebbe riguardato un presunto sistema di pedofilia interno al Vaticano e il possibile movente di un ricatto.
Cosa ha detto il fratello Pietro
Secondo il fratello della giovane cittadina vaticana, la circostanza sarebbe stata confermata dall’ex magistrato Giancarlo Capaldo, titolare dell’inchiesta per diversi anni. Pietro Orlandi ha dichiarato:
C’è una cosa che è uscita di recente, che è stata ripresa da pochissime persone, che riguarda alcune indagini fatte durante l’ultima inchiesta chiusa poi nel 2015. Questa indiscrezione, quella è la cosa importante, non dal fratello, è stata confermata da Capaldo, che era il magistrato che seguiva l’inchiesta, che in quell’inchiesta c’era un’indagine su quella che poteva essere la base del ricatto, che andava a toccare un sistema di pedofilia all’interno del Vaticano e di personalità di alto livello del Vaticano. Indagine che è stata bloccata, fermata.
Orlandi ha quindi rivolto un appello agli inquirenti e alla Commissione parlamentare d’inchiesta, chiedendo che l’ex magistrato venga ascoltato per chiarire l’origine di quel filone investigativo e comprendere chi avrebbe deciso di interromperlo. A suo avviso, infatti, l’apertura di un’indagine presuppone l’esistenza di elementi concreti che meritano di essere approfonditi.
Le tre inchieste in parallelo
Il caso Orlandi è oggi al centro di tre distinti percorsi investigativi. Da una parte proseguono gli accertamenti della Procura di Roma, dall’altra quelli avviati dal promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi, mentre la Commissione parlamentare d’inchiesta continua ad acquisire documenti e testimonianze sia sulla scomparsa di Emanuela Orlandi sia su quella di Mirella Gregori.
Intanto emerge nuovamente il nome di Marco Accetti, figura controversa già comparsa più volte nella lunga vicenda. Come ricordato nel corso del programma televisivo, Accetti ha fornito alcuni elementi ritenuti potenzialmente significativi, come il ritrovamento del flauto che la famiglia ha sempre considerato compatibile con quello appartenuto a Emanuela, pur senza conferme scientifiche.
Tuttavia, allo stesso tempo ha anche rilasciato numerose dichiarazioni mai riscontrate. Per anni, ad esempio, Accetti ha sostenuto la teoria secondo cui il rapimento sarebbe stato collegato all’attentato del 1981 contro Giovanni Paolo II da parte di Mehmet Ali Ağca.
Perché Accetti è indagato
Oggi, però, la Procura di Roma starebbe valutando una diversa ricostruzione. Accetti è stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di sequestro di persona a scopo di estorsione. L’attenzione degli investigatori si concentrerebbe su una possibile rete che avrebbe adescato giovani ragazze, tra cui la stessa Emanuela Orlandi, destinate ad adulti.
Gli investigatori starebbero inoltre riesaminando il passato di Marco Accetti alla luce della condanna definitiva per l’omicidio colposo del dodicenne José Garramón, investito nel dicembre 1983 nella pineta di Castel Porziano.
Il bambino era scomparso dopo essere uscito di casa con la scusa di andare dal barbiere e fu ritrovato a circa venti chilometri di distanza. Oggi gli inquirenti cercano di chiarire come il 12enne sia arrivato fino a Castel Porziano e se quella vicenda possa avere eventuali punti di contatto con le nuove ipotesi investigative sul caso Orlandi.
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