In riferimento alla contestazione della CES avanzata alla Rete L’ABUSO e alla Garante dell’infanzia Carla Pugligheddu, l’Associazione rende noto che lo scorso dicembre ha deferito per la seconda volta l’Italia alle Nazioni Unite di Ginevra, Comitato per i diritti dell’infanzia.
Il totale fallimento italiano vede una serie di omissioni sistematiche da parte del Governo in tutela della chiesa, a danno di cittadini minorenni e di persone vulnerabili.
Riassumendo;
Già nel 2019, il Comitato ONU lamentava all’Italia la mancanza di comunicazione da parte dello Stato membro dei dati riferiti proprio alla chiesa cattolica.
Nelle sedute dell’80° sezione del 2019 l’Associazione Rete L’ABUSO accresceva in aula, tramite il Delegato ONU Jorge Cardona le accuse di reiterate inadempienze da parte del Governo italiano a seguito delle quali il Comitato ONU rispondeva;
“il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:
(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;
(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;
(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;
(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;
(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;
(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;
(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;
(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.
In quella sede l’Italia fece scena muta dimostrando la totale assenza di strumenti preventivi, giustificando la mancanza di risposte al Comitato, per l’assenza di tecnici. Il Comitato diede alla delegazione italiana 48 ore di tempo per inviare le risposte. (Video)
Ad oggi lo Stato membro risulta reiteratamente inadempiente anche alle richieste avanzate nel 2019.
Il report presentato dall’Associazione Rete L’ABUSO lo scorso 24 ottobre aveva lo scopo, alla luce delle suddette inadempienze, di verificare oltre alla quantificazione del fenomeno sul territorio italiano, quali organi preposti, come i Garanti per la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, fossero inadempienti di fronte ai propri doveri.
Per questo motivo la Rete L’ABUSO recapitò ai Garanti dell’infanzia e alle nuove figure di garanzia, i Garanti per le vittime di reati, il report.
Inutile dire che su 20 Garanti dell’infanzia e 4 Garanti per le vittime di reati risposero solamente la dottoressa Carla Pugligheddu (Sardegna) e un solo altro Garante.
Alla luce dei riscontri ottenuti, il 24 novembre scorso l’Associazione concludeva e depositava presso il Comitato di Ginevra il suo 2° Report conclusivo.
L’Italia ha ricevuto da ONU la List of Issues prior to Reporting pochi giorni fa, nel marzo 2026, ma questa volta avrà un anno di tempo per rispondere al Comitato con l’ausilio dei tecnici assenti nella precedente seduta.
















