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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Portale della Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti | News | L’orribile eredità degli abusi in Belgio offusca il viaggio del Papa

L’orribile eredità degli abusi in Belgio offusca il viaggio del Papa

Le rivelazioni sull'orribile scandalo degli abusi in Belgio si sono susseguite dal 2010, quando il vescovo più longevo del Paese è stato autorizzato a dimettersi senza essere perseguito. L'alto prelato aveva ammesso di aver abusato sessualmente di suo nipote

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Settembre 2024
in News
Reading Time: 6 mins read
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Fresco di un tour di quattro Paesi in Asia, dove ha visto folle da record e comunità ecclesiali vibranti, Papa Francesco si reca in Belgio, il Paese con la spaventosa eredità di abusi sessuali da parte del clero e successivo insabbiamento istituzionale.

Riceverà un’accoglienza interlocutoria: le vittime degli abusi hanno scritto una lettera aperta a Francesco, chiedendogli di attivare un sistema universale di riparazione e di assumersi la responsabilità per il disastro che gli abusi hanno provocato nelle loro vite.

Il Pontefice ha salutato i giornalisti prima del volo, ma ha rifiutato di camminare lungo il corridoio per salutarli uno per uno, come fa di solito. “Non mi sento all’altezza del viaggio. Vi saluterò da qui”, ha detto, riferendosi al percorso lungo il corridoio.

Il portavoce vaticano, Matteo Bruni, ha detto che la decisione era legata alla logistica dell’aereo, con un solo corridoio, e alla breve durata del volo, e non rifletteva lo stato di salute di Francesco.

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Lo scandalo abusi da parte del clero

In una cascata di eventi, che sottolineano la facilità con cui gli scandali vengono ancora a galla, un vescovo ha dovuto prima ritirarsi dal viaggio del Papa perché di recente aveva elogiato un sacerdote, noto per essere stato coinvolto in un caso di abusi.

Mercoledì scorso, la Messa del Papa ha dovuto essere cambiata perché l’inno finale era stato composto da un noto abusatore.

La lettera aperta sarà consegnata a Francesco quando incontrerà 15 vittime di abusi durante la sua visita di quattro giorni, che inizierà giovedì. A darne notizia il reverendo Rik Devillé, che da oltre un quarto di secolo si batte al fianco delle persone abusate.

L’indagine del parlamento belga

La visita avviene anche nel contesto dell’iniziativa del parlamento belga, che ha annunciato un’indagine sulle violenze perpetrate dal clero. Al centro del dossier il modo in cui le autorità giudiziarie e di polizia belghe hanno gestito un’enorme indagine penale del 2010 sui crimini sessuali della Chiesa.

Nulla di tutto questo era stato previsto quando il 14 settembre 2023 il re belga Philippe e la regina Mathilde hanno incontrato Francesco nel Palazzo Apostolico Vaticano e lo hanno invitato per la celebrazione del 600° anniversario della fondazione delle due università cattoliche del Belgio.

Questo anniversario è tecnicamente il motivo del viaggio di Francesco, che prevede anche una sosta in Lussemburgo giovedì e una Messa domenica a Bruxelles per la beatificazione di una suora mistica del XVII secolo.

Anche immigrazione e clima in agenda

In Belgio, Francesco parlerà di due delle sue priorità durante le visite ai campus francese e fiammingo dell’università di Lovanio: l’immigrazione e il clima. Ma il portavoce vaticano ha riconosciuto, in una rara anteprima, che Francesco solleverà certamente il problema degli abusi in Belgio.

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“È chiaro che il Papa è consapevole della difficoltà, e che per anni c’è stata sofferenza in Belgio, e certamente possiamo aspettarci un riferimento in questo senso”, ha detto Bruni.

Scoperchiato il ”vaso di Pandora” delle violenze sessuali

Le rivelazioni sull’orribile scandalo degli abusi in Belgio si sono susseguite per un quarto di secolo, scandite dall’anno bomba del 2010, quando il vescovo più longevo del Paese, il vescovo di Bruges Roger Vangheluwe, fu autorizzato a dimettersi senza essere perseguito, dopo aver ammesso di aver abusato sessualmente di suo nipote per 13 anni.

Due mesi dopo, la polizia belga ha compiuto un’incursione senza precedenti negli uffici della Chiesa belga, nella casa dell’arcivescovo Godfried Danneels, da poco in pensione, e persino nella cripta di un prelato – una violazione che il Vaticano ha definito “deplorevole”.

Danneels, amico di lunga data di Francesco, è stato ripreso mentre cercava di convincere il nipote di Vangheluwe a tacere finché il vescovo non fosse andato in pensione.

Infine, nel settembre 2010, la Chiesa ha pubblicato un rapporto di 200 pagine redatto dallo psichiatra infantile Peter Adriaenssens, secondo il quale 507 persone si erano fatte avanti raccontando di essere state molestate da sacerdoti, anche quando avevano solo due anni. Ha identificato almeno 13 suicidi di vittime e tentativi di altri sei.

“Abbandonato da Dio”

Nonostante tutto quello che si sapeva e che era già di dominio pubblico, lo scandalo è riemerso in modo nuovo e scioccante l’anno scorso, quando un documentario fiammingo in quattro episodi, “Godvergeten” (Godforsaken), è andato in onda sull’emittente pubblica VRT nelle settimane precedenti la visita dei reali in Vaticano.

Per la prima volta, le vittime belghe hanno raccontato le loro storie una dopo l’altra, rivelando agli spettatori fiamminghi la portata dello scandalo nella loro comunità, la depravazione dei crimini e la loro sistematica copertura da parte della gerarchia cattolica.

“Non abbiamo detto nulla di nuovo. Abbiamo solo messo tutto insieme. Abbiamo messo insieme le voci”, ha detto Ingrid Schildermans, ricercatrice e regista di Godvergeten. “Abbiamo messo tutte le cose che sono successe su una linea temporale, in modo che non potessero dire: “È una mela marcia””.

Le testimonianze delle vittime

In seguito all’indignazione dell’opinione pubblica, sia una commissione parlamentare delle Fiandre che il parlamento federale belga hanno aperto inchieste ufficiali e hanno ascoltato per mesi le testimonianze delle vittime, degli esperti e della gerarchia cattolica.

A marzo, con una visita papale già annunciata, Francesco ha finalmente agito e ha sconsacrato Vangheluwe, 14 anni dopo aver ammesso di aver molestato suo nipote. La laicizzazione è stata vista come un chiaro tentativo da parte del Vaticano di placare l’indignazione e rimuovere un problema evidente che offuscava la visita di Francesco.

Un’atmosfera più fredda

Tutto ciò ha lasciato un sapore piuttosto amaro nell’opinione pubblica belga in vista della visita di Francesco, anche perché quest’ultimo è rimasto legato a Danneels dopo che il suo insabbiamento è stato smascherato, e ha nuovamente mostrato di ignorare il problema del Belgio quando ha nominato il vescovo in pensione di Gand cardinale nel 2022. Il vescovo ha rifiutato l’onore a causa dei suoi precedenti in materia di abusi.

In alcuni casi, la visita ha anche ritraumatizzato le vittime, alcune delle quali avevano cercato di incontrare il Papa per poi sentirsi dire dalle autorità ecclesiastiche che non erano state selezionate, ha detto Schildermans.

È un’atmosfera molto diversa dall’accoglienza entusiastica che Francesco ha ricevuto in Asia meno di due settimane fa e molto lontana dall’eccitazione che ha circondato San Giovanni Paolo II quando ha visitato il Belgio nel 1985.

Monta l’indignazione

Persino De Standaard, uno dei principali quotidiani belgi, che per lungo tempo è stato considerato il più cattolico, ha pubblicato un grande articolo nel fine settimana con il titolo “Quanto è davvero rivoluzionario Papa Francesco?

Martedì si è avuta un’ulteriore prova di come la terribile storia del Belgio in fatto di abusi, insabbiamenti e insensibilità verso le vittime abbia offuscato la visita di Francesco.

Il vescovo Patrick Hoogmartens, del Limburgo settentrionale, ha annunciato che non avrebbe preso parte agli eventi papali celebrativi. Una decisione che arriva dopo le rivelazioni secondo cui il prelato avrebbe elogiato calorosamente un sacerdote, che era noto per essere stato coinvolto in un caso di abusi.

“Non ho valutato che ciò avrebbe danneggiato una vittima di abusi degli anni ’70”, ha dichiarato alla TV Limburg.

Mercoledì scorso, un portavoce delle autorità ecclesiastiche, Geert De Kerpel, ha confermato un articolo della rete VRT secondo cui il coro dovrà esercitarsi in un nuovo inno di chiusura, poiché altrimenti il Papa avrebbe ascoltato la melodia di un prete compositore noto per gli abusi.

https://it.euronews.com/2024/09/26/lorribile-eredita-degli-abusi-in-belgio-offusca-il-viaggio-del-papa

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.