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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi, la Santa Sede scioglie una comunità di suore fondata da Rupnik

Abusi, la Santa Sede scioglie una comunità di suore fondata da Rupnik

Decreto di scioglimento per la Comunità di Loyola da dove sono partite le prime denunce contro l'ex gesuita famoso per i mosaici

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Dicembre 2023
in World
Reading Time: 3 mins read
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L’ennesima visita apostolica che si conclude con un decreto di scioglimento. Il dicastero per gli istituti di vita consacrata ha emesso un decreto di scioglimento per la Comunità di Loyola che dovrà essere attuato entro un anno. Lo ha comunicato la diocesi di Lubiana, territorio canonico dove la comunità era eretta. Era stato proprio l’arcivescovo locale, monsignor Stanislav Zore ad ordinare una visita nel 2019. Nel comunicato si parla di “gravi problemi riguardanti l’esercizio dell’autorità e della convivenza comunitaria” dietro la decisione della Santa Sede. Il riferimento è presumibilmente all’influenza esercitata sulle consorelle dalla fondatrice Ivanka Hosta. Ma questa storia si intreccia ad uno dei più recenti e clamorosi scandali che hanno coinvolto la Chiesa: il caso di padre Marko Ivan Rupnik, teologo e artista sloveno conosciuto in tutto il mondo. Accusato di abusi da più donne, l’uomo era stato scomunicato nel 2020 dalla congregazione per la dottrina della fede per aver assolto in confessione una complice nel peccato contro il sesto comandamento. Subito dopo, però, quella scomunica era stata revocata: ancora oggi, un anno dopo l’emersione dello scandalo, non si sa da chi.

L’indagine per abusi

La Comunità di Loyola, infatti, è stata fondata nella metà degli anni ’80 proprio da Rupnik e da suor Ivanka Hosta. Ed è proprio dalle ex suore di questa comunità che sono partite le prime denunce nei confronti dell’artista sloveno, all’epoca cappelano. Secondo le testimonianze di alcune sopravvissute, le prime denunce di abusi psicologici e sessuali commessi dal religioso vennero fatte internamente alla madre superiora già nel 1993. Rupnik ruppe con suor Hosta, fu allontanato dall’arcivescovo dell’epoca Alojzij Suàtar e si trasferì a Roma per fondare il Centro Aletti. La seconda indagine dell’ex congregazione per la dottrina della fede sulle presunte violenze dell’artista nacque proprio nell’ambito della visita in corso nella Comunità di Loyola a seguito delle segnalazioni fatte da alcune consacrate. Ad inizio 2022 la Compagnia di Gesù concluse la sua indagine interna raccomandando al dicastero per la dottrina della fede di istruire un processo penale a carico di Rupnik dopo aver constatato “l’effettiva consistenza delle accuse”. Ma l’ex congregazione per la dottrina della fede non istruì il processo perché subentrarono i termini di prescrizione e, pur potendolo fare, non vi rinunciò.

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Lo scandalo

Rupnik, che nel 2020 venne invitato a tenere gli esercizi spirituali di Quaresima alla Curia Romana, è stato nel frattempo destinatario di nuove accuse, molto pesanti da parte di presunte vittime che contemplavano anche racconti di abusi sessuali a sfondo sacrilego. Lo scorso giugno la Compagnia di Gesù ha dimesso Rupnik ritenendo il “grado di credibilità di quanto denunciato o testimoniato come molto alto”. Nonostante ciò, la sua parabola nella Chiesa non è finita perché pur essendo un ex gesuita, non è stato ridotto allo stato laicale. Così, ad ottobre, l’artista è riuscito a trovare una diocesi che lo incardinasse a Capodistria, in Slovenia. Tutto questo un mese dopo essere stato difeso pubblicamente in una nota del Vicariato di Roma a conclusione di una visita nel Centro Aletti e che si concludeva a proposito della condotta di Rupnik sostenendo di aver “segnalato procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica”. Un anomalo ed inedito giudizio del Vicariato di Roma sull’operato del dicastero più importante della Curia.

L’accoglienza di Rupnik a Capodistria ha suscitato moltissime polemiche ed amareggiato le presunte vittime che da tempo denunciano di non essere prese sul serio dalle autorità ecclesiastiche competenti in Vaticano e nelle diocesi interessate. Ci ha dovuto pensare la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori che su iniziativa del presidente cardinale Sean Patrick O’Malley ha segnalato al Papa l’esistenza di “gravi problemi nella gestione del caso di P. Marko Rupnik e la mancanza di vicinanza alle vittime”. Dopo questa mossa e dopo le critiche delle ex suore sopravvissute, dal Papa è arrivata la richiesta al dicastero per la dottrina della fede di esaminare il caso e la deroga alla prescrizione per consentire lo svolgimento di un processo sulle denunce relative agli anni della Comunità di Loyola.

https://www.ilgiornale.it/news/vaticano/abusi-santa-sede-scioglie-comunit-suore-fondata-rupnik-2256645.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.