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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » Caso Orlandi, il fratello Pietro: “Il mistero si infittisce, ci sono due fascicoli su Emanuela ed entrambi sono vuoti: come è possibile?”

Caso Orlandi, il fratello Pietro: “Il mistero si infittisce, ci sono due fascicoli su Emanuela ed entrambi sono vuoti: come è possibile?”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Febbraio 2025
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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“Come mai tutti i fascicoli su mia sorella siano vuoti?”: a chiederselo è Pietro Orlandi, il fratello della cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983 a Roma, nel corso del programma condotto da Gabriele Raho, su Cusano tv, dedicato al mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi. “La pista del rapimento a scopo sessuale non credo sia scollegata da altre”, ha dichiarato Pietro Orlandi in riferimento alle ultime dichiarazioni del deputato Pd Roberto Morassut, vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Orlandi-Gregori.

Il primo fascicolo
Ma l’attenzione è stata posta soprattutto sulla questione del fascicolo vuoto su Emanuela, ritrovato dal giornalista Gian Paolo Pellizzaro, presso l’Archivio centrale dello Stato. Si tratta di un faldone intitolato “Ministero dell’Interno – Direzione centrale della pubblica sicurezza – U.C.I.G.O.S. – Scomparsa Emanuela Orlandi”. Tale fascicolo contiene solo la descrizione del suo interno e non, appunto, gli allegati indicati con il contenuto delle indagini. Si tratta in tutto di quattro fogli, il frontespizio con l’intestazione del fascicolo, e poi tre fotocopie di un faldone di tre volumi con il titolo degli incartamenti, il terzo dei quali fa riferimento genericamente a “ritagli stampa”. I primi due fanno riferimento ad Alì Agcà, al “fronte Turkesh” ma anche a “Phoenix”. Tutte piste battute negli anni. Il fascicolo è stato riversato all’Archivio centrale dello Stato nel 2017 ma per un più ampio effetto della Direttiva Renzi del 22 aprile 2014 “per il versamento di documentazione degli Organismi di informazione per la sicurezza della Repubblica al fine di consentire la ricostruzione storica di alcuni dei gravissimi fatti che hanno segnato la storia italiana”, i cosiddetti “eventi stragisti”, da piazza Fontana al Rapido 904. (fonte: ANSA). Ma perché questo fascicolo è vuoto?

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La desecretazione
Come ha spiegato Simona Greco, responsabile delle Raccolte speciali “Con la direttiva Renzi c’è stata una interpretazione restrittiva da parte di alcuni enti che hanno riversato solo i titoli, mentre più correttamente le agenzie di sicurezza hanno dato una interpretazione estensiva della Direttiva, cioè hanno riversato l’intera serie archivistica che conteneva quella documentazione restituendo così l’intero contesto di quel fascicolo”. La desecretazione del fascicolo su Emanuela Orlandi potrebbe essere stata solo formale ma, se così fosse, il contenuto dovrebbe essere stato custodito dal Ministero degli Interni, di certo non può essere stato smarrito o sottratto o si tratterebbe davvero di un’irregolare stranezza. La stessa anomalia in cui si è già imbattuto Pietro Orlandi qualche anno fa insieme al suo avvocato Laura Sgrò, come ha raccontato ieri a Cusano tv.

Il secondo fascicolo
“Qualche anno fa, andando all’archivio di Stato, cercando dei documenti su Emanuela insieme a uno storico, abbiamo trovato un fascicolo del Ministero degli Interni su Emanuela che era vuoto. Si tratta di un altro faldone – ha specificato Orlandi, diverso da quello ritrovato dal giornalista Gian Paolo Pellizzaro. Quella cartellina l’ho fotocopiata e consegnata alla commissione d’inchiesta, quando sono stato ascoltato”. Che si tratti di un altro fascicolo, lo avrebbe confermato anche De Priamo. “È vero – ha aggiunto Orlandi –, quando c’è stata la desecretazione non era obbligatorio trasmettere tutti i documenti all’Archivio di Stato, a cui sono state mandate solo le cartelline senza i documenti contenuti all’interno con la lista di cose che avrebbero dovuto contenere. Se è così il contenuto dovrebbe essere al Ministero degli Interni. Per quanto riguarda la copertina del fascicolo da me ritrovato, feci richiesta per sapere se ci sono al Ministero degli Interni dei documenti su Emanuela ma mi hanno risposto di no. Ma allora dove sono se non sono nemmeno in archivio? Possibile che tutti i fascicoli su mia sorella siano vuoti?”, si chiede il fratello della cittadina vaticana scomparsa.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/02/10/fascicoli-vuoti-emanuela-orlandi-mistero-scomparsa-ultime-notizie/7871231/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.