“Come mai tutti i fascicoli su mia sorella siano vuoti?”: a chiederselo è Pietro Orlandi, il fratello della cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983 a Roma, nel corso del programma condotto da Gabriele Raho, su Cusano tv, dedicato al mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi. “La pista del rapimento a scopo sessuale non credo sia scollegata da altre”, ha dichiarato Pietro Orlandi in riferimento alle ultime dichiarazioni del deputato Pd Roberto Morassut, vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Orlandi-Gregori.
Il primo fascicolo
Ma l’attenzione è stata posta soprattutto sulla questione del fascicolo vuoto su Emanuela, ritrovato dal giornalista Gian Paolo Pellizzaro, presso l’Archivio centrale dello Stato. Si tratta di un faldone intitolato “Ministero dell’Interno – Direzione centrale della pubblica sicurezza – U.C.I.G.O.S. – Scomparsa Emanuela Orlandi”. Tale fascicolo contiene solo la descrizione del suo interno e non, appunto, gli allegati indicati con il contenuto delle indagini. Si tratta in tutto di quattro fogli, il frontespizio con l’intestazione del fascicolo, e poi tre fotocopie di un faldone di tre volumi con il titolo degli incartamenti, il terzo dei quali fa riferimento genericamente a “ritagli stampa”. I primi due fanno riferimento ad Alì Agcà, al “fronte Turkesh” ma anche a “Phoenix”. Tutte piste battute negli anni. Il fascicolo è stato riversato all’Archivio centrale dello Stato nel 2017 ma per un più ampio effetto della Direttiva Renzi del 22 aprile 2014 “per il versamento di documentazione degli Organismi di informazione per la sicurezza della Repubblica al fine di consentire la ricostruzione storica di alcuni dei gravissimi fatti che hanno segnato la storia italiana”, i cosiddetti “eventi stragisti”, da piazza Fontana al Rapido 904. (fonte: ANSA). Ma perché questo fascicolo è vuoto?
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