E’ iniziato Giovedì 22 Settembre il Pellegrinaggio per la verità di Francesco Zanardi e fra oggi e domani si concluderà. Io l’ho rintracciato e gli ho chiesto di spiegarmi meglio la motivazione che lo ha spinto a questa nuova protesta dopo lo sciopero della fame intrapreso l’anno scorso. L’intervista parte proprio da dove ci eravamo lasciati la volta scorsa (se ve la siete persa, cliccate qui), per poi soffermarci a parlare della denuncia al papa, ma anche delle numerose testimonianze che ha raccolto lungo il suo pellegrinare di questi giorni. Esclusiva
Francesco l’ultima volta che ci siamo sentiti è stato in occasione del tuo sciopero della fame, quasi un anno fa, contro i preti pedofili. Lo sciopero è finito e cosa hai ottenuto?
Purtroppo nulla di positivo, ma tante intimidazioni da parte del clero. Un risultato atteso, utile a salire i livelli della casta, utile a fare emergere le reali intenzioni del clero in modo che non si possa parlare di illazioni.
Da qualche giorno, invece, è iniziato il tuo viaggio, rigorosamente a piedi, da Savona a Roma. Ti va di spiegarci i motivi che ti hanno indotto a mettere in atto questa nuova crociata?
Gli abusi commessi da membri del clero sono particolarmente devastanti e frustranti, per la vittima e i familiari, difficili da affrontare, perché difficile è associare un uomo che veste l’abito talare a questi crimini. Al tempo stesso nella giovane vittima si infrange la fiducia, che per abitudine associamo al sacerdote, da quel momento sarà sola perché non riuscirà più a fidarsi, crescendo con questo trauma. La nostra cultura, fondamentalmente cattolica condiziona molto la visione che tutti abbiamo di questa piaga. È molto facile individuare e intervenire su un pedofilo laico, quindi soccorrere anche la vittima, ma quando si tratta di un sacerdote le cose cambiano. Ad esempio il fatto che il laico venga isolato dalla società, mentre il sacerdote ha il sostegno dei fedeli e della Diocesi, crea la visione che sia impossibile che un uomo di Dio abbia commesso queste atrocità. Spesso non notiamo l’esempio che ho appena fatto, ci limitiamo a pensare che se è colpevole la giustizia interverrà, come nel caso del laico. La somma di tante situazioni simili porta al risultato, che spesso il laico va in carcere, viene segnalato e la vittima aiutata. Il sacerdote no, la copertura che si crea spesso con l’inconsapevole complicità di molti, difficilmente porta ad una condanna. L’unico modo per fermare questo meccanismo è quello di denunciare, quello di rompere il silenzio. Il dovere della società è quello di non girarsi dall’altra parte, di non far sentire emarginate queste persone, ma di darle sostegno, di aiutarle a chiarire la confusione, la paura, si sentono sporche e provano spesso vergogna per gli abusi che hanno subito, sono sole, chiuse in se stesse, non sono più riuscite a fidarsi dopo quell’esperienza.
Anche io ho subito abusi da parte di un sacerdote, lo vedo tutt’ora girare impunito per le strade, ammette anche di avere abusato di me, facendosi forza del fatto che io sia prescritto. L’ho visto troppo spesso in passato con minori, che poi ho saputo furono a loro volta abusati, come me, ma io non avevo fatto nulla per impedirlo. Tante volte mi sono fatto sensi di colpa, ma poi ho imparato a reagire, a non subire più, a farmi coraggio, a rialzarmi da quello stesso peso che mi ha privato dei migliori anni della mia vita, di chi ha vissuto vicino a me, fino a che non mi sono opposto. Le vittime devono imparare che non sono sole e che possono aiutarsi, spesso anche a vicenda. Che possono aiutare un altro bambino a non subire gli stessi orrori, che conosciamo tutti molto bene, anche se spesso crediamo che gli altri non possano capire. Proviamo a fare capire cosa vuole dire un abuso su un bambino, forse riusciremo a sensibilizzare quelle persone che ora fanno finta di non essersi mai accorti di nulla, quelle che fanno finta di non vedere, quelle che si sono accorte ma non hanno denunciato, limitandosi a togliere i propri figli da quei luoghi. Più semplicemente quelli che non sanno che cosa è la pedofilia e la confondono ancora con la pederastia. Per questo voglio portare di persona la testimonianza che da vittime si può diventare sopravvissuti.
Quando vedi il tuo carnefice girare liberamente per le strade, cosa provi?
Tristezza perché so bene chi è e cosa fa, la cosa che mi da più dispiacere è il fatto che sta continuando a rovinare la vita a degli innocenti, con la complicità della chiesa e della magistratura che non sta intervenendo malgrado le prove e le vittime non prescritte. Uno scenario tutto italiano che incita alla delinquenza, purtroppo nel nostro paese le persone veramente tutelate dalla legge sono i criminali. Le vittime sono costrette a subire.
Ė di questi giorni la notizia che il papa Benedetto XVI è stato denunciato per crimini contro l’umanità per aver compiuto 3 crimini: responsabile del mantenimento della leadership di un regime totalitario di coercizione in tutto il mondo che soggioga i suoi membri con minacce terrificanti e nocive per la salute; adesione ad un fatale proibizione dell’uso del preservativo, anche quando il pericolo di infezione da HIV-AIDS esiste; istituzione e mantenimento di un sistema mondiale di copertura dei crimini sessuali commessi da preti cattolici e il loro trattamento preferenziale, che agevola nuovi crimini.
Questa denuncia è segnale che la società è cambiata. Tu come hai reagito sentendo questa notizia e quale è stata la prima cosa a cui hai pensato?
Io sono parte di questa denuncia, l’unica associazione italiana che la ha appoggiata è stata la rete l’abuso. Siamo coscienti che questa è e resterà solamente una pubblica denuncia in quanto il vaticano non riconosce l’AIa ed in Italia è protetto da una politica corrotta che contribuisce solamente alla tutela di criminali come la chiesa. Nel nostro paese i primi ad avere paura sono proprio i magistrati ed i politici. Mani pulite ne è stata una delle tante prove, le indagini anche in quel caso dovettero fermarsi ai confini dello stato del vaticano.
Diciamo che i rapporti con la chiesa ultimamente per te stanno diventando sempre più complicati, tanto è vero che hai ricevuto lo sfratto da casa tua che era di proprietà della chiesa. Ti va di dirci come s’è svolta la vicenda?
Direi l’opposto ovvero che la chiesa ora ha un cane sciolto che non molla l’osso, lo sfratto è stato uno dei clamorosi autogol della chiesa, il mio contratto scadeva tra due anni, ora invece ho la garanzia di restare ancora per 5 senza pagare né affitto né spese condominiali che ricadono a carico del proprietario. Una delle intimidazioni classiche del clero, che però l’ha fatta alla persona sbagliata, ovvero ho sempre perseguito senza paura la verità, ora mi sento veramente libero di agire. Il bliz da Bagnasco ne è la prova, non si può dire che sia stato positivo per lui.
Tornando al tuo pellegrinaggio per la verità, con questo viaggio stai raccogliendo, nelle varie città in cui passi, delle testimonianze di abusi avvenuti dai preti. La gente riesce a raccontarti le storie oppure tendono pur sempre a proteggere la chiesa?
No chi si avvicina non protegge la chiesa, tutt’altro, le vittime hanno ancora molta paura ad uscire allo scoperto, ma lo stanno facendo. Escono molti casi non ancora noti e moltissimi sacerdoti di cui non sapevamo. Forti critiche alla chiesa arrivano anche dagli stessi sacerdoti, scoraggiati ed imbarazzati davanti a tutto ciò, una loro frase ricorrente è che a questi punti il papa farebbe più bella figura a consegnare gli archivi, vi ricordo che lo scandalo non è italiano, ma mondiale, diciamo che l’Italia è la nazione che fino ad ora non ha reagito. Ma le cose stanno cambiando.
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