Il prete veronese e i presunti abusi. Computer e telefonini al setaccio

Prato, la denuncia: violenze sessuali nella comunità di don Gilioli. Nove indagati

PRATO Si scava nella memoria di computer, telefonini e anche nelle vecchie agende per trovare le tracce degli abusi su due ragazzi che frequentavano la comunità religiosa fondata dieci anni fa a Prato dal sacerdote veronese don Giglio Gilioli.

L’ex convento ad Aulla

Venerdì gli investigatori della squadra mobile di Prato hanno bussato alle porte dell’ex convento ad Aulla, Massa Carrara, con un decreto di perquisizione in cui si ipotizza il reato di violenza sessuale anche di gruppo per nove religiosi che facevano parte dell’associazione «I discepoli dell’Annunciazione» — sciolta dal Vaticano alla vigilia di Natale — e hanno portato via telefoni, hard disk, computer e diversi documenti che adesso dovranno essere passati al setaccio.

Aveva fatto parte della Comunità dei Servi di Nazareth

Don Giglio Gilioli, 73 anni, prima di arrivare a Prato nel 2005, a Verona aveva fatto parte della Comunità dei Servi di Nazareth. Nel 2010 aveva fondato alla periferia di Prato l’associazione adesso finita nella bufera, raccogliendo diversi giovani provenienti da ogni parte del mondo che avevano l’aspirazione di diventare sacerdoti. Le prediche di don Giglio finivano anche su internet. Sul web nasce un canale Youtube chiamato «Discepoli annunciazione» in cui, con toni apocalittici, mette in guardia dalle tentazioni del diavolo.

Il racconto di uno dei due

Le violenze contestate ai nove — oltre a don Giglio ci sono quattro sacerdoti, un frate e tre religiosi — risalirebbero al 2008 e sarebbero andate avanti per otto anni. I due ragazzi, fratelli, avevano all’epoca 9 e 14 anni. A dare il via all’inchiesta è stato il racconto fatto da uno dei due — oggi ha 21 anni — ad alcuni sacerdoti e poi alla madre. Le scorse settimane i due ragazzi sono stati ascoltati in Procura e i loro racconti potrebbero portare presto a nuovi sviluppi.

La rete dei rapporti

L’inchiesta è solo agli inizi ma gli inquirenti stanno adesso cercando di ricostruire la rete dei rapporti della comunità per verificare se ci siano stati episodi di violenza non denunciati. Non si esclude che altri religiosi possano essere coinvolti in questa vicenda, per questo il prossimo passo degli investigatori sarà quello di identificare tutte le persone passate dalla comunità negli anni passati. Alcuni sono diventati sacerdoti, altri hanno lasciato la vita religiosa prendendo altre strade.

Prime notizie a giugno

Le prime notizie delle violenze sarebbero emerse lo scorso giugno, quando l’allora vescovo di Prato, monsignor Franco Agostinelli, viene informato che un giovane di 21 anni racconta di violenze fisiche e psicologiche subite quando era un ragazzino e frequentava la struttura. Il vescovo, di fronte a quella notizia, dà immediata comunicazione alla Congregazione per la dottrina della Fede, avviando il procedimento canonico (ancora aperto).

Servizi sociali

A dicembre, la Procura di Prato, guidata da Giuseppe Nicolosi, apre l’inchiesta dopo la segnalazione dei servizi sociali che erano stati attivati dalla mamma del ragazzo. Così quando la Curia viene avvertita che c’è un’inchiesta in Procura, il vescovo attuale, Giovanni Nerbini, consegna gli atti dell’inchiesta canonica. «Non nascondo il mio dolore — ha detto il vescovo — vorrei sperare che gli addebiti non risultino veri ma voglio dire chiaramente che il mio primo interesse è la ricerca della verità. Per questo auspico che, nell’interesse di tutti, si concludano quanto prima le indagini». Don Gilioli lo scorso 15 gennaio ha ricevuto le carte dell’accusa del tribunale ecclesiastico ed ora ha poco meno di un mese di tempo per produrre eventuali ricorsi. Lui, comunque, si dichiara «totalmente estraneo» alla vicenda.

https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/cronaca/20_gennaio_31/prete-veronese-presunti-abusicomputer-telefonini-setaccio-abc5be5c-4425-11ea-9e31-bdca61bcbbb1.shtml