ROMA – “Siamo tutti dei sopravvissuti, ma non sappiamo fino a quando. E anche quelli che attualmente soffrono, sono ancora a rischio suicidio se il loro dolore non viene visto, riconosciuto e condiviso”. Con queste parole è stato presentato, nei giorni scorsi, il neonato coordinamento famiglie sopravvissuti promosso dall’associazione Rete l’Abuso. Parole significative appartenute ad Alessandro Giacoletto, un padre che non ha retto il dolore di una figlia abusata da un familiare e che non è riuscita a sopravvivere scegliendo l’estremo gesto.
“In Italia purtroppo nessuno pensa ai genitori dei sopravvissuti – ha spiegato il presidente di Rete l’Abuso, Francesco Zanardi -. Questo è lo scopo principale del coordinamento, che è fatto di persone che hanno avuto la stessa esperienza traumatica e che hanno uno spazio in cui poter condividere la loro esperienza e confrontarsi tra di loro”.
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