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TIVOLI – Mirko Campoli, richiesta una pena più aspra per l’orco dell’Azione Cattolica

La Procura ricorre in Cassazione per aumentare la condanna da 9 a 10 anni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Luglio 2024
in Lazio
Reading Time: 4 mins read
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Nove anni di carcere per aver abusato di due minorenni.

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Si era concluso così il 7 marzo scorso il processo con rito abbreviato nei confronti di Mirko Campoli, 47enne di Villa Adriana, ex prof di religione e vicepreside all’istituto tecnico “Enrico Fermi” di Tivoli, segretario nazionale dell’Azione cattolica ragazzi, presidente dell’Azione cattolica della Diocesi di Tivoli, Direttore dell’ufficio scuola diocesano e incaricato regionale dell’ufficio scuola e università dall’ufficio della Cei (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).

Ma la Procura di Tivoli non condivide le conclusioni del Tribunale.

Per questo lunedì 15 luglio il Procuratore della Repubblica Francesco Menditto e la sostituta Procuratrice Arianna Armanini, titolare dell’inchiesta, hanno depositato il ricorso alla Suprema Corte di Cassazione contro la sentenza emessa nei confronti di Mirko Campoli per gli abusi sessuali su due minori.

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Un ricorso lungo ben 12 pagine in cui vengono elencate minuziosamente le motivazioni rispetto alla richiesta di un aumento della pena e dell’applicazione di misure di sicurezza.

Lo scorso 7 marzo, davanti al Giudice per l’udienza preliminare Emanuela Maria Francini, l’ex Presidente dell’Azione Cattolica di Tivoli è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale su due ragazzi di 13 e 16 anni, Matteo Toselli e Edoardo Gualerni, oggi rispettivamente di 20 e 23 anni, e condannato a 9 anni di reclusione in carcere.

Il Giudice ha inoltre condannato Campoli alle pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dall’insegnamento nonché al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 15 mila euro a favore di Matteo Toselli, di 10 euro a favore di Edoardo Gualerni e di 5 mila euro a favore del Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, costituitosi parte civile nel processo, attraverso l’Avvocato Pasquale Lattari.

Una sentenza che aveva visto, subito dopo la lettura, le vittime e i familiari abbracciarsi e scoppiare in lacrime.

Una sentenza giusta? Una sentenza adeguata?

Il Procuratore Menditto e la sostituta Armanini non sono di questo parere. Il ricorso in Cassazione verte su due punti in particolare: determinazione della pena detentiva di nove anni e mancata applicazione delle misure di sicurezza previste dalla legge.

Secondo i magistrati, nella determinazione della pena, il Tribunale non ha valutato interamente i gravissimi elementi emersi nei confronti di Campoli. Circostanze fondamentali come la minore età delle vittime, la loro condizione di inferiorità fisica e psichica e il ruolo rivestito da Mirko Campoli.

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L’ex insegnante di Religione aveva approfittato delle due vittime beneficiando della sua posizione di educatore, nel caso di Edoardo Gualerni, e di “padrino” nel caso di Matteo Toselli.

Estrema fiducia, vicinanza simulata, ingannevole affetto, circostanze in cui il carnefice si trovava solo con i ragazzi: così Mirko Campoli era riuscito ad attirare nella sua trappola le giovani vittime.

Secondo i magistrati, l’impatto del reato di abusi sessuali va commisurato proprio sulle particolari circostanze personali in cui si trovavano Matteo ed Edoardo.

Di qui, la richiesta di aggravamento della condanna.

Nel ricorso in Cassazione la Procura sottolinea la personalità negativa di Campoli, in particolare il suo tentativo di screditare, come nel caso di Edoardo Gualerni, oppure provando a ridimensionare i fatti, come nel caso di Matteo Toselli: circostanze che proverebbero il disperato tentativo di salvaguardare la propria persona e ricercare miseramente una riduzione della pena.

Inoltre i magistrati non condividono l’applicazione da parte del Tribunale di Tivoli soltanto di alcune misure di sicurezza personali anziché di tutte quelle previste dalla norma, come il restringimento dei movimenti e della libera circolazione, il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati abitualmente dai minori e l’obbligo di informare le forze dell’ordine sulla propria residenza e i propri spostamenti, in modo da tutelare tutti quei minori che potrebbero venire a contatto con Mirko Campoli.

Il procuratore e la sostituta procuratrice richiedono l’annullamento della sentenza o una pena di 10 anni di reclusione, oltre all’applicazione di tutte le misure di sicurezza previste, come già proposto nel processo del 7 marzo scorso.

“Non siamo animati da sete di vendetta – commenta il legale delle vittime, l’Avvocato Michele De Stefano – Nessuna sentenza e nessun risarcimento riusciranno mai a ripagare i ragazzi del dolore subito.

Sono cicatrici che avranno per sempre sulla pelle e con cui saranno costretti a convivere per tutta la vita.

Vogliamo solo che a Mirko Campoli venga applicata la pena più severa possibile prevista dalla legge”.

(Claudia Santolamazza)

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.