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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » Abusi nella Chiesa: dati allarmanti. Il II report di Rete L’Abuso

Abusi nella Chiesa: dati allarmanti. Il II report di Rete L’Abuso

ludovica.eugenio by ludovica.eugenio
25 Ottobre 2025
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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SAVONA-ADISTA. Al 1 ottobre 2025, «la situazione degli abusi in Italia è la seguente: si contano tra sacerdoti e indotto laico 1.250 casi di cui 1.106 risultano sacerdoti (e di cui soltanto 155 sono arrivati a una condanna in via definitiva dell’autore della violenza). Le vittime prodotte note risultano 4.625, di cui 4.395 per mano di sacerdoti, 9 per mano di suore, 91 per mano di catechisti, 76 dell’indotto laico, 54 di scout. Delle 4.625 vittime sopravvissute, 2.414 sono nella disponibilità dell’associazione, delle restanti 2.211 non è stato possibile acquisire nessun dato, tranne quello che le cataloga come sopravvissuti. L’incidenza percentuale dei soli sacerdoti è pari al 3,57%, 1.106 su un totale di 31.000 sacerdoti attualmente attivi in Italia». Sono i dati emergenti dal 2° Report, presentato in conferenza stampa venerdì 24 ottobre, della Rete l’Abuso, fondata e animata da Francesco Zanardi. Il primo Report era stato presentato il 12 settembre 2024, primo traguardo di un’associazione impegnata da sempre nella denuncia della pedofilia nella Chiesa e punto di riferimento per le vittime, ma anche uno dei pochissimi strumenti sui quali possono contare media e operatori istituzionali che lavorano sul fenomeno degli abusi nella Chiesa (v. Adista Notizie n. 32/24).

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Il dato percentuale che si rileva quest’anno «è molto alto per essere quello che si ravvisa “spontaneamente”», avverte Zanardi: percentuali di questo tenore in genere sono esito di inchieste governative, e non di una raccolta di casi già emersi. «Il sommerso della Chiesa, ovvero i casi noti e mai denunciati all’Autorità giudiziaria italiana – spesso a causa dei termini prescrittivi maturati dalla vittima nell’attesa di un esito dai tribunali canonici – è di 839 casi su 1106 (dato sempre riferito ai soli sacerdoti)».

I dati sono elaborati a partire dal database di Rete L’Abuso – l’unico esistente in Italia – dal servizio iCODIS (Central Operating Data Information Service), e producono alcune “immagini” di portata macroscopica: «La Lombardia è la regione italiana con il più alto numero di casi censiti, ben 173 il cui sommerso è più della metà, 101 casi mai denunciati all’Autorità giudiziaria italiana».

Femminicidi e pedofilia: stessa matrice, stessa indifferenza

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Ha ampliato lo sguardo su un piano politico Mario Caligiuri, avvocato di Rete L’Abuso, che durante la conferenza stampa ha sottolineato la stretta connessione tra pedofilia nella Chiesa e, più in generale violenza contro i minori e violenza di genere, e ha ribadito come la Corte europea dei diritti dell’uomo abbia già condannato il nostro Paese per violazione dell’art. 2 e 3 della Convenzione di Lanzarote. «L’Italia – ha detto – dispone di un articolato sistema normativo e potrebbe essere chiamata a rispondere non soltanto moralmente ma anche giuridicamente se non garantirà meccanismi di cooperazione tra giurisdizione civile e autorità ecclesiastiche»; una cooperazione fatta di contatti, confronti, coordinamento di azioni, che tra due Stati dovrebbero esserci. Deve esserci, ha detto «un cointeresse a unirsi e a uscire fuori dalla endemica supponenza di poter risolvere da soli problemi di questa portata». Il nodo è intricato, ma ciò che appare con chiarezza è «la sistematica carenza di tutela delle vittime di violenza in Italia, di donne e minori. La rete più volte ha sollevato questo legame intrinseco. Gli obblighi della Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica del 2011, ndr) sono ancora ampiamente disattesi».

Pedofilia clericale e violenza di genere, ha sottolineato, hanno la stessa radice. «Le norme internazionali ci chiedono di prevenire, coordinare, denunciare e accompagnare le vittime in un percorso di giustizia e di guarigione. Questo va ripensato, tanto nella Chiesa quanto nello Stato. La cultura della prevenzione e della corresponsabilità lo impone. Serve la traduzione sostanziale in protocolli e prassi operative e trasparenza».

I garanti delle vittime di reato

In Italia è presente per ora soltanto in quattro regioni la figura del garante delle vittime di reato, una figura di garanzia e assistenza istituita in conformità alla Direttiva europea 2012/29, che ha lo scopo di tutelare i diritti delle vittime di reato, offrendo assistenza gratuita e vigilando sull’attuazione delle norme. Per ora, in assenza di una figura a livello nazionale, i garanti sono presenti in Liguria, Lombardia, Calabria, Basilicata. E un tributo al lavoro fatto da Rete L’Abuso, faro sulle problematiche poste dalla questione degli abusi nella Chiesa, è venuto da Tiziana Silletti, garante per le vittime di reato della Regione Basilicata. Laureata in un’università cattolica, un precedente percorso accademico in Scienze religiose, Silletti ha ricordato che ci sono metri diversi di giustizia, tra tribunali canonici e civili. Lavorando anche nelle carceri come garante anche dei detenuti, sa bene che ci sono sezioni per i reati di pedofilia abusi sessuali e trattamenti specifici. «Che differenza c’è un uomo comune che commette questi reati e un’autorità spirituale? Qual è la differenza?», ha chiesto, facendo riferimento all’impunità e alla protezione degli abusatori clericali.

«Nel tribunale ecclesiastico c’è misericordia per l’autore di reati. E alla vittima? Chi restituisce la dignità?». Concordando sull’accostamento del problema della pedofilia clericale all’interno del discorso più ampio sulla violenza sui minori e sulla violenza di genere, Silletti ha detto che «quando un bambino viene toccato, viene toccata la famiglia e tutta la comunità e la società. Una persona abusata potrebbe diventare una persona violenta e deviata, la ferita sommersa prima o poi verrà alla luce se non si fa un percorso di guarigione. Si parla tanto di giustizia riparativa, ma la Chiesa non sembra averla avviata».

Il II Report della Rete L’Abuso è consultabile online: https://shorturl.at/g2Ko8.

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Ludovica Eugenio, laureata in Storia delle origini cristiane, giornalista e traduttrice, nata nel 1966 a Torino, dal 1990 è direttore del settimanale di informazione religiosa Adista, presso la quale si occupa soprattutto della Chiesa di area anglofona e germanofona.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.