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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 26 del 2 marzo

Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 26 del 2 marzo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Marzo 2024
in TG Tematico
Reading Time: 5 mins read
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Francesco Zanardi – CEI incontra le famiglie. Ma i media diffidano 

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Una notizia immediatamente verificata dalle agenzie di stampa, data quella precedente che aveva già all’epoca convinto pochi in quanto uscita senza preavvisi solo dopo gli incontri, quindi non certificabile e certo, verissima la privacy, ma il fatto che CEI – al di là del comunicato – non fosse neppure stata in grado di citare quali le circostanze dei fatti dei “presunti ospiti” si trattasse, aveva sollevato qualche più legittimo dubbio.

Naturalmente, a questo giro le domande si sono aggiunte alle precedenti perché restano anonime come la volta scorsa le presunte vittime e le circostanze oltre che i luoghi, ma la domanda dei media questa volta è; come è possibile che la Rete L’ABUSO, infondo unica realtà in sostegno delle vittime del clero nel paese, non sia mai stata mai coinvolta in nessuno di questi fondatamente anonimi incontri della CEI?

Come è possibile che nessuna delle vittime note ed inevitabilmente (in quanto unica in Italia) in contatto con la Rete, sia mai stata chiamata?

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L’ultima inevitabile domanda è chi sarebbero questi gruppi, queste famiglie e queste vittime dal momento che in Italia nessuna risulta essere stata chiamata o abbia mai riportato, anche anonimamente, ai media di questi incontri?

Domande non certo scontate che giriamo a Zuppi e alla sua squadra di “acchiappa pedofili” perché la risposta non solo ci riguarda, ma ci interessa moltissimo, senza il bisogno di fare nomi.


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Federica Tourn – I dati mancanti del report dei vescovi spagnoli

Nell’ambito della serie di abusi sessuali su minori commessi all’interno della Chiesa cattolica spagnola, denunciati attraverso  inchieste e pubblicazioni del quotidiano El País , la Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) ha commissionato la preparazione di un rapporto sulla pedofilia in questo ambito. Secondo un’esclusiva del giornale, il documento risultante, intitolato  Dare luce , elimina più di 300 casi di abuso già riconosciuti da 39 ordini o diocesi.

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Non solo: ci sono più di 600 accuse note che non sono state incluse in detto rapporto. Nello specifico mancano 325 denunce che erano state segnalate al Mediatore. Lo stesso organismo che un mese e mezzo fa ha diffuso un proprio rapporto , un lavoro in cui concludeva che lo 0,6% della popolazione spagnola ha subito abusi nella Chiesa , “un minimo di 2.056 vittime”.

In questo senso, secondo il citato giornale, nel rapporto della Chiesa mancano anche le vittime. L’unico dato è relativo ad un calcolo di giugno 2023, che indicava 927 vittime. Tuttavia, ordini religiosi e diocesi ne hanno segnalati almeno 1.385 all’organizzazione guidata da Ángel Gabilondo.

“Ognuno ha la sua metodologia e i suoi criteri”

Dopo aver consultato la CEE su questa differenza di dati tra i due rapporti, i vescovi hanno precisato di non conoscerne la causa, “ma può darsi che siano state richieste cose diverse, in tempi diversi”, hanno dichiarato. L’addetto stampa, José Gabriel Vera, ha detto a El País che “abbiamo fornito i dati al Mediatore, ma lui non ce li ha forniti”.

SEBBENE le diocesi e gli ordini abbiano assicurato di aver trasmesso informazioni identiche al Difensore civico e alla Conferenza, Vera ha affermato che “ciascuno ha la sua metodologia e i suoi criteri di azione e possiamo dire che sono paralleli. Abbiamo rilevato numerosi casi che compaiono in Molti di essi”.

Così, dalla CEE hanno assicurato che “abbiamo offerto la nostra collaborazione mettendo a disposizione le informazioni di cui disponiamo, ma, anche se siamo determinati a far sì che il nostro rapporto non tralasci nessun caso, non abbiamo ricevuto informazioni sufficienti”

Fonte:www.huffingtonpost.es


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Federico Tulli – Uomini che odiano le donne e i bambini

Nei rilievi della Commissione Onu per i diritti dell’infanzia contro il Vaticano rimasti pressoché inascoltati dal 2014 a oggi non è finita nel mirino degli esperti dell’Onu solo la pedofilia dei preti cattolici. La Convenzione ratificata anche dalla Santa sede si occupa in generale di tutelare, oltre alla sfera psico-fisica dei minori, anche i loro diritti civili fondamentali. In primo luogo, quello a non essere discriminati in base al sesso. È bene ricordare che durante i lavori della Commissione sullo stato delle donne del 2013 la Santa Sede fece obiezione al testo della bozza finale in cui si proponeva che religione, usanze e tradizioni non diventassero il pretesto degli Stati per sfuggire all’impegno di proteggere donne e ragazze da ogni forma di violenza.

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Le Nazioni Unite riportano a tal proposito un esempio concreto dello sconcertante approccio culturale ancora oggi mantenuto dalla Chiesa nei confronti delle donne oggetto di violenza. Vale a dire il caso avvenuto in Brasile di una bambina di 9 anni stuprata dal patrigno e sottoposta ad un

aborto di emergenza per salvarle la vita. Ebbene il vescovo locale reagì scomunicando sia la madre della bambina sia il medico che ha eseguito l’aborto; la sanzione è stata successivamente approvata dalla Santa sede. Per questo motivo l’Onu ha invitato il Vaticano a rivedere la sua posizione sull’aborto che mette a rischio evidente la vita e la salute delle ragazze incinte, e ad emendare

il canone 1398  del Codice di diritto canonico. Questo appunto in particolare provocò una scomposta reazione del Vaticano che espresse «stupore e addirittura rincrescimento», perché in alcuni punti del Rapporto si intravedeva «un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa».

Avete capito bene, come nella pedofilia – che sarebbe un delitto contro la morale, un peccato di lussuria – anche nei casi di violenza sulle donne al Vaticano non va giù la richiesta di modificare la legislazione interna e la dottrina, e si giustifica l’irritazione denunciando un presunto tentativo di ingerenza e di violazione della libertà religiosa da parte delle Nazioni Unite.

L’argomento, insomma, è spinoso, perché nell’alveo ‘religioso’ può essere compreso tutto e il suo contrario. In Italia in particolare siamo in un vicolo cieco, perché riconosciamo l’ordinamento giuridico e morale della Chiesa addirittura nella nostra Carta costituzionale e le permettiamo,

in virtù del Concordato, di insegnare ai ragazzi delle scuole pubbliche che l’aborto è un omicidio, negando ciò che la scienza ha dimostrato, e cioè che la vita umana inizia alla nascita, e che è un peccato tale da portare alla scomunica immediata della donna.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.