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Uno Stato spurio alle Nazioni Unite

McCann, IN QUALE MODO IL VATICANO È RIUSCITO AD INTRUFOLARSI NELLE NAZIONI UNITE

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Agosto 1999
in ONU - C.R.C
Reading Time: 9 mins read
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È stato riferito, tempo fa, che il Papa voleva che i diplomatici vaticani intervenissero con più vigore negli affari del mondo, per assicurare che l’insegnamento cattolico avesse un peso maggiore nelle decisioni relative a diritti umani, programmi d’aiuto e controllo della popolazione. Durante la stessa settimana, funzionari dell’ONU si sono lamentati per una campagna intrapresa dal Vaticano che ostacolava i loro sforzi tesi alla realizzazione degli impegni presi al Cairo cinque anni prima: ridurre il numero delle donne che morivano durante il parto ed aumentare la capacità riproduttiva dei giovani.

La coincidenza delle due notizie mi ha fatto riflettere sul fatto che la Chiesa Cattolica ha i suoi diplomatici accreditati in vari Paesi ed è rappresentata sia all’ONU, oltre che in un gran numero di enti internazionali. Dopo tutto, essa è una chiesa, non una nazione, e nessun’altra religione è coinvolta in questo modo nella politica globale. È opinione comune che questa doppia autorità derivi dal fatto che la Città del Vaticano è uno Stato, ma non è così semplice: ciò che ha a che fare con la religione, non è mai cosa semplice. Infatti, non è la Città del Vaticano ad essere riconosciuta dall’ONU e nelle Cancellerie del mondo, ma la Santa Sede, cosa piuttosto strana a prima vista. La Città del Vaticano può essere considerata uno Stato, sebbene di dimensioni microscopiche – un’area di meno di mezzo chilometro quadrato e con meno di 500 cittadini – ma la «questione» Santa Sede è, nell’insieme, un affare molto nebuloso.

Il rango di Stato della Città del Vaticano deriva dai Patti Lateranensi del 1929, negoziati tra Pio XI e Mussolini con lo scopo di difendere la proprietà e l’amministrazione centrale della Chiesa dalle leggi secolari della società civile. La Santa Sede, d’altro canto, si definisce come «l’organo supremo sia della Chiesa Cattolica sia dello Stato Vaticano» e la si può immaginare all’apice di una «trinità», essendo gli altri due elementi il micro-Stato e la Chiesa istituzionale, senza avere alcun tipo d’esistenza temporale o territoriale. Tuttavia, la Santa Sede ha il mandato di condurre relazioni internazionali come «personificazione giuridica della Chiesa».

Questo fatto, di per sé, non fa meraviglia. Il trattare costruzioni astratte, come realtà materiali, è la professione di tutte le religioni. Quello che è meraviglioso è che quest’intesa sembra essere accettata in pieno da governi e agenzie internazionali. La Santa Sede è rappresentata all’ONU e mantiene relazioni diplomatiche con ben 157 paesi.

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La Santa Sede ha un seggio all’ONU come Osservatore Permanente di uno Stato non Membro (NMSPO). Ma nella Carta dell’ONU non esiste alcuna norma per una tale qualifica. La designazione ha avuto origine, ad hoc, nel periodo iniziale dell’organizzazione, nel 1946, per consentire alla Svizzera – che era affiliata a diversi enti internazionali che stavano per entrare nel corpo dell’ONU, ma che ne era impedita dalla propria costituzione a diventarne membro a pieno titolo – di aderire. Cinque anni più tardi, nel 1951, Pio XII, citando l’affiliazione della Città del Vaticano a due enti internazionali, l’Unione Universale della Posta e l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (la città-stato aveva un proprio servizio postale e stazione radio), chiedeva un diritto simile e delegava un vescovo ausiliario di New York a frequentare l’ONU su una base «part-time». Lo status del vescovo era incerto, ma documenti ONU del periodo fanno riferimento a lui come al rappresentante dello «Stato della Città del Vaticano». Già nel 1964, la presenza dell’uomo del Papa all’UN-Plaza era accettata come una consuetudine e norma, tanto che Papa Paolo VI scrisse al Segretario Generale dell’ONU, U Thant, dichiarando che «la Santa Sede» desiderava nominare un Osservatore Permanente sul modello della Svizzera. La proposta non fu discussa né nell’Assemblea Generale né in qualsiasi alto Foro dell’ONU; e nel giro di tre settimane U Thant rispose, dando il benvenuto alla «Santa Sede» come al secondo NMSPO dell’organizzazione. Da allora, le persone nominate dal Papa hanno il diritto di assistere e parlare, ma non di votare nell’Assemblea Generale e di partecipare a pieno titolo nelle attività degli Enti internazionali sponsorizzati dall’ONU.

La Santa Sede, quindi, opera come membro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’Organizzazione ONU per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, e così via. È stata presente ed ha avuto un ruolo prominente in riunioni quali la Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo a Rio nel 1992, la Conferenza Internazionale sulle Popolazioni e lo Sviluppo al Cairo nel 1994, la Conferenza Mondiale sulle Donne a Pechino nel 1995, eccetera. Data l’inclinazione dell’ONU a cercare un consenso unanime, piuttosto che decisioni di maggioranza, la Santa Sede è riuscita in riunioni di questo tipo, spesso in alleanza con delegazioni conservatrici latino-americane e musulmane, a bloccare iniziative considerate non in linea con l’insegnamento cattolico. Quando ha fallito, ha organizzato delle campagne internazionali contro i programmi e le iniziative che non era riuscita a sconfiggere.

La conferenza del Cairo, per esempio, davanti all’opposizione capeggiata dalla Santa Sede, ha lanciato un Programma di Azione per affrontare «le sfide critiche d’interdipendenza tra popolazione e crescita economica sostenuta nel contesto di uno sviluppo sostenibile». I cinque anni successivi sono stati caratterizzati dallo sforzo ispirato dal Vaticano per impedire che il programma entrasse in funzione. La Santa Sede era particolarmente turbata dall’enfasi data dal Programma al «diritto di tutte le coppie ed individui di decidere liberamente e con responsabilità il numero, lo scaglionamento ed il momento opportuno della nascita dei loro figli e di avere l’informazione ed i mezzi per fare ciò» e dalla richiesta ancora più esplicita della Conferenza per misure che «assicurino che donne e uomini abbiano informazione ed accesso alla gamma più vasta possibile di mezzi sicuri ed efficienti per programmare la loro famiglia».

In un recente documento d’aggiornamento, il gruppo dissidente dei Cattolici per la Libera Scelta, ha illustrato dettagliatamente, e come segue, la «campagna d’ostruzionismo» della Chiesa contro le raccomandazioni del Cairo.

La campagna era il contesto per la pubblicazione dell’enciclica del marzo 1995 di Giovanni Paolo II Evangelium Vitae (Vangelo di vita) che ha condannato non solo la contraccezione, ma anche il trattamento dell’infertilità. L’enciclica affermava che istituzioni internazionali, non meglio precisate, erano impegnate in una «cospirazione contro la vita».

Nel giugno dello stesso anno, vescovi dell’Asia e del Medio Oriente hanno apertamente condannato l’educazione al «sesso sicuro», dichiarando che «Noi insistiamo che l’unico rimedio attendibile contro la diffusione dell’AIDS è la fedeltà nel matrimonio e la castità fuori del matrimonio». Hanno aggiunto che «l’astinenza periodica» era l’unico metodo accettabile per programmare la famiglia.

Tre mesi più tardi, i vescovi brasiliani hanno attaccato un programma governativo per la salute che prevedeva l’uso di preservativi: «Non si combatte la malattia con la degradazione della morale e scagliando le persone all’inferno».

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Nel settembre 1995, il Vaticano ha denunciato qualsiasi riferimento delle Agenzie ONU alla salute sessuale e riproduttiva delle donne ed ha chiesto che, nei documenti del Cairo, i governi interpretassero tutti i riferimenti alla sessualità come sesso all’interno del matrimonio.

Nel marzo 1996 la chiesa, in Brasile, ha respinto una domanda di matrimonio perché l’uomo era paraplegico e quindi impotente.

Nell’agosto 1996, il Presidente del Kenya, Daniel Arap Moi, ha risposto positivamente alle richieste dei capi della chiesa ed ha cancellato l’educazione sessuale nelle scuole primarie. Ha spiegato che «Le nostre religioni sono contrarie a quest’immoralità».

Nello stesso mese, i vescovi del Nicaragua hanno dichiarato che il paese soffriva di un «colonialismo anti-riproduttivo» e che le clausole «diritti riproduttivi», «salute riproduttiva» e «sesso sicuro» in realtà volevano dire «aborto, promiscuità e uso arbitrario del sesso».

Nel luglio 1997, il giornale del Vaticano, L’Osservatore Romano, ha evidenziato e gradito un rapporto fatto da un consulente in bioetica che dichiarava che persone con un’invalidità fisica o mentale non dovevano copulare. I disabili dovrebbero «collaborare con Dio per evitare di creare ulteriore dolore e tristezza».

Nel novembre 1997, la delegazione della Santa Sede all’ONU ha protestato contro la distribuzione di contraccettivi nei campi ONU per rifugiati.

Nell’aprile 1998 le Conferenze Cattoliche degli Stati di New York e Connecticut hanno lanciato una campagna per dissuadere le compagnie assicurative dal coprire programmi di assistenza medica che includevano medicine e mezzi contraccettivi.

Nel giugno 1998, il Vaticano ha condannato le proposte di includere «la gravidanza forzata» nell’elenco dei crimini di guerra della Corte Criminale Internazionale, per paura che questo potesse offrire una base, alle donne violentate in tempo di guerra, per ottenere aborti legali.

Gli esempi, scelti da un catalogo almeno 20 volte più lungo, hanno questo in comune: che non erano sfoghi casuali di religiosi reazionari in risposta a questo o quello sviluppo; ognuno era un elemento mirato ad uno sforzo coordinato per combattere i tentativi di mettere in atto le raccomandazioni del Cairo. La Santa Sede opera nei Fori mondiali come uno Stato, ma quando non riesce ad imporre il suo punto di vista si auto-transustanzia in una religione e mobilita i suoi agenti ed aderenti in tutto il mondo per accantonare quelle decisioni di maggioranza che essa non approva.

Tutta quest’attività influisce sulla vita ed i diritti legali non solo dei cattolici, ma anche di milioni di persone di religioni differenti o di nessuna religione. Ciò che è in gioco, qui, sono la salute, l’essere pago (la soddisfazione, la felicità) e le aspettative di vita di un’intera generazione. Ogni giorno, 7.000 persone al di sotto dei 24 anni sono infettati dall’AIDS; metà di tutte le violenze ed aggressioni sessuali sono inflitte su quindicenni e più giovani; complicazioni durante la gravidanza ed il parto sono le cause più comuni di morte tra le ragazze adolescenti.

Questi sono problemi mondiali che la Chiesa Cattolica non vuole siano affrontati, se non con la devozione ed il rosario. Il cinismo e la disonestà dell’inganno non ci dovrebbero scandalizzare, ma dobbiamo essere scandalizzati del fatto che sia stato consentito di farla franca per così troppo tempo. È ora che questi illusionisti malevoli siano espulsi dagli Enti mondiali nei quali si sono intrufolati.

da The Freethinker, Secular Humanist monthly
vol 119. Nr. 8, agosto 1999
(traduzione dall’inglese di Sarah Whitman)


IL DOCUMENTO INTERNAZIONALE

APPELLO della NSS all’ONU perché il Vaticano perda il suo status privilegiato

La National Secular Society (NSS), Associazione Laica Nazionale di Londra, ha chiesto che il Vaticano perda la sua posizione di privilegio quale Osservatore permanente (permanent observer) presso le Nazioni Unite, in conseguenza del fatto che la Chiesa cattolica, in diversi convegni delle N.U., si è sforzata di impedire l’educazione sessuale e la diffusione di metodi contraccettivi nei Paesi in via di sviluppo.

In una nota inviata il mese scorso [estate 1999], la Società NSS ha espresso il suo sostegno a Clare Short, Segretaria di Stato per lo Sviluppo Internazionale, per la sua importante iniziativa presso le Nazioni Unite, intesa ad aiutare la crescita controllata della popolazione in tutto il mondo.

Parlando all’Assemblea Generale dell’ONU, la signora Short ha criticato aspramente il Vaticano per quello che ella ha definito «interferenza reazionaria» nella promozione di informazioni che dovrebbero aiutare le donne nei Paesi in via di sviluppo, al fine di proteggere la loro salute e di limitare il numero dei componenti delle loro famiglie.

Per tale sua dichiarazione, la signora Short fu immediatamente attaccata da Gary Streeter, portavoce del Partito Conservatore, il quale pretese che la signora Short si scusasse con il Vaticano per le sue critiche.

Questo duro attacco di Gary Streeter è stato condannato dalla NSS come un «irriflessivo appoggio dato alla religione nel modo e nel momento peggiori».

Keith Porteous Wood, Segretario Generale della NSS, ha dichiarato al riguardo:

«L’inumano divieto del Papa di permettere il controllo artificiale delle nascite non fa che aumentare povertà, miseria e sovrapopolazione; il divieto dell’uso dei preservativi favorisce inoltre il dilagare di malattie, in particolare dell’epidemia di AIDS.

Ancora negli ultimi mesi il Vaticano ha tentato di fermare la distribuzione della “pillola del giorno dopo” alle donne albanesi del Kosovo violentate dai soldati serbi. Sembra che non ci sia un limite alle crudeltà che la Chiesa Cattolica è pronta ad infliggere – in nome dei suoi dogmi – alla gente che soffre.

Molte delle persone colpite da queste decisioni non solo non appartengono alla Chiesa Romana, ma non sono neppure cristiane, e molte sono perfino non credenti. Per questa ragione non deve essere più permesso che una istituzione, che persegue tali politiche, interferisca con l’urgente necessità di contenere la massiccia crescita demografica del mondo.

Al Vaticano, dunque, dovrebbe essere immediatamente abrogata la posizione di privilegio che occupa presso le Nazioni Unite, prima che esso infligga ulteriori danni ad un’attività di vitale importanza qual è quella dell’ONU. Il Cattolicesimo Romano è infatti la sola religione che goda di questo status».

 

da The Freethinker, Secular Humanist monthly
vol 119. Nr. 8, agosto 1999
(traduzione dall’inglese di Biancamaria Mantovani Donadello)

https://www.uaar.it/uaar/archivio/archivio1999/attualita26.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.