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Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 11 del 18 novembre

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Novembre 2023
in TG Tematico
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  • Federica Tourn – Scarsa affluenza agli sportelli diocesani: il nuovo rapporto Cei sugli abusi

In coda all’assemblea straordinaria della Cei il 16 novembre ad Assisi è stata presentata “Rilevazione sulle attività dei Servizi diocesani per la tutela dei minori e dei Centri di ascolto”, che segue il primo report sugli abusi nella chiesa italiana dell’anno scorso sull”attività del Servizio Diocesano o Interdiocesano per la tutela dei minori, del Centro di ascolto e del Servizio Regionale per la tutela dei minori nelle diocesi italiane nel 2020 e 2021.

Ecco quindi i dati, elaborati dall’équipe di ricercatori dell’università cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Nel 2022 i presunti abusatori segnalati alla Chiesa sono stati 32 e le vittime 54 (con prevalenza di casi che riguardano il passato per il 56,8%), mentre nel biennio 2020/2021 le vittime erano state 89 e 68 i preti abusatori. L’età delle vittime nel 2022: 25 hanno fra i 15 e i 18 anni e 19 sono maggiorenni, con una netta prevalenza di femmine (44 su 54). Rimangono quindi dieci segnalazioni di abuso che riguardano bambini, ma la sintesi non lo esplicita, così come non nomina mai la parola “pedofilia”. Le vittime minori di 14 anni però ci sono, come si legge nella versione estesa del rapporto: due hanno meno di 4 anni, quattro fra 5 e 9 anni e quattro fra 10 e 14 anni.

Le segnalazioni sono arrivate ai 108 centri di ascolto attivi in 160 delle 206 diocesi italiane, mentre nel primo report i centri d’ascolto erano 90, di cui solo 30 avevano fornito dati. Analizzando i casi segnalati per tipologia di abuso, «si nota la prevalenza di comportamenti e linguaggi inappropriati – si legge nella Rilevazione – offese, ricatti affettivi e psicologici, molestie verbali, manipolazioni psicologiche, comportamenti seduttivi, dipendenze affettive». Il profilo dell’abusatore è un sacerdote o un religioso che ha dai 40 ai 60 anni e nel 37% dei casi è un laico.

Cambiano i motivi che spingono le persone a contattare i centri: è vero che nel 2022 è cresciuto il numero complessivo di persone che hanno contattato i centri d’ascolto (374 rispetto agli 86 del biennio 2020/21), ma nel 2022 nell’l’81,9% dei casi si tratta in realtà di richiesta di informazioni e soltanto nel 18,1% di una denuncia all’autorità ecclesiastica (rispetto al 53,1% registrato nel 2021). Inoltre, pur avendo ampliato la base di indagine (nel 2022 ha risposto il 92% delle diocesi rispetto al 73% del biennio precedente), gli abusatori presunti sono meno della metà di quelli indicati nel primo report. Non solo: il 63,9% delle diocesi (e addirittura l’85,7% al sud) non ha ricevuto un solo contatto nel periodo 2020-2022.

Dati che indicano chiaramente che i centri d’ascolto diocesani non funzionano perché le persone non ci vanno, nonostante siano triplicati gli incontri formativi sulle “buone prassi in parrocchia” e sull’ascolto delle testimonianze. «Nel 2022 sono arrivate più vittime alla Rete L’Abuso che a tutti gli sportelli diocesani italiani», commenta amaro il presidente Francesco Zanardi. La Rete L’Abuso, l’associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, ha documentato 332 casi di violenza da parte di chierici o religiosi dal 2010 a oggi, casi che la Cei non ha finora voluto acquisire.

Fonte: Domani


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  • Francesco Zanardi – Lo schiaffo della Conferenza Episcopale Francese alla “nullafacente” CEI, l’unica a fallire in Europa sulla pedofilia

La Conferenza Episcopale Francese ha risarcito un sopravvissuto italiano, Piero Brogi.

L’uomo – tra i fondatori della Rete L’ABUSO, oggi 60enne e residente in Francia – era stato abusato a Roma nella parrocchia dei SS. Aquila e Priscilla all’età di 9 anni, da monsignor Angelo Pio Loco Boscariol oggi deceduto.

Durante l’inchiesta della Commissione indipendente francese CIASE l’uomo (se pur abusato in Italia) decise di presentare comunque la denuncia chiedendo di essere risarcito dalla chiesa in quanto istituzione globale.

Dopo una serie di accertamenti da parte della Conferenza Episcopale Francese sul fatto accaduto in Italia, ha ricevuto l’indennizzo economico.

Un indennizzo quantificato a seconda dei casi per un massimo di 60.000€, sicuramente simbolico che però almeno restituisce alle vittime un valore più immenso, quello del riconoscimento e del reale pentimento.

Purtroppo in Italia questo al momento non è neppure ipotizzabile in quanto la CEI stessa ha scelto di continuare sulla linea criminale, di proseguire  nell’insabbiamento interno, nella NON denuncia alle autorità civili, nel NON riconoscimento delle vittime, alle quali lo stesso Presidente Matteo Zuppi rinnega nei fatti qualunque possibile dialogo.

Rete L’ABUSO


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  • Pierelisa Rizzo – Si infittisce il giallo dell’aggressione al giovane viceparroco di San Francesco a Gela

Si infittisce il giallo dell’aggressione a don Francesco Spinello, giovane viceparroco di San Francesco, a Gela, che sarebbe stato colpito alla testa e medicato con tre punti di sutura mentre si trovava a Roma per un pellegrinaggio. Secondo il quotidiano la Sicilia, in un articolo a firma di Laura Mendola, l’aggressore potrebbe essere una donna, ma potrebbe essere anche un trans.

Ma andiamo per ordine. Padre Francesco Spinello fa parte della folta comunità della Piccola Casa della Misericordia che il 6 novembre scorso ha fatto visita, il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana  in testa, a Papa Francesco. “Ero nella hall dell’albergo – ci dice a telefono don Spinello – e sono stato aggredito con una tazza da una donna che ce l’aveva con la chiesa”. Secondo la versione fornita, il sacerdote, che si trovava solo, senza altri parrocchiani in albergo, sarebbe stato suturato alla medicheria del Vaticano. Ma c’è invece chi giura che l’aggressione sia stata in zona Colosseo e non sarebbe stata certo una tazza, piuttosto  una bottiglia. E c’è ancora chi avrebbe sentito dire a don Spinello di essere caduto.

E c’è chi, in un primo momento, ha parlato di un’aggressione da parte di una mendicante e che Spinello sarebbe stato suturato dopo due giorni, al ritorno, a Gela.  Fatto sta che, stante al racconto del giovane sacerdote, che non ha presentato alcuna denuncia contro chi l’avrebbe aggredito, Don Spinello sarebbe andato con la testa fasciata all’udienza con il Papa. Ma tra i tanti pellegrini della Piccola Casa della Misericordia di Gela le voci si rincorrono e si moltiplicano. In un momento in cui questa istituzione , fondata 10 anni fa, sotto l’impulso di Papa Francesco, che con i suoi diversi servizi dovrebbe offrire  una risposta concreta ai tanti bisogni emergenti del territorio, è al centro di una vicenda politica dopo che il gelese, vicepresidente dell’assemblea regionale siciliana, Nuccio Di Paola,  in un intervista al quotidiano di Gela del 13 novembre 2023, dal titolo “Niente mancette, fondi a Casa della Misercordia e a Consorzio di bonifica”  a proposito di un maxi emendamento, a pochi giorni dalla visita della comunità della Casa della Misericordia a Papa Francesco, dichiara “ Io non mi sono fatto tirare per la giacchetta da nessuno, né ho partecipato alla gara per mance e mancette destinate a sagre e feste” .

Ma aggiunge che la somma di centomila euro destinati alla Piccola casa della Misericordia, per iniziative a sostegno di chi è più in difficoltà, così come quella di 200 mila euro per il consorzio di bonifica della zona di Gela, porterebbero la sua firma. Parole, quelle del vice presidente dell’Ars Nuccio Di Paola, eletto nel collegio di Caltanissetta con 3889 voti, che non hanno lasciato indifferenti i tanti, tra gli abitanti di Gela, che guardano con attenzione alla vita delle comunità religiose che ora si interrogano perchè a beneficiare di questa somma sia stata solo la  Piccola Casa della Misericordia e non gli altri centri, che operano sul territorio e  che accolgono poveri e disagiati.

Pierelisa Rizzo

Fonte La Sicilia, 15 novembre 2023

Quotidiano di Gela , 3 novembre 2023


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  • Alessio Di Florio – Famiglia Claps: «Per Elisa non chiediamo soldi, il vescovo continua a mentire»

Nella scorsa puntata abbiamo sottolineato come dopo la prima messa nella Chiesa della Santissima Trinità a Potenza e il sit in di protesta indetto dalla famiglia di Elisa Claps si sono scatenati ambienti “cattolici” con un copione identico a quanto accaduto in questi mesi contro Pietro Orlandi. Gli ultimi giorni lo hanno confermato, il vescovo in un’intervista al Corriere della Sera ha insinuato – tra le altre dichiarazioni rilasciate – che la famiglia Claps punta solo ad avere risarcimenti economici, che si muoverebbe per denaro. Il fratello Gildo, sempre sul Corriere della Sera, ha ribadito la verità dei fatti e smentito il vescovo: «Per Elisa non chiediamo soldi, il vescovo continua a mentire» il titolo dell’intervista pubblicata il 13 novembre.

Mentre accade tutto questo proseguono gli attacchi contro il sit in, definito violento da ambienti in difesa del vescovo e della curia. Un appello è stato promosso su Change.org contro quest’offensiva https://www.change.org/p/caso-claps-appello-collettivo-a-sostegno-della-famiglia-di-elisa-e-della-verit%C3%A0-d7e7eb9d-6c5f-4056-b622-addd1b2b21a5?fbclid=IwAR0soee7_Eya9RJmgGeBJ_7Mq19FU4aLxiIACmiw8eDRTLt08pi9xnNMC6g

Caro vescovo, osserva questa foto. Guarda la bellezza di quegli occhi volti al cielo. Sguardi sereni che seguono il volo di un palloncino bianco. “Ovunque tu sia, figlia mia, ti penso sempre”, ha detto mamma Filomena mentre liberava il palloncino. Quanta gioia ieri a Potenza. Quanta commozione liberatoria. Oggi le tue parole dure, ingiuste, false in alcune affermazioni, provano a scalfire quella serenità. Non ci riuscirai, non ci riuscirete. Non avete vinto voi. Prendetene atto una volta per tutte e lasciate in pace Elisa e la famiglia Claps.  Non si alimentino ulteriori e dolorose divisioni e si porti rispetto a chi le ha camminato a fianco in questi trenta lunghissimi anni, a Libera, e a tutta quella gente che non smetterà mai, mai, di chiedere verità e giustizia.

 Perché questo appello

Il caso Claps ha scosso l’Italia e ha avuto un impatto devastante sull’intera collettività. Recentemente il vescovo di Potenza, monsignor Ligorio, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera che ha ulteriormente appesantito la situazione. Questa petizione è un appello per difendere l’onore della famiglia di Elisa e tutelarne la serenità in questo difficile momento. Non possiamo permettere che parole irresponsabili aggravino il dolore già profondo di una famiglia e di un’intera nazione. Facciamo sentire la nostra voce. Sottoscrivi questo appello per la famiglia di Elisa e per la verità.


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  • Federico Tulli – Su donne o bambini, la violenza è la stessa

La violenza sessuale non è mai scissa da quella psicologica. Sta qui uno dei nessi stringenti che ci sono tra la violenza sulle donne e quelle sui bambini, anche in ambito ecclesiastico. Ne abbiamo parlato in questa settimana di avvicinamento alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre, con la psichiatra e psicoterapeuta Irene Calesini.

“Nella cosiddetta violenza sessuale, che chiamerei sempre stupro -dice Calesini – è sempre insita la violenza psicologica. Viene lesa l’immagine che la vittima ha di sé che è insieme fisica e psichica.

La costrizione ad avere un contatto fisico intimo non voluto è violenza psichica, in qualunque modo questo avvenga, perché il soggetto agente non tiene in nessun conto la volontà dell’altra. Accade spesso che chi è violentato si paralizzi per il terrore. In ogni caso è chiaro che non viene rispettata (o recepita) la condizione emotiva, psichica dell’altra. L’altra o anche l’altro nel caso dei crimini di pedofilia, è un oggetto per il violentatore. In termini psichiatrici egli annulla la realtà interna dell’altra (è un oggetto per masturbarsi o per dimostrare a se stessi la propria “virilità”) o la nega (“è buona solo per quello”, “anche se dice no, vuole dire sì”). In genere nello stupro c’è la volontà di sottomettere, dominare l’altra, umiliarla, distruggerne le capacità emotive, psichiche: la vitalità, la affettività”.

Come si curano queste ferite? Chiediamo alla dottoressa Calesini

“Queste ferite purtroppo possono cronicizzare e non guarire mai, se non vengono scoperte. Ovviamente si curano con la psicoterapia e spesso occorrono molti anni. Possono servire anche cure somatiche perché molto spesso si ammala anche il corpo: malattie dell’apparato intestinale, genito-urinario; danni al sistema osteoarticolare, all’apparato masticatorio. Problemi cardiaci e cardiovascolari, malattie della pelle, sistema immunitario compromesso, ecc. La pericolosità della condizione di violenza risiede nel fatto che spesso è sconosciuta alla stessa donna o bambino che la vive, o è sottostimata. Specie se non è anche fisica. Accade spesso che chi si rivolge ai Servizi di salute mentale pubblici o privati per disturbi di ansia o depressione abbia una lunga storia di violenza alle spalle o comunque relazionale, che è misconosciuta e che emerge solo dopo diverso tempo. Magari può emergere solo attraverso i sogni, ma va intuita, cercata”.


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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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