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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Abusi, in Sicilia la guerra delle petizioni a difesa del vescovo che ha trasferito a Ferrara prete pedofilo

Abusi, in Sicilia la guerra delle petizioni a difesa del vescovo che ha trasferito a Ferrara prete pedofilo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Maggio 2021
in Città del Vaticano, Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Contrariamente al trend della Germania o della Francia dove i fedeli si mobilitano indignati per chiedere al Vaticano la rimozione di quei vescovi che hanno trasferito preti pedofili in altre diocesi per proteggerli, in Italia le cose sembrano andare alla rovescia. Lo dimostra il caso clamoroso di Enna. In questi giorni sta facendo scandalo l’incredibile ‘guerra’ delle petizioni scoppiata nella diocesi siciliana dove è appena stato arrestato dalle forze dell’ordine un giovane prete. L’accusa è pesante, avrebbe abusato di un minore che gli era stato affidato «per ragioni di istruzione e di educazione alla religione cattolica», come si legge in un comunicato della Questura di Enna.

La storia – A seguito di questo arresto la Procura siciliana ha pure lanciato un appello per incoraggiare altre vittime a non avere timore e a denunciare. Ai tempi delle violenze il ragazzino abusato aveva appena 16 anni. L’incubo era iniziato nel 2009 e sarebbe andato avanti fino al 2013. Dall’ordinanza di applicazione della misura cautelare al prete si legge chiaramente che di queste violenze ne era a conoscenza il vescovo Rosario Gisana il quale, in barba alla tutela del minore, verso la fine del 2019, avrebbe spedito in una altra diocesi – Ferrara – il presunto pedofilo, il quale non solo ha continuato a rimanere a contatto con altri ragazzi ma in seguito è stato pure ordinato sacerdote dalla Chiesa di Enna.

L’indagine – Nell’ordinanza si legge: «Il sospetto di una devianza sessuale sembra condiviso dallo stesso vescovo Gisana che a seguito della notizia dei fatti denunciati dalla vittima ha disposto il trasferimento dell’indagato a Ferrara anche al fine di avviarlo ad un percorso psico terapeutico. D’altronde l’indagine ha ampiamente dimostrato come le abitudini sessuali dell’indagato siano state e siano tuttora caratterizzate da note di perversione. Dall’analisi del contenuto del computer del religioso è emerso, infatti, che lo stesso è solito navigare in maniera sistematica e maniacale, a qualsiasi ora del giorno e della notte, mediamente 60 volte al giorno negli ultimi dieci mesi, in innumerevoli siti pornografici, rintracciabili con la parola chiave ‘teen’ e che più di recente ha avuto rapporti omosessuali con due giovani appena 19enni».

Le petizioni – Dopo l’arresto del prete nella diocesi di Enna sono partite due petizioni antitetiche sul web che rimbalzano da un sito all’altro a caccia di iscrizioni. La prima è di solidarietà al vescovo Gisana per difenderlo dall’accusa di avere insabbiato e trasferito il prete abusatore.

Sotto una foto in cui si vede Gisana che abbraccia Papa Francesco, si legge che di fronte agli attacchi «strumentali da parte di blogger, tendenti a denigrare e screditare l’operato del vescovo nella vicenda del sacerdote Giuseppe Rugolo la diocesi di Enna-Piazza Armerina vuole stringersi attorno al suo pastore per manifestargli vicinanza e solidarietà».

La seconda petizione, invece, sempre fatta circolare sui canali web, di segno opposto, invita Papa Francesco ad aprire gli occhi e prendere provvedimenti verso questo vescovo che pur avendo saputo da una delle vittime – nel 2014 – che c’erano violenze di mezzo ha ugualmente trasferito il sacerdote al Nord con la motivazione di sottoporsi a cure. “Il Vaticano sia coerente con il volere di Papa Francesco e rimuova monsignor Gisana” si legge nella petizione.

La prima denuncia arrivata alla diocesi di Enna diede effettivamente seguito ad una indagine previa da parte degli organi ecclesiastici e fu affidata a due preti del tribunale di Palermo, anche se non produsse alcun esito e finì nel nulla per difetto di competenza. Il prete in questione all’epoca era ancora seminarista.

Tuttavia nel gennaio di quest’anno alla presunta vittima è stato offerta da parte della diocesi di Enna diretta dal vescovo Gisana, tramite la Caritas, 25 mila euro come possibile risarcimento.

Papa Francesco – Proprio oggi, a proposito di vescovi insabbiatori, è arrivata la notizia che Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Porto-Santa Rufina di monsignor Gino Reali. Il vescovo – che ha 73 anni, due anni in meno rispetto all’età canonica di pensionamento – in una lettera ai fedeli della sua diocesi parla di “condizioni di salute” che non permettono di continuare, “il servizio attivo”. Tuttavia va ricordato che la diocesi da lui guidata fu coinvolta in un noto caso di pedofilia, quello di don Ruggero Conti, e monsignor Reali fu accusato dalle vittime proprio di favoreggiamento. Rete L’ABUSO

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vescovi_insabbiatori_pedofilia_abusi_enna_vittima_papa_francesco_cei_germania_enna_gisana_cosa_e_successo_5_maggio_2021-5941008.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.