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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Alessandro Giacoletto » Il suicidio dei genitori di Chiara era una tragedia annunciata: avevano già venduto casa e farmacia

Il suicidio dei genitori di Chiara era una tragedia annunciata: avevano già venduto casa e farmacia

Parlano la nipote e la vicina di casa della coppia che si è tolta la vita a due anni dal suicidio della figlia di 28 anni. «Avevano già donato i loro averi in beneficenza»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Dicembre 2024
in Piemonte
Reading Time: 3 mins read
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Alessandro Giacoletto e sua moglie Cristina Masera si sono tolti la vita a causa di un dolore insostenibile: il suicidio della loro unica figlia, Chiara, avvenuto due anni fa dopo gravi abusi. La mattina del 9 dicembre Alessandro aveva inviato un messaggio alla sorella Carla per annunciare il gesto. Nonostante i soccorsi, Cristina è morta il 17 dicembre e Alessandro il 23. La coppia, chiusa nel dolore, aveva venduto casa e farmacia, donando tutto a una causa benefica. Familiari e vicini ricordano il loro carattere dolce e il forte impegno sociale, mentre si chiede maggiore sostegno per famiglie colpite da traumi simili.


L’annuncio sul telefonino

Era la mattina di lunedì 9 dicembre quando sua madre, Carla, aveva ricevuto un messaggio sul telefonino. Poche righe nelle quali suo fratello annunciava il suicidio. Carla abita anche lei in frazione Pasta di Rivalta. È uscita di casa di corsa diretta verso la villa del fratello, una costruzione su due piani, con giardino in via Pascoli 31.

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La scoperta della tragedia

Quando è arrivata, la tragedia era già compiuta. Alessandro e sua moglie Cristina Masera erano in auto, privi di sensi. Carla ha chiamato il 118 e i carabinieri, ma i soccorsi si sono rivelati inutili. Dopo un primo tentativo di rianimazione, Cristina è stata trasportata con l’elicottero del 118 alle Molinette di Torino, mentre Alessandro è stato portato in ambulanza al San Luigi di Orbassano. Sono morti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altra: Cristina il 17 dicembre, Alessandro lunedì 23.


Una tragedia annunciata

La coppia non aveva mai superato la perdita dell’unica figlia, Chiara, che si era tolta la vita due anni fa dopo aver subito gravi abusi. Il peso di quella tragedia era diventato insostenibile, tanto da spingerli a un gesto estremo.


Lo sapevamo che sarebbe successo

«Lo sapevamo che prima o poi sarebbe successo», dice adesso una vicina la cui casa si affaccia proprio sull’ingresso della villa che fu di Alessandro e Cristina. «Qualche mese fa avevano venduto quella casa lì davanti. E pure la farmacia di Orbassano, doveva lavorava lei, la San Giovanni». La figlia era già mancata da qualche mese. Raccontarono che i soldi li avevano donati a un’organizzazione benefica per i bambini africani. Poi si erano chiusi nel loro dolore, lasciando il mondo fuori. Pochi amici. I parenti che sapevano tutto. I pettegolezzi in paese.

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La farmacia

La farmacia San Giuseppe, nel giorno di Santo Stefano è chiusa. Alle 10 del mattino, una cliente abituale, Alessandra D. parla di Cristina con delicatezza e rispetto: «Era donna di una dolcezza infinita. Preparatissima nel suo lavoro. Le dirò di più: era sempre disposta ad ascoltare i problemi dei clienti». Ma il suicidio di Chiara? «L’aveva distrutta. A Orbassano sapevamo tutti l’inferno che stava attraversando: Non se ne parlava, ovviamente. Ma si vedeva che soffriva. Che non era più lei».


Aiutare le famiglie

Di suo marito, invece parla Michele Colaci, che è il presidente di Confapi Salute: «Alessandro era riservato, ma aveva un cuore grande così». E aggiunge: «Mi piacerebbe che le istituzioni, tutte, nessuna esclusa, aiutassero le famiglie che vivono traumi come questo. Che le sostenessero e le aiutassero con percorsi di sostegno». E Francesco Bona (direttore Hospice Terapia Antalgica e Cure Palliative di Candiolo) aggiunge: «Ci siamo conosciuti 25 anni fa. Io ero anestesista a Candiolo e lui che era medico di famiglia e otorinolaringoiatra, veniva ad assistere agli interventi. Era uno che non si tirava mai indietro. Era inserito nel tessuto sociale cittadino, aveva fatto parte dei Lions e accompagnava i malati a Lourdes. Quando sono diventato direttore dell’Hospice, mi aveva inviato alcuni suoi pazienti». Si era mai confidato con lei su quanto accaduto alla figlia? «Assolutamente no. E non credo si sia mai lasciato andare con qualcuno».

Poi la notizia del duplice tentativo di suicidio. In frazione Pasta ne parlavano tutti. E tutti sapevano le ragioni: la morte di Chiara, che si era tolta la vita due anni fa.

https://www.lastampa.it/torino/2024/12/27/news/alessandro_giacoletto_cristina_masera_rivalta_suicidio-14907554/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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