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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Una laica anti pedofilia. La mezza rivoluzione della Chiesa italiana

Una laica anti pedofilia. La mezza rivoluzione della Chiesa italiana

VATICANO. La Cei sceglie Griffini, psicologa forense, per la task force anti abusi. Ma la commissione non è indipendente e non c’è obbligo di denuncia. Nominata al posto di un vescovo, da lei ci si aspetta un approccio «situazionale»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Maggio 2024
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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La notizia della decisione presa dalla Conferenza episcopale italiana di affidare per la prima volta a una donna, una laica, l’azione per la prevenzione degli abusi commessi nei confronti di minori è senz’altro una novità importante seppure, nella sostanza, la Chiesa italiana proceda in merito ancora con un passo lento. È stata l’assemblea generale dei vescovi riuniti nei giorni scorsi a Roma a comunicare che al vertice del Servizio nazionale per la tutela dei minori è stata nominata la 47enne Chiara Griffini, psicologa forense.

GRIFFINI prende il posto che era dell’arcivescovo di Ravenna, Lorenzo Ghizzoni, dopo che i vescovi – ed è questa la notizia più significativa – si sono dovuti adoperare a modificare lo Statuto dello stesso organismo. La task force anti-pedofilia, infatti, era stata istituita appena cinque anni fa e prevedeva che soltanto un vescovo potesse esserne presidente. Non sarà più così, nonostante le non poche resistenze interne dovute soprattutto a una parte di presuli che tende a minimizzare il problema.

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Griffini da tempo lavora contro gli abusi. Coordina, infatti, il progetto “Safe” della Comunità Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi la quale, tra il 2019 e il 2021, in pieno lockdown, ha formato più di mille fra genitori, insegnanti ed educatori nella tutela dei bambini e delle persone vulnerabili.

PIÙ VOLTE FRANCESCO ha chiesto di «smaschilizzare» una Chiesa cattolica che, in merito al ruolo delle donne, è ancora fortemente influenzata dal pensiero del teologo che fu firma di spicco della rivista conservatrice Communio Hans Urs Von Balthasar, molto vicino a Wojtyla e Ratzinger, che utilizzando il ricorso a un «duplice principio» (petrino e mariano) che caratterizzerebbe in modo generale tutta la storia della Chiesa (e che dovrebbe perciò essere rispettato normativamente anche oggi) ha aggravato il percorso di esclusione delle donne dai processi decisionali della comunità ecclesiali. Eppure, la nomina di donne nei ruoli di governo non solo offre un punto di vista diverso e indispensabile, ma può essere anche un forte deterrente contro gli abusi sessuali commessi da sacerdoti e religiosi sui minori. L’arrivo di Griffini in questo senso – «una professionista seria, non è una telecomandata», ha detto di lei il capo dei vescovi, il cardinale Matteo Zuppi – non è di poco conto seppure le resistenze interne non manchino e superarle non è impresa facile.

GIANLUCA MARCHETTI, sottosegretario della Cei, ha comunicato la decisione di portare Griffini alla guida della task-force spiegando che «neppure in altre Conferenze episcopali c’è una figura di questo rilievo». Tuttavia, al contrario dell’Italia, altre Conferenze hanno avuto il coraggio di affidare a organismi esterni – e quindi non ricattabili – i propri report sui casi di abusi del passato remoto e recente. La Conferenza episcopale francese, ad esempio, affidando il report a un organismo esterno ha aperto la strada anche a possibili risarcimenti per le vittime che a giudicare dai numeri non saranno esigui. In Francia, come in altri Paesi, c’è un dialogo costante fra gerarchie e magistratura mentre in Italia il non obbligo dei vescovi, previsto in verità dalla legislazione del Paese, di non denunciare automaticamente gli abusi resta un problema.
Certo, non tutte le vittime desiderino che si denunci. E il loro punto di vista va salvaguardato. Ma è evidente che soltanto un’indicazione chiara data ai vescovi di denunciare può favorire la trasparenza e sfavorire l’insabbiamento.

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L’APPROCCIO agli abusi di Griffini seguirà verosimilmente quello «situazionale» di “Safe” che ha cercato di modificare l’ambiente fisico e organizzativo delle diocesi creando delle «situazioni» per cui per commettere dei crimini si dovrebbero correre rischi troppo elevati. “Safe” ha inoltre offerto agli associati un percorso formativo per consentire loro di educare e accogliere in ambienti sicuri, ma anche di riconoscere, segnalare e prevenire un abuso nelle relazioni e negli ambienti di attività educativa e di accoglienza con minori di età e persone vulnerabili. Se questo approccio darà frutti effettivi e segnerà una vera di sostanza in tutto il Paese solo il tempo potrà dirlo.

https://ilmanifesto.it/una-laica-anti-pedofilia-la-mezza-rivoluzione-della-chiesa-italiana

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.