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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » brasile » ONU: lo status del Vaticano

ONU: lo status del Vaticano

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Agosto 2012
in ONU - C.R.C
Reading Time: 4 mins read
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CHE STATUS HA IL VATICANO PRESSO L’ONU?

La cosiddetta “Santa Sede” (l’organo di comando della chiesa mondiale) opera presso le Nazioni Unite con lo status di Osservatore Permanente di Stato non membro. In questa veste può partecipare attivamente alle conferenze organizzate dall’ONU e alzare la propria voce durante i lavori. Non è quindi rappresentato uno Stato (quello del Vaticano non avrebbe peraltro nemmeno i requisiti relativi alla “popolazione permanente”), bensì un ente religioso (la Chiesa Cattolica), che si trova così avvantaggiata rispetto ad altre religioni o correnti di pensiero non religioso che non hanno un territorio a propria disposizione. Nei fatti il Vaticano è un insieme di palazzi della superficie totale di 0,44 kmq, retto da una monarchia assoluta elettiva, con una popolazione che prescinde da donne e bambini e che non ammette cittadini di confessione diversa da quella cattolica. Lo stesso Vaticano ha affermato più volte di non agire in veste politica, quanto in veste religiosa.

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CHE VANTAGGI HA TRATTO DA QUESTO STATUS?

Quale membro votante nelle conferenze ONU, il Vaticano ha avuto modo di influenzare direttamente i documenti delle assemblee, pilotando alcuni voti attraverso energiche pressioni sui governi “amici” e, contemporaneamente, spostando le discussioni sui temi più cari alla Chiesa, quali il divieto di aborto, contraccezione e pianificazione familiare.

Nel 1992 a Rio De Janeiro, Brasile (sull’argomento Ambiente e sviluppo), il responsabile della delegazione vaticana Martino attaccò violentemente la tesi dominante della conferenza per cui la crescita demografica è la ragione principale dei problemi ambientali nel pianeta. Successivamente, a rimarcare l’opposizione, arrivò addirittura il segretario di Stato Sodano, secondo il quale gli Stati più forti subordinano gli aiuti alle politiche di riduzione della popolazione.

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Nel 1994 al Cairo, Egitto (conferenza su Popolazione e sviluppo), la delegazione vaticana creò un’alleanza di Stati cattolici e islamici in opposizione alle politiche di contenimento demografico e pianificazione familiare, includendo tra queste anche la sterilizzazione e l’interruzione di gravidanza. Secondo il papa i documenti della conferenza erano troppo permissivi sui diritti degli omosessuali e lasciavano eccessiva libertà individuale in materia di sessualità. Questa visione medioevale e integralista non riuscì comunque a far breccia nel documento finale.

Nel 1995 a Pechino, Cina (forum mondiale sulle donne), il Vaticano si scontrò con l’Unione Europea per la decisione di quest’ultima di non supportare un paragrafo sul ruolo positivo della religione nella vita delle donne. Il dissidio si allargò rapidamente a matrimonio e maternità, secondo l’UE non necessari alla donna per realizzarsi, secondo il Vaticano invece fondamentali. La dichiarazione finale, nonostante l’inserimento di un riferimento alla libertà di culto, è stata approvata con le riserve scritte del Vaticano e di altre 26 nazioni.

Per maggiori dettagli sui lavori delle conferenze, sul sito ONU sono disponibili per il download i documenti (in inglese).

Un ampio articolo sull’argomento, tratto da The Freethinker, è stato tradotto e pubblicato sul nostro sito.

COSA SI PUÒ FARE PER MODIFICARLO?

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

Sostanzialmente, fare pressioni affinché le Nazioni Unite, nell’ambito del loro processo di riorganizzazione e di riforma, rivedano lo status del Vaticano, equiparandolo a quello di una qualsiasi religione o ente non governativo.

CHI COMBATTE QUESTA BATTAGLIA?

Da un appello lanciato nel 1995 da alcune organizzazioni, è nata nel 1999 una campagna internazionale, che sta mobilitando molte energie e raccogliendo ampi consensi, anche all’interno del mondo cattolico.

Tra i più importanti, Clare Short, Segretaria di Stato inglese per lo Sviluppo Internazionale, nel corso di una conferenza del luglio 2000 al palazzo dell’ONU di New York ha definito «interferenza reazionaria» l’invadenza vaticana sui temi sociali.

Il sito ufficiale della campagna è catholicsforchoice.org (in inglese): oltre 400 associazioni da tutto il mondo vi hanno già aderito, tra cui l’UAAR. In diverse occasioni la nostra rivista l’Ateo ha pubblicato articoli sull’argomento: vedi ad esempio l’interessante Santa Sede e Nazioni Unite: in quale modo il Vaticano è riuscito a intrufolarsi nelle Nazioni Unite, di Eamon McCann, apparso sul numero 4/1999.

https://www.uaar.it/laicita/vaticano-onu/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.