Presunti abusi, il giorno della verità La Curia apre un’indagine interna

Oggi Cecchin presenterà l’esposto contro due sacerdoti ma don Livio l’ha già denunciato per calunnia

Gianbruno Cecchin e la Diocesi di Treviso, l’accusatore e i due sacerdoti accusati di abusi in seminario a distanza di 30 anni: la partita si gioca in Tribunale.

Oggi i legali dell’ex assessore di Galliera presenteranno un esposto in Procura, don Livio Buso di San Martino di Lupari lo ha già denunciato per calunnia e diffamazione.

Il deposito dell’esposto è stato annunciato da Cecchin nel corso della trasmissione di Rai Uno “Storie italiane”, condotto da Eleonora Daniele. Dal canto suo, la Diocesi trevigiana ha fissato la sua linea: «Trasparenza nelle procedure di indagine, vicinanza a tutti i soggetti accusati, e fiducia nel lavoro degli organismi competenti». Rispetto alle accuse formulate dal docente di filosofia sulle ripetute violenze in seminario, la diocesi osserva che «questa persona non ha fornito, né alla Diocesi né ai mezzi di informazione sui quali ripetutamente ha diffuso le proprie accuse, la minima prova di quanto affermato. A seguito della segnalazione, comunque, pur manifestando totale fiducia nei sacerdoti accusati, il vescovo Michele Tomasi ha avviato, da subito, un’indagine, secondo quanto indicato dalla Chiesa, al fine di far luce sulle gravi accuse formulate a carico dei due sacerdoti, persone unanimemente stimate per il loro servizio di educatori svolto per anni in Seminario senza che mai sia stato sollevato da chicchessia il benché minimo sospetto sulla loro correttezza. La Diocesi di Treviso», conclude la nota, «continua a lavorare, nelle sedi opportune, per assicurare, nella doverosa tutela delle persone e delle istituzioni coinvolte, e in particolare del Seminario vescovile, la massima trasparenza per arrivare nei tempi congrui alla verità dei fatti».

L’esposto di Cecchin ruoterà attorno alle minacce che ha raccontato di subire: minacce di morte, pervenutegli sia via sms che attraverso lettere anonime. «Non siamo riusciti a risalire a chi possa aver inviato i messaggi», ha spiegato l’accusatore davanti alle telecamere Rai. Dove è sceso nei dettagli: «I due sacerdoti piano piano si sono avvicinati a me in maniera del tutto anomala. Poi durante una celebrazione uno dei due mi ha fatto un gesto molto particolare che io non avevo capito. Lui a cena mi ha chiesto se avessi compreso la natura di quel gesto. Lui mi ha detto di andare nel suo studio, in realtà era la sua camera, ed è successo quello che non doveva succedere».

Perché una denuncia a distanza di 30 anni? «La sofferenza, l’incapacità di reagire a quello che ho subito, è stata così forte che mi ha impedito di parlarne. L’ho rivelato a mia mamma solo qualche anno fa e poi l’ho detto al mio compagno, che è un medico, e mi ha aiutato. Perché mi minaccia di morte questa persona? Perché sa benissimo la verità e non pensava mai che io avrei potuto scrivere al vescovo di Treviso, invece ho trovato il coraggio e l’ho fatto».

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