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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Violenza sessuale nei confronti di un minorenne, Padre Melis condannato a 10 anni

Violenza sessuale nei confronti di un minorenne, Padre Melis condannato a 10 anni

Nel savonese era stato parroco della chiesa di Sant'Antonio da Padova a Finale Ligure. E proprio nel finalese le accuse più pesanti

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Ottobre 2025
in Liguria
Reading Time: 3 mins read
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10 anni. Questa la sentenza di condanna con il rito abbreviato in Tribunale a Savona nei confronti di Padre Andrea Melis.

Il parrocco, difeso dagli avvocati Graziella Delfino e Raffaele Caruso, era accusato di violenza sessuale nei confronti di un minorenne e nel processo davanti al Gip Laura De Dominicis si erano costituite come parti civili l’Associazione Rete L’Abuso, assistita dal legale Luca Battaglieri, l’Associazione No Child Abuse e gli Scolopi di Genova rappresentati dal legale Andrea Sciello.

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Gli avvvocati difensori avevano prodotto una perizia psichiatrica che era stata accolta dal Gip ma di fatto respinta dal perito che aveva escluso l’incapacità di intendere e di volere.

Lo scorso ottobre 2024 dopo un periodo in carcere a Genova Pontedecimo Melis era tornato agli arresti domiciliari in una residenza protetta in Umbria.

Il fascicolo passato per competenza territoriale da Genova al Tribunale di Savona (per quanto riguarda le violenze che sarebbero state effettuate a Finale Ligure) aveva visto portare il gip a decidere di disporre il carcere in quanto a seguito di una segnalazione dei carabinieri di Genova, l’Istituto dei Padre Scolopi di Chiavari dove il sacerdote era ai domiciliari non sarebbe stata una collocazione idonea perché vicina alle scuole e quindi un luogo “potenzialmente a rischio di reiterazione del reato”. Per lui si erano quindi aperte le porte di una comunità umbra.

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Lo scorso dicembre era stato poi svolto l’incidente probatorio e a gennaio erano state concluse le indagini con il rinvio a giudizio. A maggio erano state accolte dal giudice le parti civili e la perizia psichiatrica di parte. A giugno poi era stato conferito l’incarico al perito.

Melis, appartenente all’ordine dei Padri Scolopi, era stato direttore della scuola elementare della Fondazione Assarotti ed ex presidente della Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie, aveva poi presentato le dimissioni nel giugno scorso).

Nel savonese è stato anche parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure. E proprio nel finalese le accuse più pesanti: il sacerdote infatti avrebbe abusato di un giovane chierichetto (quando la vittima aveva 12 anni e sino al compimento dei 16).

Le violenze sessuali si sarebbero verificate nella chiesa degli scolopi finalesi, per questo la Gip del Tribunale di Genova si è dichiarata “territorialmente incompetente” con il fascicolo che è stato destinato al Palazzo di Giustizia savonese.

Il parroco era accusato di abusi sessuali ai danni di un ragazzino, che abitualmente svolgeva le mansioni di chierichetto, ed era stato “ricompensato” con soldi, videogiochi, vestiti griffati, sigarette elettroniche. Ma il religioso avrebbe tentato approcci anche con altri sette minorenni, alcuni anche suoi ex alunni della Assarotti, attirati nel suo appartamento sempre con “regalini”.

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Nell’ordinanza, la giudice aveva sottolineato come il sacerdote avesse agito sotto “la spinta di impulsi perversi”, carpendo la fiducia dei minori “attirandoli a casa sua, vicino le chiese” e facendoli “accedere a tutto ciò che un adulto proibisce”.

La sua pericolosità, secondo la giudice, “non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice”.

Oltre alla sentenza che ha confermato in toto la richiesta di condanna della Pm Milocco, il giudice ha disposto l’interdizione perpetua dei pubblici uffici oltre da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, da ogni ufficio, servizio, in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.

È stata inoltre applicata la misura di sicurezza, dopo l’esecuzione della pena per la durata di cinque anni.

Melis è stato condannato anche al risarcimento danni che liquida in via previsionale per 50.000 euro a beneficio della persona offesa (erano già stati versati 20mila euro) oltre alle spese legali e di perizia e alla rifusione dei compensi per la consulenza tecnica di parte.

È stata liquidata la rifusione dei compensi alla associazioni costituite, No Child Abuse e Rete l’Abuso, riservando ad un separato giudizio la determinazione definitiva del risarcimento del danno.

https://www.savonanews.it/2025/10/24/mobile/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/violenza-sessuale-nei-confronti-di-un-minorenne-padre-melis-condannato-a-10-anni.html#goog_rewarded

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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