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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » PRETI PEDOFILI – In Italia i dati ci sono e fanno paura, ma nessuno ne parla e la paura raddoppia

PRETI PEDOFILI – In Italia i dati ci sono e fanno paura, ma nessuno ne parla e la paura raddoppia

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
24 Marzo 2022
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 4 mins read
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Solo vedendo il nostro Panel dire che in Italia non esistano dati sul fenomeno della pedofilia nel clero mette davvero male. Tutt’al più si potrebbe dire che questi dati sono in difetto poiché incompleti, infatti sono quel classico 10% statistico che è emerso omogeneamente in tutto il mondo per denuncia spontanea delle vittime, decuplicato poi dopo le commissioni d’inchiesta governative.

Vecchi dati raccolti nei 12 anni di attivismo della Rete L’ABUSO che oggi stiamo semplicemente raggruppando per rendere più leggibili al pubblico perché denunciano una situazione gravissima nell’intero contesto mondiale, dovuta anche alla chiesa ma in questo caso principalmente all’omertà dello Stato italiano.

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Arrivo immediatamente al punto citando alcuni dati che in questi mesi hanno fatto scalpore sui media di tutto il mondo, per poi paragonarli ai nostri.

La recente commissione indipendente francese CIASE ha scatenato un vero e proprio tsunami in tutta Europa spingendo i governi che non avevano ancora messo mano al problema dei preti pedofili, a farlo.

Abbiamo visto la Spagna attivarsi per un semplice dossier pubblicato dal quotidiano EL PAIS, nel quale si documentavano nell’arco di 70 anni 155 casi. Dossier che ha stimolato l’immediato intervento della Procura Generale che nella sua autonomia ha aperto un’indagine.

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Stessa cosa in Portogallo dove in poco tempo la commissione ha già raccolto più di 200 testimonianze, anche qui in un arco di circa 70 anni, coinvolgendo il mondo della politica e delle stesse Istituzioni.

Stessa cosa per la chiesa tedesca che nella commissione indipendente di Monaco di Baviera conterà in un arco di circa 70 anni, ben 497 vittime, di cui anche in questo caso, la magistratura acquisirà i dati.

Se guardiamo i dati appena esposti noteremo che in comune hanno tutti la fascia temporale di 70 anni presa in esame e balza subito all’occhio, che quanto meno nella fase preliminare di raccolta dati delle commissioni spagnola e portoghese,  parliamo di poco più di 2 casi all’anno per la Spagna e 3 per il Portogallo. Dato che tuttavia giustamente ha preoccupato e dietro al quale le istituzioni si sono responsabilmente attivate.

Arriviamo ora al dato italiano, che non analizza una arco temporale di 70 anni, ma uno inferiore ai 20, nel quale però emergono più di 300 casi tra le denunce e le effettive condanne. Un dato che in Italia fa meno paura del silenzio delle Istituzioni che non vedono, non sentono e non leggono neppure più il giornale per riuscire non accorgersi che abbiamo un grosso problema.

Per questo abbiamo pensato di allestire questo Panel sul quale sono esposti i vari dati, dagli storici database che contengono suddivisi tra “Denunciati” e “Condannati”, i più di 300 casi noti in Italia aggiungendo anche il conteggio delle “Nuove segnalazioni” che pervengono all’associazione.

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Sempre nel Panel, nella seconda riga, i “Casi impuniti” ovvero tutti quei casi in cui la Giustizia italiana ed il sistema hanno fallito per via di vuoti legislativi, prescrizione o quant’altro, lasciando di fatto libero un potenziale pedofilo, che forse non la farà franca alla prossima vittima, nei fatti dovrà produrne almeno un’altra per poter tentare di fermarlo, sempre che non intervengano le complicanze che lo hanno salvato in precedenza.

Si aggiunge un nuovo database “Gli insabbiatori” ovvero tutti quei vescovi o prelati informati di casi, che non hanno esercitato la loro “facoltà morale” di denunciare all’autorità civile e in alcuni casi, neppure a quella canonica.

L’ultimo contatore del Panel “Potenziale vittime” proietta in assenza di una commissione italiana lo studio di Mark Vincent Healy, che sulla base delle ricerche di A. W. Richard Sipe (monaco benedettino psicoterapeuta e scrittore nello stato del Maryland, che lavorò nelle case dove la chiesa afferma di curare i preti pedofili e produsse il famoso Rapporto Sipe), sulla base percentuale dei dati ottenuti dalle commissioni di inchiesta governative effettuate negli altri paesi e tenendo conto della popolazione cattolica media e del potenziale di sacerdoti, è riuscito a realizzare una proiezione statistica tristemente attendibile.

Uno strumento innovativo da oggi disponibile sulla home page del portale, che in un colpo d’occhio ti permette un rapido quadro aggiornato della situazione in Italia, verificabile attraverso i diversi database messi a disposizione insieme alle fonti.

Buona navigazione

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Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.