Dalla tentata estorsione al concorso esterno. E c’è anche un prete accusato di molestie mandato a insegnare in un liceo di Vibo: diverse le vicende giudiziarie che interessano la Chiesa vibonese, con i sacerdoti coinvolti che, però, mantengono il loro “potere”
Immaginate il sindaco della vostra città che scelga come assessore, e segretario personale, una persona sotto processo per tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Poi, non contento, nomini come ulteriore assessore un uomo sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. E, giusto per chiudere il cerchio, decidesse di non seguire del tutto la legge contro gli abusi sessuali e di mandare a scuola, come insegnante, un uomo accusato di molestie in una vicenda non ancora ufficialmente chiarita. Nessuna condanna definitiva, è vero. Ma forse anche i più garantisti inizierebbero a chiedere una maggiore attenzione alla legalità. Senza scomodare Paolo Borsellino – con il suo noto “non bisogna soltanto essere onesti ma anche apparire onesti, facendo pulizia di tutti coloro che sono raggiunti da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati” – appare infatti evidente il gravissimo danno per l’Ente in sé, e per tutte le persone coinvolte, nel caso in cui dovesse arrivare una condanna. Adesso, sperando ci perdonerete, cambiamo i protagonisti di questa storia: non c’entra nessun sindaco, nessun assessore, alcun uomo politico. Facciamo riferimento in realtà a un’istituzione che – in teoria – dovrebbe fare più attenzione alla moralità, alla “santità”, di qualunque amministrazione comunale: la Chiesa. O meglio, ad essere precisi, la Diocesi vibonese di Mileto-Nicotera-Tropea.
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