Il pomeriggio del 25 luglio il Papa incontrerà finalmente i rappresentanti delle popolazioni indigene delle First Nations, per chiedere scusa alle famiglie dei bambini indigeni vittime di assimilazione forzata nelle Residential School religiose. Non sappiamo se queste scuse si limiteranno a un intento retorico e auto assolutorio oppure se ci sarà la volontà concreta di rispondere alle richieste scomode già poste a papa Ratzinger da dodici anziani del Consiglio, in rappresentanza delle nazioni Cree, Haida, Metis, Squamish e Anishinabe.
Sappiamo solo che chiedere pubblicamente scusa, come già fatto in questi anni dai governi canadesi che si sono succeduti, è il minimo che si possa fare per una vergogna di tali proporzioni. E sappiamo pure che i risarcimenti stanziati per le famiglie delle vittime sono stati rifiutati in molti casi, vuoi per principio e vuoi per dignità, perché certi crimini non hanno un prezzo che possa risarcirne l’orrore.
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