Randazzo e dintorni: corso per assolvere i preti pedofili?

La notizia è di qualche giorno fa, del 27 gennaio 2020. Le sottolineature sono mie.

Il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, ha reso noto che nei prossimi giorni inizierà un corso contro gli abusi sui minorenni e le persone vulnerabili, destinatari della formazione saranno preti ed insegnanti, si tratta del frutto dei tre testi promulgati da Papa Francesco per la tutela di queste persone”.

Potrebbe sembrare interessante: La Diocesi ha messo a disposizione degli strumenti a favore dei presbiteri e degli operatori che hanno contatti con i più piccoli e le eventuali vittime, così da offrire loro più informazione per prevenire ed ascoltare i casi di trasgressione”.

Così si legge nell’articolo: “Abbiamo tutti il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili – dice Francesco – e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa. Desidero, quindi, rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili nella curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Obiettivo è quello di “mantenere una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento che possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione”.

Ad una prima lettura, senza approfondire nulla, sembrerebbe una iniziativa davvero ottima. Finalmente la Chiesa fa qualcosa di concreto per contrastare la pedofilia clericale. Ma di cosa si sta parlando?

Si parla di “ascoltare i casi di trasgressione”. Trasgressione?! Non viene ricordato nell’articolo che, per la Chiesa, una violenza sessuale è considerata un attacco al Sesto Comandamento (“Non commettere atti impuri”) e non espressamente un crimine, un reato. Ecco perché si parla di “trasgressione” e non di un atto di violenza compiuto da un adulto nei confronti di un bambino. La prospettiva è decisamente diversa.

Si parla di creare un “ambiente sicuro”. E per chi è stato già abusato? Per le vittime che già ci sono? Cosa sta facendo la Chiesa per loro?

La “credibilità dell’annuncio evangelico” è decisamente minata per ogni vittima, e nulla si sta facendo per ricostruirla. Quale attenzione ha la Chiesa per quell’esercito di bambini (e anche ormai giovani o adulti) che sono già vittime dei preti pedofili?

Il Vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti, lo stesso che ha annunciato il Corso contro la pedofilia, evidentemente sa cosa fare: a settembre 2019 ha mandato uno scritto alla vittima di un prete pedofilo della sua zona, informandolo della sentenza del processo canonico per il prete. Ma faccio una premessa: il sacerdote in questione è stato condannato in Primo Grado di giudizio (dal Tribunale Civile) a quattro anni, è stata confermata la sentenza di colpevolezza in Appello con la pena ridotta a tre anni, mentre in Cassazione il prete è stato assolto per DECORRENZA DEI TERMINI DI PRESCRIZIONE…. Dunque una assoluzione non “per non aver commesso il fatto” ma per un cavillo “legale”: prescritto per 9 giorni!

Ecco: cosa ha fatto la Chiesa per “contrastare gli abusi”? Prontamente il Vescovo ha firmato la sentenza del processo canonico… “Dichiaro non colpevole il Rev.do Sac. XXXXXX in ordine alla commissione dei delitti di cui al can. 1395, §2 C.D.C. e art. 6 §1, 1° Norme gravioribus delictis, oggetto di imputazione e, per l’effetto, lo assolvo da ogni accusa”.

Con questa azione è sicuramente stato raggiunto uno degli obiettivi del futuro Corso: “mantenere una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori”, davvero una grande attenzione alla vittima, complimenti! Non sarebbe stato più serio riconoscere, moralmente, che il prete non è stato assolto dalla giustizia civile perché è stato accertato che non ha commesso il fatto, ma solo per PRESCRIZIONE DEI TERMINI???

Con quella sentenza la Chiesa ha dichiarato che la vittima, un minore all’epoca, può “arrangiarsi”: è più importante salvare la faccia del prete e della chiesa!

Perché il Vescovo non ha suggerito al sacerdote di rinunciare alla prescrizione e di chiarire fino in fondo la sua posizione? Non sarebbe stata una vera ricerca della Verità? Non è la Verità ciò che dovrebbe contraddistinguere i cristiani?

Le premesse affinché questo Corso possa essere utile quali sarebbero? Interessante parlare di prevenzione, ma se non si affronta seriamente ciò che è già avvenuto “in casa propria” (nella propria Diocesi), come si può pensare di saper cosa fare per ciò che non è ancora avvenuto?

Il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO è seriamente preoccupato nel constatare, ogni giorno, che si susseguono in tutta Italia proclami e iniziative per far credere che la Chiesa stia facendo qualcosa, ma poi, nel concreto, le vittime sono lasciate sole e, la Chiesa, non si pone al loro fianco ma contro di loro.

E la stampa? Difficile trovare articoli che approfondiscano davvero le notizie e facciano collegamenti. Ogni domanda di questo scritto è uno spunto di riflessione, affinché si possa dar voce a chi non ha voce, ai piccoli.

Per il Comitato Vittime & Famiglie, Cristina