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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » citta-del-vaticano » «Vittime isolate, preti protetti». Il report sugli abusi nella chiesa che imbarazza vescovi e Vaticano

«Vittime isolate, preti protetti». Il report sugli abusi nella chiesa che imbarazza vescovi e Vaticano

Federica Tourn by Federica Tourn
3 Ottobre 2023
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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Sono 332 i casi di violenza commessi da un prete o un religioso in Italia documentati dalla Rete l’Abuso, l’associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero: casi che la Rete ha trattato dal 2010 a oggi senza riuscire ad avere ascolto dalla chiesa. Proprio un anno fa, il 18 novembre, in occasione della giornata dedicata alle vittime degli abusi, la Cei aveva pubblicato il primo Report nazionale sulle attività di tutela nelle diocesi italiane, relativo al biennio 2020-2021: realizzato da esperti dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Piacenza su dati pervenuti da 158 diocesi su 226, il rapporto interno della Cei aveva individuato 98 casi di abuso e 68 responsabili. Più che un “controreport”, quello della Rete L’Abuso «è un vero e proprio rapporto contro la Cei – ha spiegato il presidente della Rete Francesco Zanardi – perché denunciamo con dati ed esempi concreti quello che la chiesa non ha fatto per le vittime». Il report è stato presentato stamattina 2 ottobre alla Sala Stampa estera durante la conferenza stampa di Ending Clergy Abuse, organizzazione internazionale di sopravvissuti agli abusi del clero, che si è riunita a Roma per reclamare giustizia per le vittime. In particolare, Eca chiede a papa Francesco di rimuovere dal suo ruolo Víctor Manuel Fernández, arcivescovo de La Plata, appena nominato prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Secondo gli attivisti interevnuti a Roma, il cardinale Fernández «ha coperto gravissimi crimini dei preti pedofili in Argentina ed è del tutto inadatto a guidare un dicastero che si occupa proprio di questi reati».

Nonostante i proclami di tolleranza zero del papa, in Italia la situazione degli abusi clericali è molto più grave di quanto la chiesa sia disposta ad ammettere e, come se non bastasse, la Cei non ha mai voluto recepire le testimonianze delle vittime che si sono rivolte alla Rete l’Abuso. «Il cardinale Matteo Zuppi non ha mai voluto acquisire i nostri dati», denuncia Zanardi, che ha anche incontrato due volte il presidente della Cei nell’estate del 2022. «Colloqui deludenti – dice Zanardi – perché il cardinale Zuppi si è mostrato irremovibile e ha confermato la sua intenzione di non avvalersi di una commissione di inchiesta indipendente e di non voler investigare i casi antecedenti il 2000». Uno schiaffo per le vittime che, come è noto, hanno bisogno anche di trenta o quarant’anni per elaborare il trauma. Inoltre, nessuno dei 332 casi documentati nel report della Rete L’Abuso è stato denunciato alla giustizia italiana da parte dell’autorità ecclesiastica e i sopravvissuti «non hanno ricevuto soccorso medico adeguato o una qualche forma di sostegno, tranne incontri di natura “spirituale”». Non solo: a nessuna delle vittime è stato dato un risarcimento, «tranne in quei casi (circa l’8-9%) dove c’è stato l’interesse della Chiesa a un accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza». Casi che, tuttavia, sottolinea il report, «non possono essere accolti come indennizzi, non solo per la cifra indecorosa rispetto al danno (in genere 25mila euro), ma per la finalità stessa per la quale quella cifra viene elargita, ovvero vincolare la vittima al silenzio lasciando il sacerdote “anonimo” e libero di poter reiterare il reato». Infine, si legge sempre nel report, «nel cento per cento dei casi in cui c’è stata una condanna da parte della giustizia italiana o ecclesiastica (esclusi i deceduti, quelli che hanno lasciato il sacerdozio o i pochi ridotti allo stato laicale dalla stessa chiesa) i sacerdoti sono sempre stati reintegrati in parrocchie dove è difficile non essere a contatto con minori anche quando c’è un decreto o una raccomandazione del vescovo».

Nella chiesa si nota infine una forte differenza di trattamento fra le vittime e i sacerdoti pedofili: le prime vengono lasciate senza alcun tipo di assistenza, sostiene Zanardi, mentre i preti abusatori «sono puntualmente difesi dai migliori avvocati sulla piazza, con parcelle che difficilmente un sacerdote può permettersi». «In alcuni casi – prosegue il presidente della Rete – abbiamo documentato che quando il prete è indagato, il vescovo provvede attivamente alla scelta del difensore, organizzando l’incontro con l’imputato. Si fa anche garante, quando necessario, di una dimora per gli arresti domiciliari, della riabilitazione e del reinserimento nelle parrocchie, che avviene puntualmente senza restrizioni o un adeguato monitoraggio, anche quando il prete ha scontato il carcere». Come è successo nel caso di monsignor Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina, che ha utilizzato i soldi dell’otto per mille per pagare l’avvocato a don Giuseppe Rugolo, attualmente sotto processo a Enna per abuso di minori (lo abbiamo raccontato su Domani).

Insomma, conclude il report, in Vaticano con il motu proprio Vos Estis Lux Mundi va in scena lo spettacolo della lotta agli abusi, ma nella sostanza nulla si muove perché, spiega Zanardi citando «diverse fonti interne», «i vescovi hanno totale autonomia sul territorio della diocesi e possono impedire anche al Dicastero per la dottrina della fede di occuparsi dei casi o di accedere ai fascicoli». Una denuncia forte, che arriva non a caso a due giorni dall’inizio del Sinodo sulla sinodalità, in cui dovrà essere affrontato anche il tema degli abusi. Attesa anche la seconda parte dell’inchiesta della Cei, che questa volta dovrebbe riguardare i 613 faldoni sui casi di abuso inviati dalle diocesi al Dicastero per la dottrina della fede dal 2000 a oggi.

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https://www.editorialedomani.it/fatti/abusi-pedofilia-chiesa-vaticano-cosa-dice-report-rete-abuso-cei-vescovi-ynlyjcu1

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Federica Tourn è giornalista professionista; come freelance si è occupata soprattutto di migranti, religioni, diritti umani, mafie, femminismo. Ha scritto reportage da diversi paesi, dalla Siria al Libano, dalla Bosnia all’Ucraina; ha collaborato fra gli altri con Diario, D Repubblica, Il Manifesto, Left, Rolling Stone, Vanity Fair, Marie Claire, Famiglia Cristiana, Pagina99, Eastwest, FQ Millennium, Huffington Post UK, Geographical. Insieme ad altre donne, nel 2007 ha pubblicato per l’editrice Claudiana La Parola e le pratiche. Donne protestanti e femminismi e nel 2020 per le edizioni Aut Aut ha scritto Rovesciare il mondo. I movimenti delle donne e la politica. Su Jesus cura le rubriche “Ecumene” e “Le Straniere”. Per Domani dal 2022 si occupa dell’inchiesta sulla violenza nella Chiesa cattolica. Nel 2020 ha vinto la prima edizione del  “Piazza Grande Religion Journalism Award”, organizzato dall’Iarj, l’Associazione internazionale di giornalisti religiosi, e nel 2023 la seconda edizione del Premio Mimmo Cándito-Per un giornalismo a testa alta.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.