Esorcismi e violenza sessuale, per don Michele Barone chiesti 22 anni di carcere

La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha richiesto 22 anni di carcere per Michele Barone, l’ex prete di Casapesenna accusato di maltrattamenti durante gli esorcismi verso una ragazzina di 13 anni di Maddaloni e abusi sessuali verso altre due fedeli. Richiesti anche 5 anni per il dirigente del commissariato di Maddaloni e 8 anni e 3 anni per i genitori della tredicenne.

Ventidue anni di reclusione, per maltrattamenti nei confronti di una ragazzina di 13 anni di Maddaloni durante gli esorcismi e per violenza sessuale nei confronti di altre due fedeli. È la richiesta avanzata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per Michele Barone, l’ex prete del Tempio di Casapesenna (Caserta), durante il processo che vede alla sbarra anche il dirigente del commissariato di Maddaloni e i genitori della ragazza vittima di soprusi.

Dopo la prima parte della requisitoria, pronunciata durante la scorsa udienza dal pm Alessandro Di Vico, questa mattina, 27 dicembre, il pubblico ministero Daniela Pannone ha chiesto anche 5 anni di carcere per Luigi Schettino, dirigente del commissariato di Maddaloni (difeso da Carlo De Stavola), 8 anni e 3 mesi per il padre della ragazza e 7 anni per la madre. Si tornerà in aula a gennaio, coi difensori degli imputati. La sentenza è prevista per fine gennaio.

Arrestato don Michele Barone

Il prete (che non è più tale dal maggio 2019, su decisione di Papa Francesco) era stato arrestato nel febbraio 2018. Secondo la ricostruzione della Procura, “ingenerando nelle giovani donne la convinzione di essere possedute dal demonio, ha carpito la loro buona fede e le ha sottoposte a trattamenti disumani e profondamente lesivi della loro integrità fisiopsichica, nonché della loro dignità”. Nei “riti di liberazione” avrebbe percosso numerose giovani e le avrebbe costrette a subire atti sessuali, palpeggiandole, spogliandole e facendole dormire, nude, insieme a lui e alla sua amante.

Erano arrivate anche le misure cautelari per i genitori della ragazza e per il dirigente del commissariato. Le indagini erano partite dopo un servizio mandato in onda dalla trasmissione televisiva Le Iene il 14 febbraio, in cui la sorella della 13enne denunciava di avere subìto gli stessi abusi e che la famiglia aveva abbandonato completamente la ragazzina nelle mani del prete; la giovane si era rivolta alle forze dell’ordine presentando un esposto contro Michele Barone ma, secondo la ricostruzione, la sua famiglia e il poliziotto fecero pressioni perché lo ritirasse.

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