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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Il fuoco pedofilo sotto la cenere dei focolari di Chiara Lubich

Il fuoco pedofilo sotto la cenere dei focolari di Chiara Lubich

La denuncia al prefetto vaticano Kevin Farrell di un "predatore" pedofilo che però è stato soltanto spostato. Il movimento minimizza "dal 2014 ricevute dodici segnalazioni in Italia, solo in sei casi giudicate verosimili"

Federica Tourn by Federica Tourn
26 Luglio 2022
in Cronaca e News
Reading Time: 6 mins read
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Federica Tourn, tratto da Editoriale DOMANI – È il 3 gennaio 2021 e la Rai programma in prima serata la fiction L’amore vince tutto sulla figura di Chiara Lubich, la maestra di Trento che sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale decide di consacrarsi all’amore per Dio fondando una comunità ecclesiale di laici cattolici, il movimento dei Focolari. Nessuna ombra, neanche una nota dissonante. Eppure, negli stessi giorni, la società Gcps Consulting, incaricata dai vertici del movimento, sta cominciando a investigare sulle denunce di abuso sessuale a carico di Jean-Michel Merlin, un membro con ruoli apicali in Francia e che, con 37 vittime accertate, verrà definito un «abusatore seriale di minori» che ha goduto della copertura del movimento.

Merlin non è l’unico: pur avendo il mandato di occuparsi solo del caso specifico, la Gcps Consulting ha ricevuto in meno di un anno molte segnalazioni, tanto da evidenziare, si legge nel report, «situazioni di abuso sistematiche note ai responsabili fin dai primi tempi del movimento, ma che non sono state affrontate e che è probabile continuino tuttora». Non si tratta quindi di casi eclatanti come quello di Rino Foradori, all’epoca presidente della casa editrice del movimento, arrestato nel 2000 per pedopornografia online – scambiava foto di bambini dai 7 agli 11 anni – ma di altre figure simili a quella di Merlin, «carismatiche, idolatrate, considerate intoccabili», che si muovono indisturbate in un regno costruito sull’obbedienza cieca, apparentemente aperto al mondo ma in realtà autoreferenziale e impermeabile allo sguardo esterno.

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Immaginate di vivere in piccole comuni in cui non ci sono giornali e tv, dove la visione dei film viene censurata da ogni riferimento al sesso, dove ogni azione quotidiana viene monitorata ed è vietato leggere libri che non riguardino espressamente la fondatrice, che si fa chiamare “mamma” dai suoi “popi”, i seguaci-bambini che hanno annullato la propria personalità per riconoscersi totalmente in lei. Sembra un romanzo distopico ma è la descrizione fatta da chi ne è uscito, molto lontana dall’agiografia della fiction Rai. Secondo i dati ufficiali, i Focolari contano 140mila membri interni e due milioni di aderenti in 182 Paesi; e se il loro cuore appartiene a “Gesù abbandonato”, le opere sono tutte rivolte alla gloria molto terrena del movimento, che in quasi 80 anni è cresciuto smisuratamente in cittadelle, ville, terreni, imprese che ne fanno una vera e propria multinazionale della fede. Fondato nel 1943 e approvato dalle gerarchie ecclesiastiche nel 1962 con il nome di Opera di Maria, il movimento dei Focolari è incentrato sugli insegnamenti che Chiara dice di aver ricevuto da Dio tramite visioni in cui si identifica con Cristo: «ogni anima dei Focolari ha da essere una mia espressione e null’altro», scrive in una lettera del 1950. La volontà di Chiara è la volontà di Dio, che va eseguita senza esitazioni: le critiche non sono previste, l’adesione deve essere totale. Quello che Lubich chiede ai suoi popi è un’idolatria, ben dettagliata nel suo Paradiso ’49 (testo per soli iniziati, poi opportunamente fatto sparire dalla circolazione) ma la Chiesa, dopo un’iniziale diffidenza, con Paolo VI e Wojtyła abbraccia il movimento, ormai forte di appoggi politici importanti e utile leva in funzione anticomunista.

«Chiara diceva che dovevi “tagliarti la testa” per seguirla – spiega Renata Patti – ti plagiava, non avevi più un pensiero tuo». Renata ha passato 40 anni nei Focolari, «adescata quando ero ancora una bambina», racconta oggi. «Noi ragazze avremmo fatto qualsiasi cosa per lei: quando veniva a trovarci correvamo dietro la macchina perché volevamo toccare la sua mano, ci pettinavamo come lei, parlavamo come lei», ricorda. A Loppiano (Firenze), frequenta la scuola di formazione per focolarine, poi viene trasferita in Belgio, dove fa voto di castità, povertà e obbedienza. «Lavoravo in un’importante istituzione europea, guadagnavo all’epoca il corrispettivo di 2500 euro e li versavo tutti sul conto del focolare; in tasca avevo appena gli spiccioli per il caffè e dovevo rendere conto anche di quelli», testimonia.

In un sistema teocratico piramidale basato sull’autorità “divina” dei capizona, cloni della fondatrice venerata come santa in vita, non stupisce che il movimento sia stato terreno fertile per ogni genere di violenza e, anche, di impunità. Un ex focolarino che preferisce restare anonimo ha denunciato nel 2020 al cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita (responsabile per le comunità ecclesiali), la presenza di un «predatore» pedofilo in un centro del movimento, che però non è stato rimosso o denunciato ma soltanto spostato in un altro focolare, sempre a contatto con i minori. Lo stesso Foradori, come testimonia Ferruccio Pinotti nel suo libro La setta divina, dopo il processo e tre mesi di carcere, vive da vent’anni in Argentina come responsabile editoriale di Ciudad Nueva, il ramo locale della casa editrice focolarina. Altre violenze, dettagliate con nomi e cognomi, sono state segnalate da Renata Patti direttamente al Dicastero senza alcun risultato concreto.

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Per la Co.Be.Tu, la Commissione interna per il Benessere e la Tutela dei minori e delle persone vulnerabili, i numeri degli abusi rimangono esigui. «Dal 2014 abbiamo ricevuto circa 40 segnalazioni in tutto il mondo, di cui 12 in Italia – dichiara il coordinatore della Commissione, Oreste Moscatello –  Di queste ultime, alla data dell’ultima relazione del 2 settembre 2021, la Commissione ha accertato la verosimiglianza dei fatti segnalati in 6 casi, di cui 4 sono stati gestiti nell’anno in corso». È la stessa Co.Be.Tu a svolgere le indagini e, precisa Moscatello, «sarà poi l’organo disciplinare interno ad assumere i provvedimenti sanzionatori nei confronti del responsabile». Quanto alla commissione disciplinare per individuare le responsabilità dei dirigenti del movimento, annunciata a maggio dalla presidente Margaret Karram, si stanno ancora valutando i nomi dei membri che ne faranno parte. Tutto interno all’Ordine, insomma, senza la possibilità di una supervisione indipendente.

Non si tratta – sia chiaro – soltanto di violenze fisiche: nell’Opera l’abuso di coscienza è strutturale. «Su ogni membro veniva stilata una scheda e frequentare le tante riunioni in agenda era un obbligo, pena la riprovazione collettiva – racconta Martina Castagna, che ha fatto parte del movimento per più di vent’anni insieme al marito Guido Licastro – Tutti erano invitati a giudicare se ti eri comportato bene e la sentenza finale era solo del capofocolare: la chiamano l’ora della verità ed è una vera e propria gogna ». Se non ti adegui, vieni estromesso dal gruppo: «eravamo vittime e carnefici», sintetizza Castagna. Fino a due anni fa, la giornata dei focolarini era scandita dal sistema degli “schemetti”: ogni sera tutte le “pope” e i “popi” dovevano riempire un foglio dove segnalavano chi avevano incontrato, se avevano ricevuto posta e quale era il contenuto della lettera, oltre a eventuali disturbi fisici, farmaci assunti, e così via. Arrivati a conoscenza del Dicastero, gli schemetti sono stati vietati perché «strumento di controllo della vita delle persone».

«Io esigo dai miei che siano perfetti come il Padre. Se sono diversi li abbandono togliendo loro anche ciò che credono di avere. Come Gesù», scrive ancora Chiara Lubich nel ’50. Depressioni e psicosi sono all’ordine del giorno, e anche i suicidi non mancano. Nel 2011 Marisa Baù a Montet, in Svizzera, ma anche Elvio Pisano, che nel 1993 si butta da un terrazzo sotto gli occhi di Guido Licastro. «Ero sconvolto – ricorda Licastro – mi fu ordinato di raccontare che era scivolato. Non si doveva sapere che era stato un suicidio, anche se i responsabili sapevano che Elvio stava male e aveva veri e propri deliri». Da quel momento Guido entra in depressione. «Mi mandavano da uno psichiatra interno all’Opera, ovviamente a spese mie», racconta. Le crisi psichiche sono la norma, assicura, e dietro l’apparenza del sorriso perenne riguardano ben più della metà dei focolarini.

Da poco più di un anno alcuni fuoriusciti hanno fondato Oref (Organizzazione ex focolari), un’associazione nata come spazio di ascolto per chi ha subito abusi nel movimento. Anna (nome di fantasia), che da ex focolarina e giurista ha comparato le condotte agli illeciti civili dell’ordinamento italiano, ha riscontrato la presenza di diversi tipi di abuso sanzionabili dalla legge. «C’è l’abuso delle forme di correzione, il mobbing, la mancanza di trasparenza nella gestione patrimoniale, la manipolazione mentale e la violenza privata tipiche delle psicosette», elenca. «Senza parlare dello sfruttamento del lavoro e l’obbligo a versare ogni guadagno all’Opera, perché se manca l’animus donandi, cioè la libera decisione, la donazione è nulla». L’Oref chiede che venga regolamentata la vita delle comunità religiose, in modo che si possa uscirne con la garanzia di una tutela economica: «secondo lo Statuto dei Focolari, sono i responsabili a stabilire il diritto dei membri alla pensione, secondo decisioni totalmente arbitrarie», conclude la giurista.

Anche la richiesta dell’Oref di incontrare la Co.Be.Tu si è risolta in un nulla di fatto. L’ammonimento del papa, durante l’assemblea generale del movimento dell’anno scorso, di guardarsi dal difendere le istituzioni a scapito delle persone perché può portare a coprire forme di abuso, sembra rimasto per ora lettera morta.

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Federica Tourn

Federica Tourn è giornalista professionista; come freelance si è occupata soprattutto di migranti, religioni, diritti umani, mafie, femminismo. Ha scritto reportage da diversi paesi, dalla Siria al Libano, dalla Bosnia all’Ucraina; ha collaborato fra gli altri con Diario, D Repubblica, Il Manifesto, Left, Rolling Stone, Vanity Fair, Marie Claire, Famiglia Cristiana, Pagina99, Eastwest, FQ Millennium, Huffington Post UK, Geographical. Insieme ad altre donne, nel 2007 ha pubblicato per l’editrice Claudiana La Parola e le pratiche. Donne protestanti e femminismi e nel 2020 per le edizioni Aut Aut ha scritto Rovesciare il mondo. I movimenti delle donne e la politica. Su Jesus cura le rubriche “Ecumene” e “Le Straniere”. Per Domani dal 2022 si occupa dell’inchiesta sulla violenza nella Chiesa cattolica. Nel 2020 ha vinto la prima edizione del  “Piazza Grande Religion Journalism Award”, organizzato dall’Iarj, l’Associazione internazionale di giornalisti religiosi, e nel 2023 la seconda edizione del Premio Mimmo Cándito-Per un giornalismo a testa alta.

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