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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il caso Spotlight, la vera storia (e i numeri) degli abusi sessuali dei preti

Il caso Spotlight, la vera storia (e i numeri) degli abusi sessuali dei preti

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Gennaio 2021
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Il caso Spotlight è una pellicola che racconta della vera indagine svolta da una redazione giornalistica per portare alla luce del sole una rete di abusi sessuali su minori perpetrati da uomini della Chiesa

Presentato il 3 settembre 2015 all’interno della cornice del Festival del Cinema di Venezia, Il caso Spotlight ha anche vinto il premio Oscar come miglior film nel 2016, dopo essersi aggiudicato anche quello come miglior sceneggiatura.

Il film, che andrà in onda questa sera alle 21.15 su Rai 5, ha fatto molto parlare di sé. Il caso Spotlight, infatti, trasporta sul grande schermo la vera storia dell’inchiesta svolta nel 2002 dal Boston Globe per portare a galla una lunga lista di abusi sessuali su minori avvenuti in seno alla chiesa cattolica.

Come ricorda The Wire, per l’inchiesta Spotlight, il Boston Globe vinse il premio Pulitzer nel 2003 per il servizio pubblico reso alla comunità.

Il caso Spotlight, la trama del film

L’anno è il 2001 e al Boston Globe è arrivato il nuovo direttore Martin Baron (Liev Schreiber). Sotto la sua guida, la squadra di giornalisti investigativi denominati Spotlight cominciò a indagare su alcune accuse di abusi sessuali perpetrati da oltre 70 sacerdoti appartenenti alla diocesi di Boston. L’indagine porterà a galla una serie di racconti agghiaccianti, con alcuni preti che, abusando della loro posizione, sfruttavano la fiducia e la povertà di alcuni fedeli per poter molestare liberamente dei minori.

Oltre a Liev Schreiber, nel film recitano anche Michael Keaton, nei panni di Walter Robinson, e Mark Ruffalo, l’interprete di Hulk per il Marvel Cinematic Universe, in quelli di Michael Rezendes.

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Il caso spotlight, la vera storia e i numeri della pedofilia

Per avere un’idea di quanto sia stata importante la vera indagine del vero team spotlight, basta andare nella homepage del sito dell’Arcidiocesi di Boston. Qui esiste una voce che si chiama Protezione dei Minori e denunce (child protection and reporting, in lingua originale). Se si clicca sopra il link, si può accedere a una lunga lista di tutti gli abusi sessuali che sono avvenuti in seno alla chiesa cattolica di Boston e che sono stati smascherati proprio dalla vera indagine del team Spotlight.

La trama del film diretto da Todd McCarthy segue dunque i fatti che sono accaduti nella realtà. La storia vera dell’indagine a cui la pellicola si ispira prende infatti il via quando Marty Baron reclama l’attenzione dei suoi colleghi su una dichiarazione dell’avvocato Mitchell Garabedian (nel film interpretato da Stanley Tucci) che afferma che il cardinale Bernard F. Law, arcivescovo di Boston, fosse a conoscenza della presenza di un prete pedofilo, John Geoghan. L’accusa per Law era quella di conoscere l’orrore che veniva fatto nella sua arcidiocesi e di non aver fatto nulla per fermare le molestie.

Come viene fedelmente raccontato dal film e ricostruito da ScreenRant, il team spotlight cominciò a indagare sulla base di queste affermazioni, pur essendo consapevoli del potere mediatico della Chiesa di mettere a tacere i mass media. Il team, composto da Walter Robinson, Michael Rezendes, Sacha Pfeiffer e Matt Carroll, scoprì ben presto che la portata dello scandalo andava ben oltre la figura di Padre Geoghan. Con il loro giornalismo investigativo, scoprirono che almeno altri 13 preti erano responsabili di abusi sessuali su minori.

Sempre ScreenRant riporta di come la squadra investigativa scoprì, attraverso un ex prete di nome Sipe che aveva passato la vita a studiare la pedofilia, che il 6% dei preti era colpevole di abusi sessuali. Una percentuale che, in relazione alla popolazione di Boston, faceva salire il numero dei preti pedofili a circa 90 unità.

Grazie a testimonianze di alcuni sopravvissuti agli abusi e all’indagine riportata ne Il Caso Spotlight e pubblicata nel gennaio del 2020, l’arcivescovo Law diede le dimissioni dal suo ruolo nel dicembre dello stesso anno. Tuttavia, più tardi venne promosso arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, che ancora oggi è una delle più grandi e importanti al mondo.

Sull’onda dell’indagine pubblicata dal Boston Globe, nei primi anni del Duemila vennero effettuate altre ricerche sulla vita sessuale degli uomini della chiesa cattolica. Come riporta l’Internet Movie Data Base, il 12 maggio 2003 un prete svizzero pubblicò uno studio secondo il quale il 50% dei preti veniva meno al proprio voto di castità, collezionando amanti. Padre Victor Kotze, un sociologo del Sudafrica, asserì che il 45% dei preti cattolici è sessualmente attivo. Tra questi, il 53% ha rapporti con donne adulte, il 21% con uomini adulti, il 14% con ragazzi minorenni e il 12% con ragazze minorenni.

https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/caso-spotlight-vera-storia-dellinchiesta-contro-pedofilia-1915837.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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