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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » NIENTE SCONTI ALLA GIUSTIZIA LA VIA DI UNA CHIESA CREDIBILE

NIENTE SCONTI ALLA GIUSTIZIA LA VIA DI UNA CHIESA CREDIBILE

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Maggio 2022
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Doveva per forza iniziare da lì il difficile lavoro del nuovo Presidente della Conferenza episcopale italiana e da lì giustamente è iniziato. È lì infatti che ogni altra azione della Chiesa cattolica in Italia e nel mondo trova oggi il suo criterio di verifica: nel coraggio e nella determinazione con cui viene affrontata la questione degli abusi sessuali del clero cattolico, in particolare sui minori.

Nella sua prima dichiarazione dopo la nomina papale il cardinale Zuppi ha affermato di sognare una Chiesa che “sta per strada nella Babele del mondo”, bellissimo proposito la cui condizione essenziale è data dalla più trasparente operazione di pulizia in casa propria. La cosa si spiega da sé perché “se la Chiesa non rispetta i diritti umani non può predicare il Vangelo”, come afferma con logica cristallina la lettera pubblica inviata ai vertici della Chiesa italiana (qualche giorno prima della nomina di Zuppi) dal “Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia”, tra cui in primo luogo il “Comitato Vittime e Famiglie”.

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Tale coordinamento ha scelto di chiamarsi all’inglese (ormai sembra inevitabile) #ItalyChurchToo, ovvero “Anche la Chiesa italiana”, laddove la congiunzione “anche” rimanda all’azione intrapresa ormai da tempo dalle Chiese cattoliche di non pochi altri paesi, tra cui in primo luogo Francia e Germania, e invece finora assente in Italia. A questo riguardo Zuppi ha dichiarato: “Sugli abusi abbiamo scelto una strada nuova, una strada italiana”, volendo così distinguere l’approccio della Cei. Il che significa che a differenza degli altri paesi in cui la Chiesa cattolica per l’analisi delle denunce si è totalmente affidata a centri di ricerca indipendenti, la Cei prevede, come dichiara il suo comunicato stampa finale, che l’analisi “verrà condotta in collaborazione con Istituti di ricerca indipendenti, che garantiranno profili scientifici e morali di alto livello”.

Dire “in collaborazione” è ben altra cosa che affidare totalmente l’analisi delle denunce a istituti indipendenti: significa mantenere nelle mani della Chiesa la regia delle operazioni. Il fatto però che vi sia una collaborazione con istituti indipendenti mette al riparo almeno sulla carta dal fare tutto in casa propria con il rischio quanto mai reale di confondere giudice e imputato, e di preoccuparsi più dei preti abusatori che dei bambini abusati, come finora troppo spesso è avvenuto. È chiaro quindi che la bontà di questa “strada italiana” la si dovrà giudicare vedendola all’opera, verificando anzitutto l’effettiva indipendenza di tali “Istituti” al momento sconosciuti e poi verificando il grado di coinvolgimento delle persone che fanno capo a #ItalyChurchToo, perché è evidente che non vi può essere migliore garanzia del loro benestare alla conduzione delle indagini e ai relativi provvedimenti. Sarà il prossimo futuro insomma a farci capire se la ricetta della nuova Cei di Zuppi produrrà veramente qualcosa di più saggio e di più efficace dal punto di vista umano ed ecclesiale rispetto a quanto compiuto Oltralpe o se invece al contrario tutto si risolverà nell’ennesima soluzione “all’italiana”, come quelle a cui purtroppo siamo abituati in ambito giudiziario con anni e anni di indagini che spesso finiscono nella “notte in cui tutte le vacche sono nere” (per riprendere una delle più celebri frasi della storia della filosofia che costò a Hegel la definitiva rottura dell’amicizia con Schelling).

Una cosa però è del tutto sicura: una Chiesa che voglia raggiungere il cuore di tutti, come scrive Zuppi, non può che essere per tutti credibile, e per essere credibile non c’è altra via che mettere ordine, pulizia, giustizia e, se è il caso, rigore al proprio interno. Il nuovo presidente della Cei ha detto che intende “ascoltare le domande di tutti, ascoltare davvero e farsi ferire dalle domande”. È una bellissima espressione: farsi “ferire” dalle domande. Ma in che modo ci si fa ferire dalla domanda di un genitore che chiede com’è stato possibile che il suo bambino o la sua bambina sia stato violentato nel modo più turpe e vigliacco da colui al quale l’aveva affidato con fiducia e speranza credendo al suo abito e alla sua missione? Quelle ferite la Chiesa italiana le deve veramente assumere su di sé, impegnandosi senza sconti per la giustizia, come ha stabilito nel 2019 papa Francesco con il motu proprio Vos estis lux mundi che sancisce l’obbligo morale e giuridico di segnalare gli abusi ai danni di minori e di persone vulnerabili.

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Ma c’è un’altra cosa da mettere in luce: quanti sono i preti che si macchiano di questi delitti tradendo nel modo più vergognoso la loro missione? I dati oscillano tra l’1,5 e il 5 percento del totale, ma qualunque sia la loro effettiva entità si tratta in ogni caso di una minoranza (che peraltro commetterebbe all’incirca l’1 percento del totale dei reati di pedofilia in Italia). Il punto però è che questa minoranza discredita ampiamente il lavoro e la missione di tanti onesti sacerdoti, alcuni dei quali sono da considerarsi più che onesti, direi eroici, per non dire santi, come io ho la fortuna e l’onore di conoscere, e di gioire della loro amicizia. Ed è anche per salvaguardare l’onore di questi preti che l’azione della Cei deve essere severa e senza sconti verso i colpevoli.

Penso insomma che il fronte sia triplice: 1) giudiziario: consistente nel consegnare alla giustizia i colpevoli; 2) terapeutico e riparativo: consistente nel rendere giustizia alle vittime aiutandole il più possibile a riparare le profonde ferite psichiche e spirituali; 3) pedagogico: consistente nell’impostare una formazione e uno stato di vita dei sacerdoti che li metta il più possibile al riparo dal cadere in questi abissi.

Gli abusi sessuali del clero sono sul punto di costituire la fine della Chiesa cattolica, la caduta libera della sua credibilità di madre e maestra, educatrice per secoli delle giovani generazioni. Perché la Chiesa si salvi e sopravviva a questo gigantesco tzunami di livello mondiale occorre che inizi a considerare se stessa meno importante delle vittime e meno importante della giustizia. Che inizi a considerarsi meno importante in generale, una struttura di servizio e non di potere, finalizzata non al proprio bene ma a un bene più grande che è il bene del mondo. Gli abusi sessuali del clero su bambini innocenti sono il pericolo mortale che la Chiesa sta affrontando, ma, come scriveva il poeta del romanticismo tedesco Friedrich Hölderlin, “là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”. E il cardinal Zuppi, per molti ancora don Matteo, ha le carte in regola per far capire agli altri vescovi e a tutti i preti che cosa è veramente importante.

l’articolo del prof. #VitoMancuso su #LaStampa di sabato 28 maggio

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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