Vale più una sottana da prete che la salute di bambine e bambini. Questo è quanto sembra emergere ancora una volta dalla triste vicenda sarda che ha coinvolto la Garante dell’infanzia Carla Pugligheddu, di fatto defenestrata dal Consiglio regionale sardo e dalla Conferenza episcopale sarda per aver fatto il suo lavoro.
Una vicenda istituzionale diffusa che racconta con tristezza l’arretratezza italiana e spiega con i silenzi perché l’Italia sia l’unico Stato dell’UE incapace di tutelare la salute psico fisica dei minori. Un paese che in materia è stato piò volte ripreso e spronato ad intervenire anche dagli organi sovrannazionali come il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, al quale, malgrado le preoccupazioni espresse più volte, non ha mai risposto e che pochi giorni fa ha nuovamente sollecitato l’Italia affinchè intervenga di fronte alle gravi infrazioni che non riguardano solo il tema degli abusi.
Nei giorni scorsi la Rete L’ABUSO, tendendo la mano ha scritto con spirito collaborativo, al presidente del Consiglio regionale sardo, l’Onorevole Giampiero Comandini. Ma nulla da fare, a quanto pare sembrano prioritari i rapporti con la chiesa, anziché la salute di minori e delle persone vulnerabili tanto che la Regione, intervenuta in difesa della chiesa, fa per la seconda volta scena muta, anche di fronte ai cittadini.
Da presidente di questa ONG provo rammarico nel vedere tanta irresponsabilità di fronte agli elettori e all’intera società. Sconcertante anche il silenzio dei colleghi Garanti che anziché indignarsi di fronte a un episodio di ingerenza tanto grave, lascino invece sola la Garante Pugligheddu.
Da sopravvissuto resto invece mortificato vedendo questo scenario istituzionale crudele nella sua indifferenza verso i più piccini, verso i loro stessi figli e nipoti e mi chiedo come è possibile che le istituzioni, la stessa chiesa non provino almeno un po’ di vergogna nel lasciare abbandonati i cittadini rimasti vittime di tali atrocità, costretti a cercare giustizia da soli.
E mentre la società civile si stringe attorno alla Garante Carla Pugligheddu con messaggi di solidarietà e stima, anche la Garante nazionale sembra essersi “persa nel bosco”, impossibilitata ad interviene su un tema tanto grave, che la riguarda in prima persona.
Di seguito la lettera inviata dalla Rete L’ABUSO al Presidente del Consiglio regionale sardo.
Gent.mo On. Dott. Giampiero Comandini,
Le scrivo in qualità di presidente di Rete L’abuso in relazione alla controversia tra la Garante dell’Infanzia e Adolescenza della Regione Sardegna dott.ssa Carla Puligheddu e il Consiglio regionale che Lei presiede, sulla questione degli abusi clericali e non solo.
È evidente che, all’interno di tale circostanza, l’accusa rivolta alla dott.ssa Puligheddu in merito alla modalità della comunicazione e alla credibilità dei dati da lei utilizzati tocca anche l’Associazione che presiedo, in quanto fonte di tali informazioni.
In primo luogo, tuttavia, vorrei esprimere il rammarico per la nuova vittimizzazione dei sopravvissuti e dei loro famigliari che inevitabilmente sono rimasti coinvolti in questo “scontro”. Sono stati infatti ulteriormente feriti e delegittimati dal disconoscimento, di fatto, della loro esistenza e del loro vissuto traumatico: e questo non solo da parte della Chiesa, ma anche delle istituzioni vocate a tutelarle, che sembrano invece averle abbandonate.
Nella convinzione della assoluta necessità di un dialogo sereno e costruttivo con le istituzioni dello Stato, nella direzione di un impegno condiviso che miri alla costruzione di buone pratiche, e sottolineando l’attenzione prioritaria di cui la Regione deve farsi portatrice nei confronti delle famiglie delle vittime di pedofilia, per trasformare questa vicenda in un momento costruttivo e restituire ai sopravvissuti il riconoscimento del loro status trovando un’intesa programmatica nel loro interesse, con la presente La invito a un incontro con il sottoscritto, senza clamori e senza l’intervento mediatico, in un clima di franchezza come è nello spirito di questa mia missiva che auguro possa essere accolta.
Restando in attesa di un Suo cordiale riscontro, un cordiale saluto.
Francesco Zanardi
Savona, 12/3/2026


















