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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » CAGLIARI – Il silenzio di Comandini e del Consiglio regionale sardo ai sopravvissuti che gli scrivono

CAGLIARI – Il silenzio di Comandini e del Consiglio regionale sardo ai sopravvissuti che gli scrivono

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
17 Marzo 2026
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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Vale più una sottana da prete che la salute di bambine e bambini. Questo è quanto sembra emergere ancora una volta dalla triste vicenda sarda che ha coinvolto la Garante dell’infanzia Carla Pugligheddu, di fatto defenestrata dal Consiglio regionale sardo e dalla Conferenza episcopale sarda per aver fatto il suo lavoro.

Una vicenda istituzionale diffusa che racconta con tristezza l’arretratezza italiana e spiega con i silenzi perché l’Italia sia l’unico Stato dell’UE incapace di tutelare la salute psico fisica dei minori. Un paese che in materia è stato piò volte ripreso e spronato ad intervenire anche dagli organi sovrannazionali come il Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, al quale, malgrado le preoccupazioni espresse più volte, non ha mai risposto e che pochi giorni fa ha nuovamente sollecitato l’Italia affinchè intervenga di fronte alle gravi infrazioni che non riguardano solo il tema degli abusi.

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Nei giorni scorsi la Rete L’ABUSO, tendendo la mano ha scritto con spirito collaborativo, al presidente del Consiglio regionale sardo, l’Onorevole Giampiero Comandini. Ma nulla da fare, a quanto pare sembrano prioritari i rapporti con la chiesa, anziché la salute di minori e delle persone vulnerabili tanto che la Regione, intervenuta in difesa della chiesa, fa per la seconda volta scena muta, anche di fronte ai cittadini.

Da presidente di questa ONG provo rammarico nel vedere tanta irresponsabilità di fronte agli elettori e all’intera società. Sconcertante anche il silenzio dei colleghi Garanti che anziché indignarsi di fronte a un episodio di ingerenza tanto grave, lascino invece sola la Garante Pugligheddu.

Da sopravvissuto resto invece mortificato vedendo questo scenario istituzionale crudele nella sua indifferenza verso i più piccini, verso i loro stessi figli e nipoti e mi chiedo come è possibile che le istituzioni, la stessa chiesa non provino almeno un po’ di vergogna nel lasciare abbandonati i cittadini rimasti vittime di tali atrocità, costretti a cercare giustizia da soli.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

E mentre la società civile si stringe attorno alla Garante Carla Pugligheddu con messaggi di solidarietà e stima, anche la Garante nazionale sembra essersi “persa nel bosco”, impossibilitata ad interviene su un tema tanto grave, che la riguarda in prima persona.

Di seguito la lettera inviata dalla Rete L’ABUSO al Presidente del Consiglio regionale sardo.

Gent.mo On. Dott. Giampiero Comandini,

Le scrivo in qualità di presidente di Rete L’abuso in relazione alla controversia tra la Garante dell’Infanzia e Adolescenza della Regione Sardegna dott.ssa Carla Puligheddu e il Consiglio regionale che Lei presiede, sulla questione degli abusi clericali e non solo.

È evidente che, all’interno di tale circostanza, l’accusa rivolta alla dott.ssa Puligheddu in merito alla modalità della comunicazione e alla credibilità dei dati da lei utilizzati tocca anche l’Associazione che presiedo, in quanto fonte di tali informazioni.

In primo luogo, tuttavia, vorrei esprimere il rammarico per la nuova vittimizzazione dei sopravvissuti e dei loro famigliari che inevitabilmente sono rimasti coinvolti in questo “scontro”. Sono stati infatti ulteriormente feriti e delegittimati dal disconoscimento, di fatto, della loro esistenza e del loro vissuto traumatico: e questo non solo da parte della Chiesa, ma anche delle istituzioni vocate a tutelarle, che sembrano invece averle abbandonate.

Nella convinzione della assoluta necessità di un dialogo sereno e costruttivo con le istituzioni dello Stato, nella direzione di un impegno condiviso che miri alla costruzione di buone pratiche, e sottolineando l’attenzione prioritaria di cui la Regione deve farsi portatrice nei confronti delle famiglie delle vittime di pedofilia, per trasformare questa vicenda in un momento costruttivo e restituire ai sopravvissuti il riconoscimento del loro status trovando un’intesa programmatica nel loro interesse, con la presente La invito a un incontro con il sottoscritto, senza clamori e senza l’intervento mediatico, in un clima di franchezza come è nello spirito di questa mia missiva che auguro possa essere accolta.

Restando in attesa di un Suo cordiale riscontro, un cordiale saluto.

Francesco Zanardi

Savona, 12/3/2026

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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