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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Sordomuti vittime di abusi chiedono di incontrare papa Francesco

Sordomuti vittime di abusi chiedono di incontrare papa Francesco

Redazione Media Web by Redazione Media Web
20 Febbraio 2020
in TV e programmi radio
Reading Time: 2 mins read
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Ginevra, 19 feb. (askanews) – Tre ragazzi sordomuti vittime di abusi durante l’infanzia in istituti cattolici in Argentina, paese natale di Bergoglio, sperano di incontrare papa Francesco questa settimana in Vaticano. Vogliono chiedergli di realizzare le promesse fatte di riformare la Chiesa.

Tra le vittime di pedofilia c’è Ezequiel Villalonga, 19 anni, che prima di arrivare a Roma ha incontrato il comitato Onu contro la tortura e il Comitato per i diritti dell’infanzia a Ginevra.“È la mia prima volta in Svizzera, sono venuto per partecipare a una riunione alle Nazioni Unite perché sono un sopravvissuto del dossier Provolo. Voglio dire al Papa che abbiamo la forza necessaria per continuare a batterci per ottenere giustizia”.Il dossier Provolo riguarda l’istituto cattolico italiano Antonio Provolo, che ha diverse sedi in Argentina. In questi collegi sarebbero avvenuti una serie di abusi sessuali ai danni di bambini sordomuti.

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“Ci sono molti preti che sono stati trasferiti in altre sedi della Chiesa nel mondo e il Papa sa che dovrebbero essere messi in prigione, non fa niente contro questo, voglio sapere perché non viene fatto nulla”, aggiunge Claudia Labeguerie, 26 anni, anche lei vittima di abusi da parte di religiosi.Uno di questi preti pedofili è l’italiano Nicola Corradi, condannato a novembre 2019 a 42 anni di prigione da un tribunale argentino.

“Sono passati molti anni, ma finalmente lui – ricorda nella lingua dei segni Daniel Sgardelis, 45 anni, tra le vittime del prete pedofilo nell’istituto di Mendoza, Ovest dell’Argentina – è finito in prigione, è stato difficile, ma questo ha permesso di trasformare questo sentimento di ingiustizia che sentivo, questa sofferenza, e li ha fatti sparire”.Secondo l’ong Ending clergy abuse (Eca, Mettere fine agli abusi del clero), Corradi era stato segnalato in Vaticano nel 2009 da parte di alcuni sordomuti italiani dell’istituto Provolo di Verona, vittime del prete prima del suo trasferimento in Argentina.

Il suo fondatore Peter Isely:“Oggi non c’è tolleranza zero nella Chiesa cattolica. In base alla legge cattolica, nel mondo, se sei un prete e hai compiuto delle aggressioni sessuali o violentato un bambino, il vescovo vuole che resti ad esercitare il ministero, nascosto, è quello che accade. Serve una legge di tolleranza zero, le cose devono cambiare”.L’istituto Provolo è stato chiuso nel 2016, quando è scoppiato lo scandalo. Le vittime di violenza avevano tra i 4 e i 17 anni.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.