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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Boston » Preti con figli, in Italia il 40% dei sacerdoti è genitore: l’inchiesta che fa discutere

Preti con figli, in Italia il 40% dei sacerdoti è genitore: l’inchiesta che fa discutere

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Ottobre 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Un’inchiesta di QN, su dati dell’associazione Coping International, apostolato riconosciuto dalla Chiesa, e del team Spotlight del Boston Globe racconta la vita e le difficoltà dei preti con figli, delle loro angosce e di come ha reagito il Vaticano, in particolare Papa Bergoglio che si occupò del tema prima di salire al soglio pontificio

da Lorena Cacace

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Un fenomeno di cui si parla poco ma che esiste e con numeri importanti: i preti con figli sono una realtà e non solo nel nostro Paese. A raccontarlo è un’inchiesta di QN che ha intervistato Vincent Doyle, 34enne psicoterapista irlandese, fondatore dell’associazione Coping International e figlio di un sacerdote cattolico. Non si tratta di pochi e sporadici casi, tutt’altro: i numeri portati a galla dal team di Spotlight del Boston Globe – quelli che fecero scoppiare lo scandalo dei preti pedofili – parlano di un fenomeno globale (qui in originale), che interessa tutte le nazioni in cui la Chiesa Cattolica è presente. Secondo le stime di International, apostolato riconosciuto dalla Chiesa e che collabora col Vaticano sul tema dei figli dei preti, in Italia il 40% dei sacerdoti avrebbe figli.

L’associazione Coping International (Coping sta per “children of priest”, figli di sacerdoti) nasce dall’esperienza personale di Doyle. Cresciuto con la mamma e il patrigno, ha sempre avuto in padre John J. Doyle, parroco di Longford, un paesino nella diocesi di Ardagh, in Irlanda, una figura di riferimento. Le vacanze, i momenti passati insieme, l’affetto e la condivisione di ogni momento della sua vita, fino ai 12 anni, quando il parroco morì e quel vuoto improvviso, come se avesse perso più di un parroco.

A 28 anni, racconta Vincent a QN, la scoperta: padre John era suo padre naturale. Da lì, il suo percorso è stato più chiaro. “Ho sempre pensato che padre John fosse il mio papà biologico e che qualcosa mi fosse stato nascosto”, confessa al quotidiano. “I bambini possono dedurre la verità dalla menzogna senza che sia detto loro nulla”.

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Più passava il tempo, più scopriva di non essere solo. Grazie a un profilo Facebook ha raccolto le testimonianze di altri figli di sacerdoti e ha deciso di creare l’associazione Coping International, ricevendo un grosso sostegno dalla Conferenza episcopale irlandese.

L’associazione è nata per dare sostegno psicologico ai figli dei sacerdoti, accompagnandoli nella loro vita e attraverso le difficoltà che incontrano ogni giorno, ma anche per aiutare la Chiesa e gli stessi parroci a gestire la genitorialità. Per entrambi i genitori è infatti difficile parlarne per quella che Doyle definisce la “ragione collettiva” del segreto, cioè “la protezione dell’immagine incontaminata del sacerdote” per cui “il sacrificio del celibato non deve essere inquinato”.

Lo stesso Doyle ne ha parlato in una lettera con Papa Francesco, incontrandolo nel 2014. Bergoglio aveva trattato l’argomento fin da quando era arcivescovo di Buenos Aires in un libro scritto con il rabbino Abraham Skorka, dal titolo “Il cielo e la terra” in cui deplorava non tanto la vicenda in sé ma la doppia vita dei parroci genitori. “Se uno viene da me e mi dice che ha messo incinta una donna cerco di tranquillizzarlo e a poco a poco gli faccio capire che il diritto naturale viene prima del suo diritto in quanto prete. Di conseguenza deve lasciare il ministero e farsi carico del figlio, anche nel caso decida di non sposare la donna”, scriveva nel testo, riportato qualche tempo fa da Avvenire.

La stessa Chiesa ha ribadito la sua posizione di allora in un breve testo, pubblicato dalla Conferenza Episcopale Irlandese (qui in originale), dal titolo “Principi di responsabilità per sacerdoti che hanno generato figli durante il loro ministero”, in cui si chiede ai sacerdoti di lasciare l’abito talare e diventare padre a tutti gli effetti.

I problemi però sono molti. Cosa possono fare uomini che hanno dedicato la loro vita alla Chiesa nel mondo secolare? Come aiutarli a rientrare nello stato laico? Come vincere anche le resistenze e i pregiudizi che spesso si nascondono nelle piccole e grandi parrocchie?

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Lo sono soprattutto se pensiamo ai numeri importanti del fenomeno. Secondo le stime di Coping International 40mila preti nelle chiese cattoliche di rito romano su 400mila violano il voto della castità: di questi, circa 4mila hanno un bambino nato da una relazione con una donna.

Come ha ricordato Sante Sguotti, 51 anni, ex prete che lasciò l’abito talare dopo aver avuto un figlio, al QN, un sacerdote “può essere un buon padre di famiglia e un ottimo ministro di culto”, tanto da suggerire a Papa Francesco di “affidare le parrocchie ‘abbandonate’ a ex sacerdoti ridotti allo stato laicale”.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.