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Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 2 del 16 settembre

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Settembre 2023
in TG Tematico
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  • Francesco Zanardi – La Procura chiede di indagare a fondo sugli insabbiamenti della Chiesa nei casi di pedofilia

Il Pubblico Ministero presenta il suo rapporto annuale, in cui esorta gli alti procuratori spagnoli a valutare “la portata dell’accusa” ai rappresentanti delle istituzioni religiose

La Procura generale dello Stato solleva la “necessità” di indagare a fondo sulle responsabilità della Chiesa cattolica nei casi di pedofilia commessi da membri dell’istituzione e di valutare “l’estensione dell’accusa a possibili comportamenti di insabbiamento da parte di rappresentanti di religioni, che avrebbero potuto essere eseguite prima della denuncia e da cui potrebbero derivare responsabilità sia penali che civili”.

L’azione della Procura generale sulla questione degli abusi nella Chiesa è iniziata nel gennaio dello scorso anno. Nel dicembre 2021, EL PAÍS ha consegnato al Vaticano e al presidente della Conferenza episcopale spagnola , cardinale Juan José Omella, un dossier con 251 casi di pedofilia, che ha costretto l’istituzione ad affrontare un’indagine interna all’inizio del 2022. L’inchiesta di questo giornale ha confermato che la Chiesa continua a mettere a tacere i casi di abuso di cui era a conoscenza e che il problema è l’opacità e l’inerzia. Pertanto, il 31 gennaio dello stesso anno, la Procura della Repubblica chiese alle procure superiori di tutta la Spagna di trasmettere tutti i procedimenti penali entro un termine di 10 giorni. denunce e denunce in corso di trattamento in materia di violenza sessuale e abuso su minori all’interno di congregazioni, scuole o qualsiasi istituzione religiosa. Il conteggio ammonta a 68 procedimenti aperti, anche se non è specificato quale abbia interessato la Chiesa cattolica e quale abbia interessato altri enti, come la Chiesa evangelica o i Testimoni di Geova.

Un totale di 167 casi negli ultimi anni

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In assenza di un database ufficiale, El Pais ha contato 1.021 accusati di abusi all’interno della Chiesa e 2.190 vittime. La Conferenza Episcopale Spagnola attende tra qualche settimana che lo studio legale Cremades & Calvo-Sotelo consegni la verifica sugli abusi all’interno della Chiesa commissionata nel febbraio dello scorso anno. Allo stesso tempo, il Garante, su incarico del Congresso dei Deputati, sta portando avanti un’altra indagine sulla pedofilia ecclesiale, che si concluderà con la consegna dei risultati alla Camera.

Situazione paradossalmente simile a quella italiana, dove però in questo caso, è la Giustizia a favorire non indagando sul clero. Come in Spagna El Pais, lo scorso 15 aprile anche la Rete L’ABUSO ha comunicato ai fini preventivi alla Procura generale della Repubblica l’esistenza di ben 418 casi di sacerdoti potenzialmente pedofili, ma a differenza della Spagna, l’Italia ha omesso persino di acquisire i nominativi.

A seguito di questo lo Stato italiano è viene deferito per inadempienza per la seconda volta al Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni unite e anche al Parlamento Europeo, dove I rispettivi fascicoli sono attualmente aperti.

In attesa dell’indagine della Rete L’ABUSO sulla CEI, durata più di un anno e che sarà presentata prima del Sinodo al quale saremo presenti, ne “Gli speciali” di oggi a fine TG, il contro report delle vittime italiane, a quello CEI.

Fonte: El Pais

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  • Pierelisa Rizzo – Processo per abusi all’Istituto Antonio Provolo

Il pubblico ministero ha chiesto 18 anni di carcere per due ex dipendenti dell’Istituto per bambini sordi e ipoudenti Antonio Próvolo, con sede in una cittadina argentina,  accusati di aver facilitato l’abuso sessuale su minori. In quello che è il terzo processo che prova a fare luce su atti criminali commessi nella scuola per bambini con disabilità uditive, il procuratore di Mendoza, Alejandro Iturbe, ha chiesto a fine agosto scorso, che due imputati, l’ex rappresentante legale Graciela Pascual e la suora Asunción Martínez, siano condannati rispettivamente a 18 e 10 anni di carcere.

Lo scorso maggio di questanno il procuratore aveva già chiesto ai giudici della corte di condannare la suora giapponese Kumiko Kosaka a 25 anni di carcere per “abuso sessuale aggravato e corruzione di minori”.  Per tutti e tre gli imputati è stata richiesta l’ interdizione dagli incarichi educativi e abitativi in cui siano coinvolti minorenni per almeno 10 anni.

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Le accuse si riferiscono alle denunce di 10 ex studenti della scuola, vittime di abusi sessuali per un periodo di 12 anni.

Già nel novembre 2019, nel corso di un altro processo, due preti cattolici sono stati condannati a più di 40 anni di carcere ciascuno per avere abusato sessualmente alcuni bambini sordomuti.

Si tratta del sacerdote italiano Nicola Corradi, condannato a 42 anni di prigione e di quello argentino Horacio Corbacho, condannato a 45 anni di carcere, mentre il giardiniere del Provolo, Armando Gómez, è stato condannato a 18 anni per abusi sessuali.

In questo nuovo processo, sia Pascual che Martínez sono accusati di avere partecipato direttamente agli abusi, violando il dovere di diligenza nei confronti delle vittime.

Durante questo ultimo processo, iniziato il 3 maggio 2021, si sono svolte più di 300 udienze e state ascoltate più di 100 persone.

Il sacerdote Corbacho, riconosciuto colpevole di abuso carnale aggravato, è considerato il principale imputato, a causa del suo status gerarchico nell’istituto che gli avrebbe permesso, approfittando della sua convivenza con minorenni e del dovere di diligenza, di abusare dei ragazzi.  Attualmente sta scontando la sua pena, mentre il sacerdote italiano Corradi, condannato a 42 anni, è morto in carcere il 14 luglio 2021, due anni dopo essere stato riconosciuto colpevole di 28 atti di abuso commessi tra il 2005 e il 2016 e più di 11 di violenza sessuale e tortura. Per la condanna di Gómez, il giardiniere del Provolo, condannato a soli 18 anni,  ha pesato la sua diagnosi di ipoacusia e il suo analfabetismo, che hanno portato i giudici a concludere che ciò lo avrebbe reso facilmente influenzabile.

Il quarto imputato in quel processo, era il chierichetto Jorge Bordón, che accettò il patteggiamento dopo aver riconosciuto la sua complicità e il suo coinvolgimento in 11 casi di abuso sessuale. È stato condannato a 10 anni di carcere dopo che è stato raggiunto un accordo tra avvocati difensori e pubblici ministeri.

Pierelisa Rizzo

Fonte– TEMPI/PERFIL

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  • Federica Tourn – La Svizzera documenta mille abusi sessuali nella Chiesa cattolica negli ultimi 70 anni

Dal 1950 ad oggi ci sono stati più di mille casi di abuso sessuale nella Chiesa cattolica in Svizzera, come documenta uno studio senza precedenti del dipartimento di storia dell’Università di Zurigo. Si ritiene che questa sia solo la punta dell’iceberg poiché la maggior parte dei casi non è stata denunciata e i documenti sono stati distrutti.

Lo studio, presentato il 12 settembre, costituisce la prima fase di una ricerca commissionata da tre organismi cattolici tra cui la Conferenza dei vescovi svizzeri. Questo progetto pilota ha coinvolto tutte le diocesi, le strutture di diritto ecclesiastico pubblico e le comunità religiose del Paese e per la prima volta i ricercatori hanno avuto accesso a quasi tutti gli archivi ecclesiastici.

I dati parlano di 1002 casi di abuso sessuale. Le vittime sono almeno 921, di cui il 74% minorenni, il 14% adulti e il 12% persone di età sconosciuta. I responsabili delle violenze sono 510, quasi tutti maschi. La stragrande maggioranza degli abusi è stata commessa nel contesto della pastorale. Ciò avveniva soprattutto in situazioni di confessione, di servizio come chierichetti, di insegnamento religioso o anche di attività con gruppi di bambini o adolescenti.

Il secondo ambito interessato dagli abusi sessuali è quello della formazione e dell’assistenza sociale. Pertanto, circa il 30% dei casi ha avuto luogo in case, scuole e collegi cattolici o altri istituti ecclesiastici. Gli ordini religiosi e le nuove comunità costituiscono la terza area con meno del 2% dei casi documentati.

Inoltre, gli storici hanno potuto provare la distruzione di documenti in due diocesi e numerosi casi di insabbiamento; le sanzioni per i responsabili degli abusi erano inesistenti o molto lievi. La Chiesa cattolica trasferiva abitualmente i chierici accusati e condannati, a volte anche all’estero, nel tentativo di evitare procedimenti penali civili e garantire la riassegnazione dei chierici.

L’Università di Zurigo proseguirà e amplierà il suo lavoro dal 2024 alla fine del 2026, per stabilire la reale portata degli abusi, la responsabilità dello Stato nella collocazione dei minori e i legami specifici fra Chiesa cattolica e abusi.

Fonte: Rts (Radio Télévision Suisse)

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  • Ludovica Eugenio – Legionari di Cristo, un “ambiente favorevole agli abusi”: la denuncia di 32 ex consacrate

Due cause sono state intentate in Cile a giugno e ad agosto da due ex studenti, una donna e un uomo, contro i Legionari di Cristo per insabbiamenti e abusi sessuali, di potere e di coscienza avvenuti in due scuole della congregazione religiosa messicana, fondata dal prete pedofilo e tossicomane p. Marcial Maciel, storico amico di papa Wojtyla.

Già dopo l’esplosione del primo caso 32 ex consacrate di Regnum Christi, il movimento di apostolato dei Legionari, hanno diffuso una lettera aperta, pubblicata il 5 settembre dal quotidiano cileno La Tercera, in cui confermano il clima abusante della congregazione.

“Siamo state sottoposte a un ambiente in cui l’abuso di potere e di coscienza era comune e in cui le aggressioni sessuali descritte nella denuncia si sarebbero potute certamente verificare”, affermano le ex consacrate, che provengono da vari Paesi dell’America Latina e si firmano con nome e cognome. Descrivendo un contesto favorevole agli abusi, definiscono le regole imposte dai Legionari “disumane e dannose”, e spiegano di averle rispettate perché convinte dai superiori che “provenissero da Dio stesso”.

Non sarebbero dunque casi isolati quelli denunciati, ma sintomo di un sistema in cui, scrivono,“Il fondatore, sotto le spoglie di un leader carismatico, venerato e indiscutibile, era un noto pedofilo e tossicodipendente, che utilizzava identità multiple attraverso documenti falsi”. E raccontano: a tutti i superiori si doveva venerazione, rinunciando «al proprio giudizio come atto di totale abnegazione, come indicato negli Statuti”; essi monitoravano la gestione del tempo dei membri, controllandone l’attività; vigeva il divieto di condividere con altri i propri pensieri, dentro e fuori la comunità. Avere amici era considerato “essere infedeli a Dio”; era vietato l’accesso alla stampa, ai media e alle pubblicazioni, ad eccezione di notizie selezionate; i documenti personali venivano conservati dai superiori.

“Speriamo che sia fatta giustizia, concludono le ex consacrate, nel rispetto della presunzione di innocenza e dei giusti processi. Ma speriamo anche che il potere non corrompa la giustizia e che la verità – e solo la verità – venga alla luce”.

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  • Federico Tulli – I seminari dell’orrore

Dal 2002 i seminari dove i futuri preti si formano al sacerdozio sono sotto stretta sorveglianza della Santa Sede, sull’onda degli scandali che colpirono la Diocesi di Boston in seguito al cosiddetto e ben noto caso “Spotlight”. Da tutte le più grandi inchieste indipendenti sulla diffusione della pedofilia nel clero è emerso che è in questi contesti “chiusi” che si verificano molte delle violenze compiute da sacerdoti o seminaristi adulti nei confronti di minori.

L’Italia non fa eccezione. Basti citare il caso di don Bertagna, reo confesso di 37 “abusi” di cui circa la metà compiuti quando era seminarista.

Per farsi un’idea ancora più precisa del contesto di cui stiamo parlando citiamo alcuni passaggi di un Rapporto della Commissione indipendente sulla pedofilia disposta dalla Conferenza episcopale americana. «Molti testimoni affermano che ai seminaristi è negato un normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno la maturità emozionale di un adolescente. La mancanza di uno sviluppo psico-sessuale “normale” può aver impedito ad alcuni di raggiungere uno stato “celibatario” sano, e si può spiegare come alcuni abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La Commissione è colpita dal gran numero di coloro che lo affermano e ritiene che questo fenomeno sia una causa dell’incidenza degli abusi sessuali. Diverse diocesi Usa hanno chiuso i seminari minori».

Era il 2004 ma, come dicevamo, il problema è tuttora irrisolto anche da noi. Già perché sebbene sia la Santa Sede che l’Italia abbiano ratificato la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia del 1989 – aderendo quindi ai suoi articoli preliminari, laddove si vieta il “reclutamento” di minori fuori dall’ambiente familiare per consentire che si formino una personalità completa in ogni suo aspetto -, ancora oggi come documenta la Conferenza episcopale italiana (Cei) nel nostro Paese ci sono 73 seminari minori, vale a dire 50 in meno rispetto al 2007 ma ben 9 in più rispetto al 2010. In quell’anno il numero dei seminaristi minori, cioè di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, «stando a dati ufficiali» della Cei era pari a 2.984. Cosa si aspetta a chiudere i seminari anche in Italia.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.