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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » frate » Violentò un ragazzo, quattro anni all’ex frate. Gli abusi fra il 2014 e il 2017 a Villa Picco di Arona

Violentò un ragazzo, quattro anni all’ex frate. Gli abusi fra il 2014 e il 2017 a Villa Picco di Arona

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Novembre 2019
in Piemonte
Reading Time: 2 mins read
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NOVARA – Violenza sessuale nei confronti di un ragazzino, da poco maggiorenne, frequentatore della comunità di cui il religioso era una delle guide spirituali. Questa l’accusa per cui Giulio Manera, ex frate cappuccino già responsabile della Comunità di Villa Picco ad Arona, è stato condannato dal tribunale a Verbania a 4 anni e 4 mesi di reclusione. È stato giudicato con rito abbreviato, con lo sconto di un terzo della pena. Il giudice Beatrice Alesci ha stabilito anche una provvisionale di 10 mila euro a titolo di risarcimento del danno per la vittima, che sarà liquidato in sede civile, oltre alle pene accessorie quali l’interdizione dai pubblici uffici e da tutti gli istituti che prevedono contatti con i minori.

Fatti gravi quelli contestati al religioso, oggi ridotto allo stato laicale dopo un procedimento partito qualche anno fa in Kenya, dove era stato destinato quando il gruppo dei frati di Villa Picco era uscito in massa dalla propria congregazione. A denunciarlo era stato un giovane della zona; frequentava la comunità di Arona e in lui il religioso aveva subito visto una persona «debole», da far diventare vittima di «attenzioni» particolari. Il frate era andato oltre: il ragazzo, fra il dicembre del 2014 e il giugno del 2017, aveva subito ripetuti abusi, anche rapporti sessuali completi. La vittima, prima che esplodesse lo scandalo, aveva provato a segnalare il problema alla congregazione ma, poiché nulla si era mosso, si era poi rivolta alla magistratura.

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Nel corso delle indagini erano emersi altri due casi, riguardanti ragazzi maggiorenni che avevano dichiarato di aver subito violenze simili: le loro denunce, però, erano state archiviate perché arrivate troppo tardi, al di fuori dei termini previsti dalla legge.

Padre Manera aveva esaurito il suo compito in territorio novarese nel giugno 2016. Da responsabile di Villa Picco aveva aiutato per diverso tempo anche nelle parrocchie di Agrate e Conturbia. Poi, essendo uscito dalla sua comunità per problemi interni, e dovendo scegliere in quale Diocesi incardinarsi, aveva scelto quella africana di Malindi in Kenya, nella missione di Mida dove era già stato nel 2011, come missionario dell’associazione Mischeni na Ukarimu onlus da lui stesso fondata.

Il caso degli abusi venne alla luce proprio quando si trovava in Africa, nell’estate del 2017. Poco dopo è arrivato il congedo per motivi di salute. Infine il procedimento di riduzione allo stato laicale.

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Mercoledì Giulio Manera era nelle aule del tribunale. Difeso dall’avvocato Antonello Riccio di Omegna, oggi vive nella zona della Valsesia. Scontato l’appello. Il giovane vittima di abusi era parte civile con l’avvocato Claudio Carlini di Verbania.

https://www.lastampa.it/novara/2019/11/29/news/violento-un-ragazzo-quattro-anni-all-ex-frate-gli-abusi-fra-il-2014-e-il-2017-a-villa-picco-di-arona-1.38026833

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.