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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia nella Chiesa, accusato il segretario di Wojtyla: “Prendeva mazzette per coprire abusi”

Pedofilia nella Chiesa, accusato il segretario di Wojtyla: “Prendeva mazzette per coprire abusi”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Novembre 2020
in World
Reading Time: 3 mins read
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Pedofilia nella Chiesa, anche il segretario storico di Papa Giovanni Paolo II è stato coinvolto nello scandalo: i testimoni lo accusano di aver insabbiato le violenze in cambio di bustarelle. L’ex segretario del Papa ora chiede una commissione indipendente per analizzare i fatti. “Non lo faccio per nascondere la verità, ma per sviscerare scrupolosamente i fatti”

Lo scandalo pedofilia nella chiesa polacca aveva investito anche lo storico segretario di Papa Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislaw Dziwisz. Adesso emergono nuovi particolari: un documentario andato in onda sulla tv polacca lo accusa di aver insabbiato gli abusi per anni. Un dossier suggerirebbe che Dziwisz avrebbe coperto il tutto in cambio di bustarelle, passate talvolta proprio dai responsabili delle violenze. Adesso lui chiede una commissione che faccia chiarezza sui fatti. “Rinnovo la mia proposta, affinché una commissione indipendente valuti le attività della Chiesa nelle questioni toccate da Tvn24” ha dichiarato l’ex segretario del Papa polacco poco dopo la presentazione del reportage.

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Tvn24 ha intervistato alcuni testimoni, i quali sostengono che Dziwisz avesse legami con i Legionari di Cristo e con l’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick. “Sarei disposto a collaborare con una commissione del genere e ci conto per trasparenza. Voglio presentare scrupolosamente i fatti” ha aggiunto il cardinale, sostenendo che la cosa più importante è il bene delle vittime. “I bambini e i giovani non devono mai più subire le ingiustizie avvenute nel passato” ha concluso. Ad accusarlo per primo è stato Janusz Szymik, vittima di abusi per molti anni. Le molestie sarebbero state opera del sacerdote Jan Wodniak. Szymik aveva raccontato di aver scritto più volte al cardinale nel 2012, quando era titolare della diocesi di Cracovia, per denunciare le violenze subite tra il 1984 e il 1989. Non ebbe però mai risposta. Il fenomeno è di dimensioni talmente importanti che Gniezno Wojciech Polak, delegato dell’Episcopato per la protezione dei minori, si era appellato alla Santa Sede per chiedere di avviare procedure contro i vescovi insabbiatori. Anche i fedeli si appellano a Bergoglio: sono circa 635 le persone che hanno inviato un appello al Papa pubblicato da diverse testate giornalistiche nel mondo.

Francesco aveva già intimato ai preti di riferire i casi di abusi sessuali ed eventuali insabbiamenti nel 2019, durante un summit sulla pedofilia convocato in Vaticano. Nel 2019 la Chiesa polacca ha ammesso che negli ultimi 30 anni quasi 400 membri del clero hanno abusato sessualmente di minori.

Una serie di falsità, reticenze e omissioni che hanno permesso a McCarrick, ex cardinale, di abusare di bambini, giovani uomini e seminaristi nel corso di tutta la sua carriera. Theodore McCarrick oggi ha 90 anni e Papa Francesco lo ha costretto a dimettersi dal collegio cardinalizio il 27 luglio 2018 per poi spretarlo nel febbraio del 2019. Oggi, dopo due anni di ricerca, la Santa Sede pubblica il “rapporto McCarrick”, attesissimo negli Stati Uniti, con novanta interviste a testimoni e vittime.

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Il dossier conta una storia assai diversa rispetto al dossier di monsignor Carlo Maria Viganò, l’ex nunzio negli Usa in odore di scisma e sostenitore delle teorie del complotto (tra queste anche l’idea che il Papa stia “dalla parte del Nemico”). Proprio lui aveva chiesto nell’agosto del 2018 le dimissioni di Francesco sul caso McCarrick. Il Rapporto ora dice che la Santa Sede prese decisioni in base a informazioni “parziali e incomplete” e “fino al 2017 non arrivarono in Vaticano accuse circostanziate di abusi su minori”. Proprio tre anni fa si aprì il processo canonico che si è concluso con le decisioni di Francesco. Ai cardinali erano arrivate lettere di denuncia che però non erano state prese in considerazione poiché “non fornivano nomi e circostanze”. Le missive anonime, adesso, sono da conservare poichè secondo la Congregazione per la Dottrina della Fede “l’anonimato del denunciato non deve far ritenere falsa in modo automatico la notizia”.

Nel frattempo, lo studio legale Anderson Associates, che da oltre vent’anni si batte per conto delle vittime delle molestie del clero, festeggia su twitter la pubblicazione del dossier. Gli avvocati scrivono infatti che il Rapporto della Santa Sede sul cardinale Theodore McCarrick “è il diretto risultato delle denunce di sopravvissuti e vittime che hanno trasformato l’ombra in luce, la luce in calore, il calore in pressione e la pressione in cambiamento”

https://www.fanpage.it/attualita/pedofilia-nella-chiesa-accusato-il-segretario-di-wojtyla-prendeva-mazzette-per-coprire-abusi/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.