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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | il-punto-della-rete-labuso » Genova – Perché i Governo deve mettere subito mano al concordato con la chiesa per garantire la tutela dei minori?

Genova – Perché i Governo deve mettere subito mano al concordato con la chiesa per garantire la tutela dei minori?

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
31 Luglio 2020
in Il punto della Rete L'ABUSO, Liguria
Reading Time: 4 mins read
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Da anni non solo la Rete L’ABUSO, ma anche illustri esperti in materia, da Federico Tulli allo stesso Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, sollecitano il Governo a mettere mano ai patti lateranensi che in Italia hanno un effetto devastante per quello che concerne non solo la tutela dei minori, ma anche la giustizia e i diritti costituzionali per coloro che purtroppo sono rimasti vittime di preti pedofili.

Raccomandazioni ONU 2019 capitolo 21 “(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;”

Nei giorni scorsi l’ennesimo caso di abusi da parte di un religioso ha sollevato in modo davvero tangibile la necessità imprescindibile di mettere mano al problema. Dopo la nuova normativa vaticana “Vos estis lux mundi”, e il successivo vademecum inviato ai vescovi lo scorso luglio, vengono al pettine anche i nodi di questo pasticcio tutto italiano.

Abbiamo segnalato alla diocesi competente la denuncia che ci è arrivata e, al di la del fatto che contrariamente da ciò che viene fatto credere dai giornali, è lo stesso Servizio diocesano per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Genova a smentire la stampa (documento a sinistra), che fino ad oggi ha dato a tutti l’idea, o ha voluto far credere, che tribunali vaticani e processi canonici, fossero in qualche modo una alternativa ai tribunali civili.

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Nel documento infatti, è la stessa diocesi ad invitarci “in primo luogo – nel precipuo interesse della tutela delle vittime – a interessare quanto prima la magistratura inquirente”, di fatto manlevandosi da questo onere.

Qui va detta una cosa importante, quanto sollecitavamo alla diocesi ovvero;

Spett. Ufficio

In riferimento a segnalazioni di abuso sessuale ai danni di infra-quattordicenni avvenuti in strutture adibite a campi solari parrocchiali e giunte nei giorni scorsi all’attenzione dei nostri uffici, sono a chiedervi sollecita udienza.

Da nostre informazioni, il sacerdote in questione, oltre che ad essere un personaggio di spicco nel genovese, avrebbe a suo carico precedenti denunce ed indagini canoniche.

Data la delicatezza della vicenda dovuta ai coinvolti, ritengo indispensabile un sollecito incontro con le gerarchie diocesane, Vescovo o Vicario.

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Cordiali saluti.  (documento a destra)

Come potete notare noi nella nostra missiva non facciamo il nome del sacerdote, tuttavia sottolineiamo che la segnalazione è urgente in quanto (anche se volutamente omettiamo l’anno dei campi solari che non è il 2020) essendo in estate, e proprio per il fatto che i c.d. campi solari sono estivi, ci aspettavamo almeno l’interesse da parte della diocesi, a scopo cautelativo per i minori, che ci venisse chiesto il nome del sacerdote per poi isolarlo. Invece nulla di tutto ciò.

L’interesse della diocesi invece è solo quello di inviare una segnalazione, non per l’eventuale tutela dei minori, ma solo per un mero punto di vista canonico.

Qui nasce un altro grave problema, il conflitto tra i due tribunali (quello italiano e quello vaticano) e il conseguente inquinamento delle prove perché parallelamente alla magistratura, la chiesa ci chiede di inviare per posta, in sostanza, gli stessi dati che ci invita a mandare alla magistratura.

Uno dei nostri legali, l’avvocato Mario Caligiuri, spiega tecnicamente il conflitto;

«In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante»

«Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».

«Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.

La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire, prima dell’eventuale processo italiano, la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».

Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

L’Italia ha ratificato nel 2012 questo protocollo per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali. Possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa ma il Vaticano non l’ha mai fatto.

Tuttavia va detto che i processi canonici si svolgono nelle diocesi, in terra italiana, e questa è di fatto una violazione da parte della chiesa che, grazie alla complicità delle istituzioni italiane, che fingono di non vedere, trova disattese non solo le garanzie costituzionali dei cittadini, ma anche diversi trattati e convenzioni internazionali alle quali l’Italia ha aderito.

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.