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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Nuove accuse contro l’ex segretario di Wojtyla: prese soldi per nascondere i pedofili al Pontefice

Nuove accuse contro l’ex segretario di Wojtyla: prese soldi per nascondere i pedofili al Pontefice

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Novembre 2020
in World
Reading Time: 3 mins read
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L’accusa è grave: aver preso soldi per partecipare alle messe papali e per nascondere le accuse di pedofilia al Papa San Giovanni Paolo II. Così il cardinale Stanislaw Dziwisz, per quarant’anni segretario di Karol Wojtyla prima a Cracovia e poi a Roma, è finito al centro dell’attenzione mediatica dopo che il Vaticano ha reso noto il contenuto dell’attesissimo rapporto sul cardinale americano Theodore McCarrick, ridotto allo stato laicale da Papa Francesco per abusi sessuali su minori. La Conferenza episcopale polacca ha chiesto alla Santa Sede di fare piena luce sul ruolo di Dziwisz dato che avrebbe avuto un ruolo nella scelta dell’allora Pontefice di promuovere McCarrick, nel 2000, alla guida dell’arcidiocesi della Capitale Usa e poi, l’anno successivo, nominarlo cardinale.
Non solo. Tramite il presidente Gadecki ha invocato una Commissione ad hoc. Nel dettaglio, la Conferenza episcopale polacca ha espresso l’auspicio che una commissione della Santa Sede chiarisca il ruolo dell’ex segretario anche alla luce di un documentario trasmesso nei giorni scorsi dal canale polacco TVN24, che ha posto diverse domande sull’atteggiamento del cardinale Dziwisz, 81 anni, sospettato di aver nascosto al Papa gli abusi sessuali sui preti di tutto il mondo nonché gli affari di pedofilia nella Chiesa polacca.

Il caso del sacerdote messicano Marcial Maciel
Nel documentario a spiccare, tra gli altri, è il noto caso di Marcial Maciel, sacerdote messicano fondatore dei Legionari di Cristo, abusatore seriale sempre protetto negli anni da Wojtyla poi sanzionato da Benedetto XVI, che ha anche commissariato la potente congregazione religiosa.
Tra gli intervistati vi è il primo giornalista che ne scrisse, lo statunitense Jason Berry, che raccontò sul National Catholic Reporter, già molti anni fa, che Maciel elargiva corpose donazioni ai maggiorenti vaticani dell’epoca comprandone il silenzio.
Una vicenda, quella di Maciel, rievocata anche da Papa Francesco quando, di ritorno da Abu Dhabi nel 2019, ricordò ai giornalisti che lo accompagnavano sul volo che Joseph Ratzinger, già quando era prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, “aveva tutte le carte, tutti i documenti, su una organizzazione religiosa che aveva corruzione al suo interno, sessuale ed economica. Lui (da Cardinale) andava e c’erano dei filtri, e non poteva arrivare. Alla fine il Papa (Giovanni Paolo II), con l’intento di capire la verità, ha fatto una riunione, e Joseph Ratzinger è andato lì con la cartella e tutte le sue carte. E quando è tornato ha detto al suo segretario: ‘Mettila nell’archivio, ha vinto l’altro partito'”.
Presumibilmente, il partito di Dziwisz o del cardinale Segretario di Stato dell’epoca Angelo Sodano. Un altro autore intervistato nel documentario polacco, il saggista francese Frederic Martel, autore di “Sodoma”, afferma: “Messico, Irlanda, Stati Uniti, Argentina. Ogni volta che sorge una domanda su come nascondere la pedofilia, compare sempre il nome di Dziwisz. Lui sapeva. Rimane un mistero se abbia informato Giovanni Paolo II o meno”.

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La difesa di Dziwisz
Da parte sua Dziwisz si difende affermando la sua totale innocenza. “Posso dire in tutta coscienza – ha affermato il cardinale – che mai, ripeto mai, ho ricevuto denaro in cambio di partecipazione alle messe papali; mai, sottolineo mai, ho ricevuto soldi per nascondere atti o fatti destinati alla superiore attenzione del Santo Padre; mai, e infine mai, ho favorito persone indegne a fronte di elargizioni inseribili in qualche perversa logica di baratto”.
Certo è che negli ultimi tempi, dopo una lunga serie di omissioni, la sensibilità della Chiesa di fronte a certi scandali è cambiata. E’ di recente che Papa Francesco ha rimosso il vescovo di Kalisz, monsignor Edward Janiak, per aver coperto gli abusi sessuali su minori di alcuni suoi preti così come emergeva dal documentario realizzato dai fratelli Marek e Thomas Sekielski.
E Papa Francesco è pronto ad andare fino in fondo, così come ribadito dopo il rapporto su McCarrick, quando ha affermato: “Rinnovo la mia vicinanza alle vittime di ogni abuso e l’impegno della Chiesa per sradicare questo male”.

https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/254-focus/80876-nuove-accuse-contro-l-ex-segretario-di-wojtyla-prese-soldi-per-nascondere-i-pedofili-al-pontefice.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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