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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Pedofilia: immunità Vaticano, le vittime non ci stanno

Pedofilia: immunità Vaticano, le vittime non ci stanno

Redazione WebNews by Redazione WebNews
13 Ottobre 2021
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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«Siamo rattristati per i sopravvissuti e turbati dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e crediamo che le vittime meritino di meglio dai tribunali secolari».

L’associazione americana delle vittime dei preti pedofili Snap (Survivors Network of those Abused by Priests) contesta radicalmente la decisione di ieri della Corte di Strasburgo che, rigettando la causa intentata da 24 vittime di nazionalità belga, francese e olandese, ha stabilito che il Vaticano, in quanto Stato sovrano e come tale titolare di «immunità», non può essere citato in giudizio per i casi di abusi sessuali di sacerdoti.

«Il Vaticano è lontano dall’essere un Paese normale. È un’enclave murata all’interno della città italiana di Roma che occupa solo 110 acri. Nel 2015, la sua popolazione è stata stimata in 842 abitanti. Eppure questo ‘Stato’ è anche il centro della più grande organizzazione religiosa del mondo», rileva Snap, che si rifà a quanto detto anche da Anne Barrett Doyle di BishopAccountability, secondo cui la decisione della Cedu è «un irritante promemoria dell’impunità del Vaticano, resa possibile dal suo status di Stato sovrano», mentre, «le nozioni sostenute dalla sentenza, che il Papa non è il capo dei suoi vescovi e che la Santa Sede non ha autorizzato l’insabbiamento degli abusi da parte dei vescovi, è dimostrabile che non sono vere».

«Da parte di questa Corte – sottolinea ancora l’associazione delle vittime – negare la mano del Vaticano in tutto questo nel suo ruolo di religione è stato semplicemente sciocco. Tutte le strade infatti portano a Roma e tutti i cattolici abusatori del mondo sono stati facilitati nella loro fuga dalla giustizia dalle politiche che hanno avuto origine lì. Questo male ha attraversato il mondo e ha attraversato ogni porta delle parrocchie».

Secondo Snap, «l’immunità sovrana non dovrebbe essere applicata a una religione mascherata da Paese, specialmente quando viene invocata per evitare la responsabilità di violazioni dei diritti umani avvenute al di fuori del suo minuscolo territorio». Il recente rapporto dalla Francia «ci dice che il numero stimato delle vittime in quel Paese, con una popolazione cattolica di 27 milioni, era di 330.000.

Estrapolando dalle informazioni dell’inchiesta francese, l’Olanda, che ha una popolazione cattolica di 4 milioni, ha probabilmente 50.000 sopravvissuti agli abusi. Il Belgio, con 6 milioni di cattolici, altre 75.000 vittime». «Questi uomini e queste donne – aggiunge – meritano una possibilità di giustizia e di guarigione perché le politiche stabilite nella sede romana sono state la fonte della loro sofferenza».

Inoltre, «poiché questi tre Paesi condividono confini e culture, c’è un’altissima probabilità che gli aggressori siano stati mescolati impunemente tra loro, infettando tutti con una diaspora di colpevoli – una sorta di tragica ferrovia sotterranea clericale progettata per evitare l’individuazione, l’azione penale e la responsabilità». «Riteniamo che la Cedu abbia mancato il bersaglio nella sua sentenza e speriamo che questo coraggioso gruppo di sopravvissuti ricorra in appello», conclude l’associazione delle vittime.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.