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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » Terremoto fra i focolarini di Francia: coperti decenni di abusi sessuali

Terremoto fra i focolarini di Francia: coperti decenni di abusi sessuali

Redazione WebNews by Redazione WebNews
31 Ottobre 2020
in World
Reading Time: 8 mins read
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40435 PARIGI-ADISTA. Dopo l’affare Preynat, che ha sconvolto la diocesi di Lione, un altro caso di pedofilia seriale si è aperto in Francia. La vittima che lo ha portato alla luce si chiama Christophe Renaudin, ha 54 anni, oggi fa il musicista e il clown, ed è la prima volta che si squarcia il velo di una serie di casi di pedofilia consumatisi all’interno del movimento dei Focolari in Francia. Christophe è stato abusato da un laico consacrato, e da quando ha sporto denuncia, nel 1994, altre tre persone hanno testimoniato contro l’uomo, ma almeno una trentina sono le vittime, tra ragazzi e bambini oggi in età matura, per ammissione dei Focolari stessi. Il “lupo” si chiama Jean-Michel Merlin e oggi ha 80 anni. Nel movimento dei Focolari ha passato la sua vita, dagli anni ‘60 fino al 2016, quando ne è stato cacciato. Renaudin, ascoltato all’inizio dell’anno dalla Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa, incaricata dalla Conferenza episcopale francese, la Ciase, si sta battendo perché una commissione esterna indaghi sulla reale portata del fenomeno abusi all’interno del movimento. Nel frattempo, a occuparsi attivamente del fenomeno è il giornale francese Les Jours, (16/10) che ha persino attivato una casella mail per chiunque volesse offrire, nella massima riservatezza, la propria testimonianza ([email protected]).

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L’ex ingegnere colto e magnetico

Renaudin era un preadolescente che studiava in un collegio della Vandea quando, racconta Les Jours, alla fine degli anni ‘70 il direttore propose alla sua famiglia di portarlo agli incontri dei Focolari, attivi in Francia dagli anni ‘50 dove ora contano 2.000 membri e 15.000 simpatizzanti. Christophe e i suoi due fratelli, dunque, trascorreranno i fine settimana nella comunità focolarina, dove avviene l’incontro con Merlin, un uomo sulla quarantina, ex ingegnere brillante e colto che ha preso i voti e dirige la casa editrice del movimento, ma è anche responsabile dei giovani adulti (con una mezza dozzina dei quali convive in una comunità a Châtillon, nella regione parigina). Anche la famiglia di Renaudin, di modeste risorse, è stregata dal suo carisma e lo accoglie in casa: l’ex ingegnere insegna ai ragazzi il suo lavoro di editore, fa conoscere loro il cinema d’autore. Ma con il tempo l’entusiasmo viene meno, le frequentazioni si diradano e su Merlin, in famiglia, piomba il silenzio, finché, all’inizio degli anni ‘90, Christophe esplode. Quando aveva tra i 14 e i 16 anni, Merlin entrava nella sua camera da letto, costringendolo a baci, masturbazioni, tentativi di fellatio, per poi, alla fine, pregare per il perdono. «Non potevo chiedere aiuto – racconta Christophe nella testimonianza resa su Les Jours – perché Merlin sapeva come farlo in modo che non potessimo agire. Aveva avuto cura in anticipo di ottenere la fiducia e la simpatia delle famiglie». Anche i suoi fratelli e un amico sono sottoposti alle stesse violenze. Il giornale francese ha cercato invano di ottenere da Merlin un commento alle accuse mosse contro di lui.

Nel 1993, a 27 anni, Renaudin chiede a Merlin un incontro, che avviene in un caffè a Parigi: l’uomo tace e chiede perdono. Non solo a lui, anche ai suoi genitori, in una lettera: «Vorrei che la pace del Natale entrasse e cambiasse ognuno dei nostri cuori», scrive. «So che il crocifisso può dare a ciascuno di noi la sua pace». Ma è poco dopo che, di fronte a un programma televisivo in cui una vittima di incesto offre la propria testimonianza e in cui si parla di termini di prescrizione, il giovane decide di sporgere denuncia per violenza sessuale e tentato stupro su un minore di età inferiore ai 15 anni, per mano di persona con autorità morale. Dal canto loro i fratelli e l’amico testimoniano sotto giuramento agli investigatori della brigata per la protezione dei minori di Parigi. Il predatore, sotto custodia, confessa i suoi atti negando però il tentativo di fellatio, considerato stupro e quindi diverso reato. La prescrizione, a quell’epoca, era tuttavia di soli tre anni, per cui il caso si conclude con un non luogo a procedere confermato in appello. La questione dello stupro viene liquidata con il fatto che l’aggressore si era fermato dopo il rifiuto del ragazzo. Tuttavia, la questione prosegue a livello civile con la condanna a un risarcimento, nel 1998, di 50mila franchi a Renaudin, pari a circa 10mila euro di oggi. Ma alla fine del procedimento, Christophe sente che c’è qualcosa di incompiuto e la lunga terapia psichiatrica per tentare di superare il trauma non riesce a rimetterlo in piedi.

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È solo nel 2015 che la vittima viene a sapere che il predatore è ancora membro dei Focolari (dai quali verrà escluso un anno dopo). Christophe va avanti. Ed è così che, il 22 ottobre scorso, sotto la pressione delle vittime, la leadership francese dei Focolari, i due co-responsabili per la Francia, Christiane-Marie Goffinet e Bernard Bréchet, dà le dimissioni, dopo aver annunciato di rivelare un bilancio provvisorio delle vittime, dopo decenni di silenzio.

È un vero terremoto nei Focolari francesi, e non solo. In un comunicato pubblicato il 22 ottobre scorso, la presidente mondiale del movimento, Maria Voce, facendo riferimento all’inchiesta di Les Jours, esprime «Immenso dolore e incondizionata collaborazione del Movimento affinché venga fatta piena luce» e annuncia l’intenzione di istituire «un organo d’indagine indipendente dopo un incontro con alcune vittime di un ex-membro consacrato dei Focolari». «Di fronte a questo immenso dolore – afferma la presidente – siamo convinti che l’unica strada da percorrere sia quella di offrire alle vittime pieno ascolto e riconoscimento dei danni subiti. Per questo, l’organo indipendente che si sta istituendo condurrà un’indagine straordinaria raccogliendo ulteriori testimonianze e scavando sulle omissioni e le omertà. Anche il Co-presidente Jesús Morán ha stigmatizzato gli abusi compiuti dal laico consacrato, «cosi?come il silenzio o la mancata iniziativa mantenuti per anni da parte di diversi responsabili».

Ma molti sapevano

E fin qui tutto corretto, se non fosse che, secondo le informazioni raccolte da Les Jours, in realtà la leadership focolarina era a conoscenza delle accuse contro «Jean-Michel M». fin dalla fine degli anni ‘70, motivo per il quale la decisione di cacciarlo dal movimento 35 anni dopo non può che apparire evidentemente tardiva.

Nel 2015, Renaudin riceve infatti la chiamata di Maxime Fouanon, 70 anni, focolarino dagli anni ‘70, il quale, venuto a conoscenza della sua storia, lo informa del fatto che il predatore continua indisturbato la sua attività in seno al movimento. Egli stesso vittima di abusi per mano di un prete, Fouanon scopre che nel movimento esiste «un’autentica omertà». «Ho cominciato a parlarne ai responsabili intorno a me», racconta a Les Jours, «ma non mi credevano».

Le due vittime uniscono le loro forze: i dirigenti non potevano non essere al corrente, dal momento che Merlin era stato anche in custodia cautelare, durante il processo del 1994. «Posso dirvi – sostiene ora Bréchet – che i “focolarini” non hanno saputo nulla, a parte probabilmente qualcuno vicino alla gerarchia, a cui è stato chiesto di tacere»; gerarchia che non poteva non rendersi conto che non si trattava di fatti isolati dal momento che altri tre ragazzi avevano testimoniato contro il laico consacrato. Le misure contro quest’ultimo si sarebbero limitate, secondo una prassi quanto mai comune in questi casi, al suo allontanamento da incarichi che lo ponessero a contatto con minori: tutto qui.

Renaudin e Fouanon, dunque, si rivolgono al responsabile per l’Europa occidentale, Henri- Louis Roche. Costui rivela che il consacrato pedofilo era stato oggetto di accuse da parte di quattro persone già prima del caso di Renaudin, alla fine degli anni ‘70, ma che nessuno si era sognato di denunciarlo: «Ho il massimo disgusto per gli atti di pedofilia ma non posso, per quanto riguarda fatti presunti o immaginati, in nessun caso comprovati, che lasciare Jean-Michel alla sua coscienza e ai suoi confessori», conclude Roche nella sua risposta alle due vittime. Le quali, a quel punto, consapevoli del muro di omertà, informano l’allora responsabile del Consiglio episcopale per i movimenti e le associazioni, mons. Michel Pansard, vescovo di Évry-Corbeil-Essonnes, l’unico che li ascolta e agisce. Interessa il Vaticano, il Pontificio Consiglio per i laici, che nel 2016 esige dalla cupola focolarina che il predatore venga allontanato dal movimento.

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Le solite giustificazioni all’omertà

Dopo decenni di immobilismo e segretezza, durante i quali Jean-Michel Merlin ha goduto della protezione della gerarchia focolarina – forse anche di quella della fondatrice e prima presidente Chiara Lubich – il movimento si è insomma adattato alla tolleranza zero richiesta da papa Francesco, ma l’atteggiamento imperante è quello di ricondurre l’omertà e la copertura al clima e al contesto dell’epoca, in cui, come afferma Bréchet, «non si era coscienti della pericolosità di questi atti». Ma il silenzio è durato fino a molti anni dopo, quando ormai quella consapevolezza era più che consolidata: «Lo riconosco», ammette l’ex responsabile territoriale; «Col senno di poi, ci si rende conto che non siamo stati all’altezza. Dobbiamo umilmente riconoscere che abbiamo fallito nella nostra missione educativa. C’è la constatazione dolorosa di un nostro fallimento».

Totale libertà di movimento

Fallimento che, osserva Les Jours, è tanto più gigantesco se si pensa che nemmeno la misura minimale dell’allontanamento del predatore seriale dai giovani fu realizzata: Jean- Michel Merlin continuò a viaggiare per il mondo per conto del movimento, indisturbato, soprattutto all’inizio degli anni 2000, senza essere monitorato da nessuno. Senza dire che, tra il 1998 e il 2016, sono arrivate altre accuse contro di lui. Nel 2015, le due vittime hanno incontrato Bréchet, Roche e lo stesso Jean-Michel Merlin, il quale ha confessato l’esistenza di altre vittime: «Ha detto che ce n’erano otto – ricorda Renaudin – ma si aveva l’impressione che avesse tirato un numero a caso, che avrebbe potuto dirne un altro». Comunque, dopo l’espulsione del 2016, lentamente la cappa di silenzio pare creparsi lentamente: il numero delle vittime note sale, e nel novembre 2019 la Commissione indipendente sugli abusi nella Chiesa ne cita 25, ma anche in quel caso nessuna iniziativa viene intrapresa, accusa Renaudin, per identificarle tutte. Fino allo scorso 25 settembre, quando i Focolarini, in una mail inviata a centinaia di membri, citano le molteplici accuse contro l’abusatore: siamo arrivati a una trentina. È solo la punta dell’iceberg, secondo la responsabile della Commissione ad hoc del movimento nata nel 2012, Marie-Anne Guillet. Ed è da capire quanti dei casi siano ormai caduti in prescrizione; forse tutti tranne uno, quello di un trentenne che però, al momento, non intende sporgere denuncia. Domani, chissà. Certo è che nel 2017 la Procura della Repubblica, a cui si sono rivolti Renaudin e Fouanon, non era ancora stata interessata dal movimento. Ora si attende la creazione della Commissione indipendente, lontana dalle logiche e dai condizionamenti del movimento.

Nel frattempo, la leadership cerca di correre ai ripari. In una lettera ai membri del movimento datata 25 settembre – indirizzata solo agli abbonati al Servizio di Informazione dei Focolarini francesi e in un secondo tempo fatta girare nel web – e firmata da Bréchet e da Christiane-Marie Goffinet, viene data notizia di un incontro svoltosi pochi giorni prima a cui hanno partecipato tre vittime di Merlin, tre accompagnatori e, per l’appunto, la leadership territoriale focolarina, oltre al co-presidente Jesús Morán. Nella lettera si fa il punto sulla situazione, e si dà il nome completo di Merlin (che invece non compariva integralmente né sull’inchiesta di Les Jours né nel comunicato ufficiale dei focolarini del 22 ottobre), citando la sua condanna e la sua esclusione dal Movimento; quantificando il numero delle vittime; ammettendo che non vi è certezza sul fatto che non ve ne siano altre e sollecitando a testimoniare, anche in forma anonima, alla CIASE o all’AVREF (Associazione di aiuto alle vittime delle derive dei movimenti religiosi in Europa e alle loro famiglie), e fornendo tutte le coordinate perché chi sia stato in contatto con Merlin possa collaborare. Si chiede dunque ai membri di diffondere il più possibile il contenuto della lettera per collaborare alla ricerca di altri eventuali casi: «È un passo che desideriamo fare e che le vittime attendono e richiedono».

https://www.adista.it/articolo/64395

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.