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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Zanchetta, l’amico di Francesco condannato in Argentina per abusi sessuali, ottiene il beneficio degli arresti domiciliari. Le proteste non si sono fatte attendere

Zanchetta, l’amico di Francesco condannato in Argentina per abusi sessuali, ottiene il beneficio degli arresti domiciliari. Le proteste non si sono fatte attendere

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Luglio 2022
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Reading Time: 7 mins read
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Tratto da korazym.org di Vik van Brantegem

Nuova proteste a Salta in Argentina per lo “strano caso Zanchetta”. Il 4 marzo 2022 si era capito che il Vescovo emerito di Orán, Mons. Gustavo Zanchetta, amico di Papa Francesco, fu condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi di reclusione effettiva per essere stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali semplici continuati e aggravati in quanto ministro di culto religioso riconosciuto a danno di due ex seminaristi [QUI]. Era la seconda condanna di un sacerdote per abusi sessuali nella provincia di Salta. Zanchetta doveva scontare la pena in un carcere comune, non nell’ambito di un monastero frequentato anche da possibili future vittime.

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La Sezione II del Tribunale di Orán, composta dal Presidente María Laura Toledo Zamora e dai giudici Raúl Fernando López e Héctor Fabián Fayos, gli stessi che lo hanno condannato, ha concesso gli arresti domiciliari a Zanchetta. Attualmente è ospitato nella casa di riposo per sacerdoti anziani del Monastero di Nuestra Señora del Valle delle Monache Concezioniste a La Nueva Orán, frequentato da bambini per il catechismo e la Santa Messa. Ovviamente, la notizia ha scosso i sopravvissuti degli abusi sessuali e provocato concerto nella provincia più cattolica dell’Argentina.

Il difensore di Zanchetta, l’Avv. Darío Palmier ha confermato al quotidiano locale Salta|12, che al suo assistito “sono stati concessi gli arresti domiciliari” e ha assicurato che ciò era “a causa del suo delicato stato di salute”. Come abbiamo riferito [QUI e QUI], dopo la condanna Zanchetta è stato ospitato in una stazione di polizia per un po’ di tempo prima di essere condotto in carcere, poi ricoverato per più di un mese in una clinica privata per un picco di ipertensione. “Da un momento all’altro lo trasferiscono al monastero. La sentenza è conforme alla legge, nel rispetto dei diritti umani. Zanchetta potrà essere curato secondo il suo disturbo e speriamo che risponda favorevolmente al trattamento”, ha detto Palmier, precisando che la diagnosi sarebbe “grave ipertensione aggravata da aneurisma delle arterie renali”.

Si era sparsa la voce che Andrés Buttu, uno dei 5 sacerdoti che lo hanno denunciato, sarebbe ospite nella stessa casa di riposo per sacerdoti anziani, in cui Zanchetta è stato mandato agli arresti domiciliari. Cioè, denunciante e accusato sotto lo stesso tetto? Poi, è stato confermato che Buttu aveva già lasciato la casa, ma sia lui che Diego Calvisi, che anche lui ha denunciato Zanchetta, hanno vissuto lì. Secondo la giornalista Silvia Noviaski, diversi benefattori del Monastero avrebbero espresso il loro disaccordo sul fatto che Zanchetta si trovi lì a scontare la sua pena. Avrebbero deciso di ritirare le loro “collaborazioni”, che di solito destinano alle monache ospitanti.

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Salta|12 ha contattato la Procura della Repubblica e il Tribunale, ma non è riuscito ottenere informazioni, perché il Pubblico ministero Soledad Filtrín Cuezzo e il Presidente della Corte María Laura Toledo Zamora sono in ferie. Inoltre, il beneficio degli arresti domiciliari è stato concesso poco prima dell’inizio della vacanza giudiziaria.

La Rete dei Sopravvissuti agli Abusi Ecclesiastici di Argentina e la Commissione Investigativa Indipendente sugli Abusi Ecclesiastici di Argentina con un comunicato hanno respinto fermamente la decisione del Tribunale, prendendo di mira i giudici che hanno concesso il beneficio degli arresti domiciliari e le monache che hanno ospitato volontariamente Zanchetta.

L’ex seminarista M.C., uno dei due denuncianti vittime degli abusi sessuali nel procedimento penale in cui Zanchetta è stato condannato, ha assicurato che esiste una rete di potere che include medici, avvocati, sacerdoti, un legislatore, contadini, funzionari giudiziari e lo stesso Papa Francesco per favorire l’abusatore condannato e che dopo aver tentato di non farlo entrare in un carcero comune, l’hanno fatto uscire dall’Unità Carceraria N. 3 di Orán. “La giustizia mi sembra così ingiusta, [Zanchetta] non ha passato nemmeno un anno in prigione e con tante bugie gli hanno dato gli arresti domiciliari, sapendo che sta andando in un posto frequentato da bambini. La giustizia non veglia sulla società come dovrebbe. Mi sembra anche che l’attuale Vescovo di Orán, Mons. Luis Scozzina [pure lui amico stretto di Papa Francesco] e molti sacerdoti, abbiano scelto di tacere su tale ingiustizia di fronte a un atto che tanto ha danneggiato la Chiesa diocesana”, ha detto M.C. a Salta|12.

“La casa di riposo dove andrebbe [Zanchetta] è collegata al monastero, che è un luogo pubblico. Un sacerdote ci va a celebrare la Santa Messa. Ci vanno i bambini che frequentano il catechismo e ci vanno i chierichetti”, ha detto M.C. Inoltre, ha specificato che c’è una segreteria e una libreria, dove le suore servono il pubblico e le famiglie ci vanno perché lì vendono oggetti religiosi o prendono le intenzioni della Messa. “Una persona denunciato per un abuso sessuale non può stare vicino ai bambini”, ha detto l’ex seminarista M.C. “Quella casa in cui Zanchetta vuole andare è stata costruita di Padre Diego Calvisi, che l’ha pensato per i preti anziani”, ha detto. Il paradosso è che Calvisi, scomparso, sia stato uno dei 5 sacerdoti che hanno depositato le prime denunce contro Zanchetta.

M.C. ha dichiarato a Salta|12, che la superiora che ha autorizzato Zanchetta a scontare gli arresti domiciliari nel monastero è la badessa Margarita Pérez Argo, che l’avrebbe acconsentito su richiesta di Mons. Scozzina.

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Secondo M.C. la malattia di Zachetta “non è vera”. “Prima aveva presumibilmente preso un picco di pressione sanguigna in prigione. Hanno chiamato un medico del tribunale, che ha detto che non aveva nulla, che soltanto la sua pressione era aumentata e che avrebbe dovuto prendere medicine. Successivamente lo portarono in ospedale; qui dissero la stessa cosa e che non aveva bisogno di ricovero. Quando era in carcere hanno chiamato un altro medico [della magistratura] e lo hanno corrotto”, ha detto MC a Salta|12.

“Ci ferisce l’ingiustizia mostrata dalla Chiesa, con tutto ciò che viene rivelato e reso noto. Ma purtroppo dobbiamo continuare e portare con noi tutto ciò che abbiamo dovuto vivere”, ha detto M.C. D’altra parte, ha sottolineato, nel processo canonico “il ministero non è stato tolto” a Zanchetta. “Oltre al fatto che è rimasto vescovo, se è provato che ha commesso abusi, la Chiesa non dovrebbe essere più giusta o più retta con ciò che predica?”, ha chiesto.

Contemporaneamente alla concessione del beneficio degli arresti domiciliari in un monastero per scontare la pena, la Rete dei Sopravvissuti agli Abusi Ecclesiastici di Argentina osserva che cercano di favorire Zanchetta in una nuova indagine canonica a suo carico [Da difensore canonico e portavoce di Zanchetta a “investigatore previo” per “notitia criminis ricevuta”, sempre ad Orán “per altra causa”… Come (non) si risolve un problema come Zanchetta – 28 giugno 2022], al momento che si apre un nuovo processo canonico interno alla Chiesa. La Rete dei Sopravvissuti agli Abusi Ecclesiastici di Argentina è contraria a qualsiasi approccio “investigativo” canonico, perché non ci sono garanzie per i sopravvissuti, per mancanza di trasparenza e per essere altamente vittimizzanti, per gli accusatori di Zanchetta.

Parlando con Salta|12, M.C. ha denunciato che nella nuova indagine previa condotta dall’Avvocato canonista José Belda Iniesta – che è il difensore di Zanchetto nel processo ecclesiastico a Roma e che fu mandato da Papa Francesco per assisterlo ad Orán – “cercano di accusare i sacerdoti che hanno testimoniato contro Zanchetta”. M.C. ha detto di averlo appreso da persone che erano già state ascoltate da Belda Iniesta e che gli hanno detto di cosa trattavano le domande. “Chiedono questioni economiche, chiedono conti e cercano di accusare un prete di avere un figlio di 7 o 8 anni la cui madre è una donna devota alla Chiesa”, ha detto M.C. “Cercano di accusarlo in qualche modo e con questo vogliono ripulire l’immagine di Zanchetta”, ha insistito, sottolineando che la nomina di Belda Iniesta per svolgere un’indagine previa su queste questioni è “rara”, perché è un avvocato di Zanchetta e sta sviluppando un’indagine sui preti che hanno testimoniato contro il suo assistito. E ha evidenziato il fatto che non è intervenuto il giudice unico del Tribunale ecclesiastico dell’Arcidiocesi di Salta, Mons, Loyola Pinto e San Cristoval. Ha sottolineato che, nonostante il Vescovo Scozzina abbia assicurato in una dichiarazione che stavano accompagnando le vittime, c’è un “doppio standard” perché “come vescovo predispone e organizza il monastero dove Zanchetta dovrebbe scontare gli arresti domiciliari, dove vivrà come un re, cibo, elettricità, internet, tutto ciò che vorrà avere, lo avrà”, ha detto. Ha anche ricordato: “La Chiesa non mi ha accompagnato”, né prima né dopo la denuncia.

“La Chiesa dovrebbe cominciare a chiedere scusa alla gente, la gente ha diritto ad avere buoni sacerdoti, vescovi, e un buon Papa, che sia coerente con quello che dice e con quello che è in fondo. La Chiesa ha bisogno di un grande cambiamento. un’istituzione che parla del bene, della verità, in teoria sono esperti di cosa sia la morale ma non la praticano”, ha detto M.C. Terribile è una Chiesa e le sue autorità che continuano a proteggere i sacerdoti abusatori, a trasferirli o a fare pressione a farli scontare la pena comodamente agli arresti domiciliari, quando sono stati condannati dalla giustizia civile. E purtroppo lo consente a delle persone che, protetti dalla loro autorità, hanno abusato sessualmente di altre persone, generalmente giovani, traumatizzate a vita.

Il problema più eclatante è che Papa Francesco stringe la mano a chi commette reati contro l’integrità sessuale delle persone vulnerabili e gli manda in aiuto consiglieri dal Vaticano.

Di fronte alla notizia degli arresti domiciliari in un monastero concessi a Zanchetta, Valeria Zarsa, leader della Rete dei Sopravvissuti agli Abusi Ecclesiastici di Argentina a Salta, parlando con il giornalista Daniel Luchelli per Radio Nacional Santa Rosa – La Pampa, ha evidenziato le somiglianze dello “strano caso Zanchetta” con il “caso Rosa Torino” [Agustín Rosa Torino era il primo sacerdote condannato per abusi sessuali dal Tribunale di Salta, a 12 anni di reclusione, per tre denunce] e le azioni corporative della Chiesa Cattolica Romana: “Il messaggio del Vaticano era molto chiaro: questo è mio amico, non toccarlo”.

La Rete dei Sopravvissuti agli Abusi Ecclesiastici di Argentina ha rilasciato una dichiarazione questo fine settimana, per repudiare il beneficio degli arresti domiciliari “per un molestatore e manipolatore che, dal suo ruolo di gerarca, si è approfittato delle persone vulnerabili”, si legge nella nota. “Ripudiamo le azioni del tribunale a favore della Chiesa cattolica. Ripudiamo le monache Concezioniste del Monastero di Nostra Signora della Valle di La Nueva Orán, che ospiteranno il violentatore Zanchetta”, continua il comunicato diffuso sui social network. “Siamo profondamente solidali con i sopravvissuti e con tutte le persone colpite da questa decisione di una giustizia senza una prospettiva dei diritti umani e che non inquadra affatto il problema degli abusi ecclesiastici in Argentina e America Latina”, conclude il testo.

La Rete dei Sopravvissuti agli Abusi Ecclesiastici di Argentina ha anche aderito alla manifestazione davanti alla Cattedrale di Salta, che si è svolta dalle ore 10.00 di ieri, 12 luglio 2022. I manifestanti hanno chiesto: “Giustizia per le vittime di questi malvagi e l’adempimento effettivo delle pene imposte dalla giustizia degli uomini”. Hanno chiesto alle autorità ecclesiastiche di smettere a proteggerli e a coprirli: “Altrimenti saranno come i politici che dicono una cosa e poi fanno il contrario. Smettila di diventare complici”.

Zanchetta, l’amico di Francesco condannato in Argentina per abusi sessuali, ottiene il beneficio degli arresti domiciliari. Le proteste non si sono fatte attendere

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