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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » 3 novembre » Abusi, il Papa ai vescovi francesi: tolleranza zero, le ferite delle vittime non hanno prescrizione

Abusi, il Papa ai vescovi francesi: tolleranza zero, le ferite delle vittime non hanno prescrizione

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Novembre 2018
in Città del Vaticano
Reading Time: 5 mins read
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Messaggio alla Conferenza episcopale riunita in plenaria a Lourdes. Intanto giunge la notizia della non riconferma nel tribunale canonico di Lione di padre Pierre Vignon, il sacerdote che chiede le dimissioni del cardinale Barbarin

SALVATORE CERNUZIO – IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Determinazione» e «tolleranza zero» contro crimini come quello della pedofilia che hanno provocato nelle vittime «ferite che non conosceranno mai la prescrizione ». In mezzo all’imperversare degli scandali, vecchi e nuovi, di abusi in tutto il mondo e che non risparmiano neppure la Francia, Papa Francesco detta la linea per contrastare questa piaga della Chiesa ai vescovi d’Oltralpe riuniti in plenaria a Lourdes. «Tolleranza zero», appunto. Proprio la questione pedofilia tiene banco nell’assemblea avviata lo scorso sabato 3 novembre, alla quale sono presenti, per volontà dei presuli, otto vittime invitate ad assistere e partecipare ai lavori riportando la testimonianza delle violenze subite.

Ed è ai sopravvissuti che si rivolge il pensiero del Papa nel messaggio inviato all’episcopato francese, a firma del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin: «Che l’accoglienza e l’ascolto delle vittime, le cui ferite non conosceranno mai la prescrizione, possano affermare la vostra determinazione nella messa in atto della tolleranza zero e il vostro lavoro, affinché ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno», scrive Bergoglio.

«In un contesto reso difficile, a causa soprattutto dei gravi errori commessi da alcuni membri della Chiesa» prosegue il testo, il Pontefice incoraggia «a perseverare nella lotta contro la pedofilia, senza mai dimenticare di riconoscere e sostenere l’umile fedeltà vissuta nel quotidiano, con la grazia di Dio, da tanti preti, religiosi e religiose, consacrati e fedeli laici».

Esortando a «promuovere una cultura dell’incontro all’interno della società», il Papa non dimentica anche un altro tema centrale nelle riunioni dei presuli, l’accompagnamento e l’evangelizzazione dei giovani alla luce anche dei risultati recente Sinodo da poco concluso in Vaticano. Auspicio del Papa è che la Chiesa si possa aprire a «vie nuove in sintonia con le attese dei giovani e con la ricerca di una spiritualità profonda e di un senso di appartenenza più concreto».

Il messaggio papale è stato letto ieri sera nell’emiciclo di Santa Bernadette del santuario mariano, dove si stanno svolgendo i lavori presieduti dal presidente della Conferenza episcopale, l’arcivescovo di Marsiglia George Pontier. È stato il prelato, domenica scorsa, ad illustrare in conferenza stampa le premesse e le promesse che l’episcopato transalpino si è fissato per la riunione di Lourdes, e non è mancato anche un mea culpa da parte sua per tutti i casi di abusi del clero e per il fatto che «in oltre quindici anni», come Chiesa «non abbiamo fatto nulla per accompagnare al meglio le vittime, per prevenire questi drammi inqualificabili, per agire con fermezza nei confronti degli autori».

Pontier ha assicurato quindi che d’ora in poi si agirà «senza esitazione» nei confronti di chi, nel clero, si sia macchiato o si macchierà di crimini di pedofilia; contestualmente, ha assicurato, si lavorerà di concerto con un gruppo di esperti esterni e laici per la prevenzione, l’indagine e la formazione di coloro che si occupano di bambini e adolescenti. Non verranno dimenticate, poi, le vittime – la presenza in plenaria di una loro rappresentanza è un segnale in tal senso – con le quali, ha detto, dobbiamo «continuare a lavorare insieme» in modo da «partecipare in modo equo alla riparazione umana, spirituale ed ecclesiale per ciò che è stato distrutto nella loro carne e nella loro vita».

Intanto, mentre la Conferenza episcopale prosegue i suoi lavori fino a giovedì 8, giunge la notizia che padre Pierre Vignon non è stato confermato nel tribunale canonico interdiocesano di Lione e Clermont-Ferrand, dove era giudice dal 2002. Nel tribunale, il sacerdote 64enne di Valence non si occupava di pedofilia bensì di cause matrimoniali ma nel corso degli anni era divenuto noto il suo impegno a fianco delle vittime di abuso. Ad agosto Vignon ha pubblicato un appello per chiedere le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin di Lione. Il presule a gennaio dovrebbe comparire davanti al tribunale correzionale della sua città per una nuova denuncia di insabbiamento delle accuse di abusi sessuali a decine di scout compiuti negli anni Ottanta dal prete Bernard Preynat.

Per la stessa vicenda Barbarin è stato già in passato al centro di un procedimento che, nel 2016, si è concluso con la archiviazione delle accuse per prescrizione . Con un appello online che ha raccolto in poco tempo 100mila adesioni, padre Vignon, ad agosto, ha chiesto le dimissioni del porporato: «Dopo la Lettera di Papa Francesco al popolo di Dio», scriveva il sacerdote, «le domando pubblicamente e senza mezzi termini di rassegnare le sue dimissioni da cardinale e da arcivescovo di Lione nel più breve tempo possibile».

Ora, durante l’assemblea di Lourdes, è venuta fuori la notizia della non riconferma del sacerdote al tribunale ecclesiastico che ricade sotto la giurisdizione di dodici vescovi, e del quale Barbarin è moderatore, formalmente a causa dell’entrata in vigore di un nuovo statuto dello stesso tribunale che accorcia la durata dei mandati. Ai confratelli vescovi – ha scritto il quotidiano Liberation che per primo ha dato la notizia della rimozione del sacerdote – l’arcivescovo di Lione ha riconosciuto, sabato a porte chiuse, che la tempistica della notizia, che si è così sovrapposta all’assemblea, non è stata opportuna, senza però mettere in discussione il merito della decisione.

Le associazioni di difesa delle vittime, a partire dalla “Parole liberée”, hanno chiesto di riabilitare padre Pierre Vignon. Il quale, in un lungo comunicato pubblicato online, contesta la legittimità di una decisione presa sulla base di nuovi statuti che non dovrebbero essere retroattivi, ricorda di non essersi mai occupato di cause che hanno riguardato il cardinale Barbarin e il sacerdote Berbard Preynat, e punta il dito contro chi cerca di minimizzare la decisione «brutale» presentandola come qualcosa di diverso da una sanzione.

Infine conclude con un affondo contro Barbarin e gli altri vescovi: «Di fronte alla disinvoltura di questi responsabili della Chiesa che danno a tutti l’impressione di essere così fuori dalla realtà e del buon senso, si ha il diritto di domandarsi se non vi sia stato un errore di casting quando sono stati scelti. Con le vittime e l’appoggio popolare che mi viene manifestato, domando che le rivelazioni fatte dagli abusati e le segnalazioni fatte da coloro che denunciano vengano ormai prese totalmente in considerazione da parte dei responsabili della Chiesa di Francia».

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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