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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Per ogni furbo serve un furbo e mezzo che lo smaschera

Per ogni furbo serve un furbo e mezzo che lo smaschera

Redazione WebNews by Redazione WebNews
1 Agosto 2020
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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A differenza di altri pontefici, ci spiega e ci illumina Francesco Zanardi già vittima di abusi di stampo clericale, Bergoglio è molto astuto nell’utilizzare l’ignoranza, la complicità e la compiacenza dei media, tanto vero è che chiunque domandi al comune cittadino che cosa ne pensa dei provvedimenti presi da Bergoglio in materia di pedofilia, raccoglierà la sua completa ed entusiastica approvazione.

Questo è possibile soprattutto in Italia dove oramai il giornalismo si è ridotto a un copia e incolla dei vari comunicati stampa, e dove i giornalisti non verificano più le notizie, non le approfondiscono e non cercano alcun contraddittorio. E se una dichiarazione risulta falsa o infondata, si guardano bene dal chiedere spiegazioni e men che meno di darne pubblica smentita. Ne sono un clamoroso esempio i famosi tribunali nati per processare i vescovi insabbiatori di cui si è parlato per anni su quotidiani e tg nazionali. Notizia che per ben due anni ha rassicurato i cattolici, fin quando il Vaticano la liquidò precisando che era stata soltanto un’idea! Infatti se cercate sul web non trovate un bel nulla su questi tribunali stante che non furono mai realizzati. Rimase però la convinzione che esistevano, e fu così che si rafforzò l’idea che la linea del Vaticano era decisamente cambiata e che finalmente le parrocchie sono diventati luoghi sicuri per i minori.

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Ed è qui che sta la furbata: nel fatto che attraverso una lunga serie di fake, omissioni e contraddizioni si diffuse comunque l’idea che si stava facendo pulizia tra le gerarchie clericali proprio mentre, contestualmente, lo stesso Bergoglio, pur conoscendo i fatti, nominava arcivescovo di Milano un personaggio come Mario Delpini, così sfacciato da ammettere persino di fronte alla polizia che lo interrogava, di aver saputo di un abuso sessuale e di non averlo denunciato ne alle autorità civili né a quelle ecclesiastiche.

Ebbene in un paese normale, la nomina di Delpini ad arcivescovo di Milano avrebbe scatenato l’inferno e invece, quasi nessuno ne ha parlato, soprattutto i sacerdoti che anziché indignarsi, attaccano chi lo fa notare.

E’ quello che Zanardi ha denominato “il trucco del pregiudizio” ovvero l’arte della Chiesa cattolica (e in particolare del Gesuita Bergoglio) di aver creato una struttura vaticana utilizzando gli stessi termini usati nella giustizia civile, e che nell’immaginario collettivo trasmette un’idea di giustizia ma che in realtà risponde ad un ingannevole falso ideologico.

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Tribunali e processi, infatti, in tutte le società civili sono sinonimo di giustizia da rendere a chi ha subito un torto o un crimine. Quelli della Chiesa cattolica, invece, non servono affatto a rendere giustizia alle vittime, basti dire che in caso di abusi pedofili, i fantomatici processi si basano sul 6° comandamento (Non commettere atti impuri) dimodochè la vittima non è più il bambino stuprato dal sacerdote, ma è Dio, mentre il bambino e il sacerdote, sono coloro che hanno commesso il crimine. Un dato che i mezzi di informazione, complici e lecchini, omettono sistematicamente.

Processi dunque che di fatto sono delle autentiche buffonate indegne perfino di un circo equestre, affinché si concludano con l’assoluzione, tipo il caso di don Luciano Massaferro,  condannato a 7 anni e 8 mesi ma assolto dalla Chiesa che non ha neppure sentito la vittima. E così, come tanti altri degni colleghi, don Luciano è tornato tranquillamente in parrocchia, tra i bambini e gli affezionati parrocchiani.

E che dire del caso di don Felix Cini che stuprò 17 minori? Infischiandosene della condanna, la Chiesa lo ha riabilitato e ora lo stupratore è nuovamente tra i minori. Stessa storia per don Giorgio Carli, Francesco Zappella, Paolo Turturro, Marino Genova ecc….. la lista è  lunghissima e raccapricciante. In molti di questi casi la Chiesa si limita ad infliggere (si fa per ridere) la sospensione a divinis, nel senso che costoro non possano celebrare messa, come se parlassimo di persone condannate perché dicono male la messa, quando invece si tratta di criminali che stuprano i bambini. Piccole vittime innocenti che dai tribunali canonici non hanno mai ricevuto giustizia e neppure un miserabile indennizzo salvo quello imposto dai tribunali civili dello Stato. Piccole vittime cui la Chiesa non ha mai toto aiuto nemmeno per recuperare un minimo di salute psicofisica. Piccole vittime sofferenti e devastate che per la Chiesa valgono meno di un soldo bucato.

Ben diverso invece il trattamento che essa Chiesa riserva ai criminali, per i quali predispone comunità di accoglienza e di recupero, affinché non scontino l’eventuale carcere. E sono ben 23, quelli noti, sul territorio italiano, sempre con la sicura e fedele complicità dello Stato italiano che non ha mai messo mano al problema.

Va detto che all’estero, grazie alla stampa che fa il suo lavoro, le vittime hanno l’appoggio morale del pubblico che scende in piazza e reclama un po’ di pulizia all’interno della Chiesa. In Italia invece abbiamo eserciti di bigotti che non solo non difendono le vittime ma attaccano le loro famiglie, ree di aver denunciato i crimini subiti, e dove i cattolici ultrà starnazzano contro l’ivg, le unioni civili, le leggi anti omofobia, i diritti delle donne, mentre sostengono i pedofili e affidano i loro stessi figli a sacerdoti pregiudicati e stupratori.

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Da Libertà Sicilia – Raffaella Mauceri

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.