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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » “Sono 1.031 i preti accusati di pedofilia”, la denuncia della Rete L’Abuso sugli incredibili “vuoti legislativi”

“Sono 1.031 i preti accusati di pedofilia”, la denuncia della Rete L’Abuso sugli incredibili “vuoti legislativi”

Un numero sempre impressionante, se si considera spesso gli abusi non vengono denunciati oppure vengono ignorati o addirittura insabbiati

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Maggio 2025
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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“Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede. Lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, a un giorno dal conclave che eleggerà il successore di Papa Francesco, risolleva il problema della gestione, della denuncia e delle leggi per i reati che coinvolgono sacerdoti e hanno come vittime ragazzine e ragazzini, soprattutto. Un numero sempre impressionante, se si considera spesso gli abusi non vengono denunciati oppure vengono ignorati o addirittura insabbiati.

Secondo i dati raccolti dall’associazione nel database “Spotlight on Italian Survivors“, attualmente il 3,2% dei preti italiani è accusato di abusi sessuali su minori. Questo corrisponde a circa 1.031 sacerdoti, che avrebbero prodotto 4.262 vittime. Nel solo 2025, sono già stati registrati 10 nuovi casi. Tuttavia, Zanardi sottolinea che questi numeri sono sottostimati, poiché molti abusi non vengono denunciati o sono prescritti. Non si sa se tra questi ci sono il caso don Samuele Marelli, condannato in primo grado dal Tribunale ecclesiastico regionale della Lombardia e indagato dalla procura di Monza, o don Ciro Panigara finito agli arresti domiciliari nel Bresciano.

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Non c’è obbligo di denuncia – Zanardi evidenzia che in Italia manca l’obbligo di denuncia per i cittadini comuni, limitato solo ai pubblici ufficiali. Incredibilmente nessun obbligo di denuncia ricade sugli ecclesiastici perché i sacerdoti o i loro superiori non sono pubblici ufficiali per il diritto penale italiano. Paradossalmente insegnanti, medici, notai e anche segretari comunali, per esempio, che sono a conoscenza di abuso o una violenza, sono obbligati dalla legge a denunciare: un prete, pur officiando cerimonie, non è un pubblico ufficiale, come sancito da una sentenza della Cassazione del 2009.

Ma le nuove linee guida della Cei, guidata dal cardinale Matteo Zuppi (anche lui tra i papabili), vale la pena ricordarlo, al punto 5.5 spiegano che “non può essere tollerato nessun clima di complice e omertoso silenzio in tema di abuso sessuale nei confronti di minori o persone vulnerabili: chiunque abbia notizia della presunta commissione in ambito ecclesiale di abusi sessuali nei confronti di minori o persone vulnerabili è tenuto a segnalare tempestivamente i fatti di sua conoscenza alla competente autorità ecclesiastica, a tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, della ricerca della verità e del ristabilimento della giustizia, se lesa”. Quand’è che è necessario soffocare l’omertà e denunciare per un ecclesiastico? Viene spiegato al punto 8.2: “L’autorità ecclesiastica ha l’obbligo morale di procedere all’inoltro dell’esposto all’autorità civile qualora, dopo il sollecito espletamento dell’indagine previa, sia accertata la sussistenza del fumus delicti. L’autorità ecclesiastica non procederà a presentare l’esposto nel caso di espressa opposizione, debitamente documentata e ragionevolmente giustificata, da parte della vittima (se nel frattempo divenuta maggiorenne), dei suoi genitori o dei tutori legali, fatto salvo sempre il prioritario interesse del minorenne“.

Il certificato antipedofilia – Inoltre, la legge italiana non prevede un sistema efficace di monitoraggio e prevenzione degli abusi. Il certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, non è applicato a tutte le categorie a rischio, come i volontari, lasciando ampi spazi di impunità. L’associazione Rete L’Abuso ha cercato di colmare questa lacuna raccogliendo dati e testimonianze direttamente dalle vittime. Tuttavia, Zanardi denuncia la mancanza di collaborazione da parte delle istituzioni ecclesiastiche e civili. “In Italia c’è un problema enorme di omertà”, afferma Zanardi, sottolineando che spesso le vittime vengono ignorate o addirittura minacciate quando cercano giustizia.

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Zanardi critica la risposta della Chiesa italiana agli scandali di abusi, accusando i vertici ecclesiastici di non aver rispettato gli appelli di Papa Francesco e di non aver istituito una commissione indipendente di inchiesta. “Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede”, afferma Zanardi, “lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. L’associazione Rete L’Abuso ha presentato istanze all’Unione Europea e alle Nazioni Unite per sollecitare un intervento internazionale e costringere l’Italia a adottare leggi più severe e a proteggere meglio le vittime. “Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sessuali sui minori del clero in Italia?”, è la domanda posta da Zanardi in un esposto presentato a entrambe le istituzioni sovranazionali.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/05/06/sono-1-031-i-preti-accusati-di-pedofilia-la-denuncia-della-rete-labuso-sugli-incredibili-vuoti-legislativi/7976674/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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