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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | il-punto-della-rete-labuso » Presentazione report vittime su omissioni CEI – Stampa Estera Roma

Presentazione report vittime su omissioni CEI – Stampa Estera Roma

Di seguito la trascrizione della presentazione audio video del report. Alcune frasi potrebbero suonare scorrette in quanto trascritte da un discorso verbale

Redazione Media Web by Redazione Media Web
2 Ottobre 2023
in Il punto della Rete L'ABUSO
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Buongiorno a tutti. Ecco in questi giorni coi colleghi abbiamo un po’ discusso le varie situazioni, colleghi di tutto il mondo e abbiamo visto come stanno andando le cose. L’Italia purtroppo risulta il paese con più problematiche dove la piaga della pedofilia chiericale è davvero un cancro e ci sono tre motivi.

Il primo motivo è la stampa italiana che sta producendo da circa quattro anni fake news, in questo senso purtroppo scrivono ciò che esce dal Vaticano ma scorrettamente deontologicamente, non chiedono mai alle vittime se in realtà quanto dice la chiesa è vero, non sento diciamo un contraddittorio delle vittime. Questo deontologicamente è un gravissimo problema perché disinforma anche i lettori.

Il secondo problema è purtroppo la giustizia italiana. Qualche mese fa abbiamo inviato più di 400 casi alla Procura Generale Della Repubblica in un report che poi è stato mandato anche sotto forma di denuncia sia alle Nazioni Unite sia al Parlamento Europeo dove è in corso attualmente è una petizione.

Ebbene in questo caso è stato abbastanza grave anzi piuttosto grave; la Procura Generale Della Repubblica che ha l’obbligo di procedere d’ufficio non ha neanche acquisito i nominativi malgrado i solleciti, cioè ha omesso di fare verifiche. Se pure in Italia abbiamo poche leggi, questa esiste, cioè l’obbligo di procedura d’ufficio quando si tratta di Minori e questo è stato omesso.

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Tuttavia presentiamo quest’oggi (poi chi lo vuole possiamo darlo tramite il link) in questa sede un report separato da quello dello Stato italiano. In questo si parla della Conferenza Episcopale Italiana.

Noi abbiamo avuto diversi incontri direttamente con il presidente della CEI, il cardinale Matteo Zuppi, io non so chi di voi era alla prima conferenza stampa, quando intervenni di fronte a Zuppi, mi disse ci vediamo e se avete dei nominativi portateceli. Benissimo ci siamo visti ma i nominativi non li ha voluti. Cioè non c’è stata possibilità di dare questi nominativi.

Parallelamente parlo di zuppi perché in realtà è il capo dei vescovi italiani, il presidente della Conferenza Episcopale. Purtroppo abbiamo decine di casi e qualche d’uno di lo documentiamo nel rapporto che poi vi posso dare, dove anche i vescovi fanno la stessa cosa anzi addirittura, dietro segnalazione al vescovo, come è successo a noi nel caso di Imperia, il Vescovo Suetta, bene lui ha risposto minacciando querela. Gli sportelli diocesani in Italia se cerchi di dargli informazioni spesso e volentieri ti intimidiscono minacciando.

La rete d’abuso non si spaventa di sicuro dietro minacce di quella di un Vescovo. Anche perché non la farà purtroppo.

Ma provate a mettervi un attimo nei panni di una vittima che va a denunciare in uno di questi sportelli diocesani e viene minacciato di querela!

La situazione si va unire gravemente con quella del Governo italiano; cioè conferenza Episcopale e Governo perché un’altra omissione, un altro “permesso” che ha dato lo Stato italiano impunemente, è quello emerso durante la conferenza; la CEI ha chiaramente detto che non darà i nominativi dei preti pedofili alla magistratura.

Cioè in pratica la magistratura ha lasciato facoltà alla conferenza episcopale di insabbiare i casi. Cioè di omettere le denunce di omettere la giustizia alle vittime e via dicendo.

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In questo report dove un centinaio di casi erano più che sufficienti, abbiamo trattato invece ben 332 fascicoli.

Spiego il motivo, perché in realtà sono molti di più ma sono 332 casi che l’abuso ha seguito raccolto e documentato nei 13 anni di lavoro in Italia.

Quindi sono casi che ho seguito personalmente, casi di cui so le affermazioni e i contenuti.

Negli altri casi spesso mancano diciamo, gli altri casi italiani che non abbiamo seguito, spesso manca la vittima mancano dei riscontri e c’è solo quello che ha scritto la Stampa, che purtroppo in Italia è spesso totalmente inaffidabile.

Bene in questi 300 e passa casi, un dato che emerge davvero terrificante perché come vediamo in Francia in Spagna, insomma in tutto il mondo, anche se non piacevolmente le conferenze episcopali si sono messe in moto, in Francia addirittura risarcendo le vittime, poco ma lo ha fatto, c’è stata un’attività.

In Italia Invece la conferenza episcopale è totalmente omissiva e abbiamo riscontrato nel 100% dei casi che è stata messa ovviamente la denuncia alle autorità civili; nel 100% dei casi la chiesa non ha mai reso giustizia neppure umana alla vittima; nel 100% dei casi i sopravvissuti non hanno ottenuto neppure un soccorso cioè, cure mediche, psicologiche come era stato promesso. Di nuovo nel 100% dei casi non c’è stato alcun indennizzo anzi quando parlai con il presidente della CEI Matteo zuppi, oltre a non volere i casi chiesi “ma almeno di quella limitata fascia che volete censire,” che era quella dal 2000 al 2023 “ci saranno risarcimenti?” Zuppi disse no per carità, se iniziamo a risarcire le vittime poi vengono tutti a denunciare.

Ecco questo direi che è un fatto abbastanza grave perché di fatto la CEI sta facendo dossieraggio, cioè sta acquisendo dalle vittime i nominativi dei preti pedofili per poi spostarli eccetera eccetera. Come vedrete nel report. Otto pagine che adesso non mi dilungo a spiegare, poi lo leggete.

Di fatto spostando i preti continuando a insabbiare, non facendo proprio nulla.

Ecco vi lascio perché il tempo a disposizione, mi fanno segno che è poco.

P.S. – Nella fretta prima mi sono dimenticato di dire che questo report che poi vi darò, domani sarà depositato come allegato alle Nazioni Unite.

Domani staremo a Ginevra presso il comitato per i diritti dell’infanzia dove la chiesa non ha aderito alla convenzione ONU. li abbiamo depositato già il report sullo Stato italiano e questo allegato va ad aggravare quel report.

Cioè va a dimostrare (per quello che è separato, in questo report non si parla di Stato si parla solo della chiesa e questo deposito sono le prove in pratica) il favoreggiamento alla pedofilia del Governo italiano e della magistratura italiana

Ecco questo è quello che mi sono dimenticato prima di dire nella fretta.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.